Top 3 – I Parchi di interesse storico artistico in Campania

L’Italia è un immenso museo all’aperto. Il suo enorme patrimonio culturale conta più di 3400 musei, circa 2000 aree e parchi archeologici e 53 siti Unesco.

Si occupa della loro tutela il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, noto con l’acronimo MIBACT. Questo ministero, infatti, è preposto proprio alla tutela e conservazione della cultura, dello spettacolo, del patrimonio artistico e culturale e del paesaggio, e alle politiche inerenti al turismo.

Sono circa 6400 i siti che sono gestiti dal MIBACT. Si tratta di luoghi della cultura, sia pubblici che privati, che comprendono aree e parchi archeologici, monumenti, archivi, biblioteche, teatri, i complessi monumentali e le altre strutture espositive permanenti destinate alla pubblica fruizione.

Di questi siti, 355 sono in Campania: 232 musei, 31 monumenti, 20 aree archeologiche, e altri 72 divisi in 10 tipologie.

 

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In questo excursus ci vogliamo concentrare sui 3 parchi di interesse storico artistico della regione Campania, che spiccano tra gli 11 in tutta Italia.

Parco della Reggia di Caserta

Il Parco della Reggia di Caserta è uno dei parchi più belli d’Europa, protetto dall’Unesco come patrimonio dell’umanità.

Il Parco Reale, progettato da Luigi Vanvitelli (1700-1773) e completato dal figlio Carlo (1739-1821), si ispira ai modelli delle grandi residenze europee del tempo come Versailles o il Palazzo Reale della Granja di San Ildefonso.

L’enorme parco di 120 ettari, che si sviluppa in lunghezza per circa 3 km, è solo una versione ridotta di quello che Luigi Vanvitelli aveva progettato: dopo la sua morte, avvenuta nel 1773, subentrò il figlio Carlo che mostrò al nuovo re Ferdinando IV un nuovo progetto, una versione ridotta del progetto di suo padre. Infatti, le difficoltà economiche e l’esigenza di completare i lavori più rapidamente, costrinsero a ridurre il numero delle fontane nella seconda parte del parco.

Una significativa variazione al progetto iniziale è stata anche la costruzione del giardino voluto dalla regina di Napoli, Maria Carolina, seguendo la moda proveniente dall’Inghilterra, e perciò detto Giardino Inglese.

Tuttavia fu mantenuto invariato l’aspetto generale e, soprattutto, lo spettacolare canale lungo 3,3 km pieno di fontane e piscine terminanti con l’imponente cascata, che evidenzia lo stupefacente effetto cannocchiale creato da Luigi Vanvitelli: un enorme viale completamente dritto che parte da Napoli e termina nella parte superiore della cascata situata nella parte finale del parco della reggia.

Le fontane del parco sono alimentate dall’Acquedotto Carolino, che fu inaugurato nel 1762 da re Ferdinando IV. Quest’opera, che attinge l’acqua a 41 km di distanza, è per la maggior parte costruita in gallerie, che attraversano 6 rilievi, e 3 viadotti.

Il Giardino all’Italiana

Si accede al parco in corrispondenza del centro della facciata posteriore del palazzo, da cui si dipartono due lunghi viali paralleli fra i quali si interpongono una serie di suggestive fontane che, partendo dal limitare settentrionale del giardino all’italiana, collegano a questo il giardino all’inglese:

  • la Fontana Margherita;
  • la Vasca e Fontana dei Delfini;
  • la Vasca e Fontana di Eolo;
  • la Vasca e Fontana di Cerere;
  • Cascatelle e Fontana di Venere e Adone;
  • La fontana di Diana e Atteone, sovrastata dalla Grande Cascata.

Le vasche sono popolate da numerosi pesci, specialmente carpe e carassidi, e vi vegetano piante acquatiche delle specie Myriophyllum spicatum e Potamogeton crispus.

Nell’area del giardino all’italiana, sulla sinistra, si sviluppa il Bosco Vecchio, parte del precedente giardino rinascimentale degli Acquaviva, dove si incontrano la Peschiera e la Castelluccia, luoghi di divertimento e svago per principi e sovrani: la prima era il luogo in cui Ferdinando IV si dilettava con piccole battaglie navali; la seconda, prima che fosse adibita ad abitazione per scampagnate, era il centro delle finte battaglie terrestri.

Il Giardino all’Inglese

L’area del giardino all’inglese, realizzata da John Andrea Graefer, è caratterizzata, invece, dall’apparente disordine “naturale” di piante (molte le essenze rare e, comunque, non autoctone), corsi d’acqua, laghetti, “rovine” secondo la moda nascente derivata dai recenti scavi pompeiani.

Spiccano 3 elementi:

  • il bagno di Venere;
  • il Criptoportico;
  • i ruderi del Tempio dorico.

Il parco è stato utilizzato diverse volte come sfondo per film e serie tv: George Lucas ha girato diverse scene dei primi due episodi di Guerre Stellari; J.J. Abrams vi ha ambientato alcune scene di Mission: Impossibile 3; vi sono state girate alcune scene di Angeli e Demoni.

Il Parco è visitabile tutti i giorni, tranne il martedì, dalle ore 8.30. L’orario di chiusura è variabile, a seconda del periodo dell’anno, dalle 15.30 alle 19.00.

 

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Parco di Capodimonte

Il parco di Capodimonte, già Real parco di Capodimonte, è un parco cittadino di Napoli, ubicato nella zona di Capodimonte, antistante l’omonima reggia.

Ha un’estensione di 134 ettari, con circa 400 entità vegetali classificabili in 108 famiglie e 274 generi. Grazie al suo clima mite e all’attività di rinomati botanici, infatti, sono state impiantate qui molte specie rare ed esotiche tra le quali canfora e camelie provenienti dall’Asia, magnolie e taxodi delle Americhe ed eucalipti australiani.

Esso nasce come riserva di caccia nel 1734, ad opera di Ferdinando Sanfelice, uno dei più grandi architetti del tardobarocco napoletano, che immagina due sezioni distinte per stile e funzione: il giardino vero e proprio nell’area intorno alla Reggia, con ampie aperture panoramiche sul golfo di Napoli, e il bosco per la caccia, disseminato di statue, grotte e costruzioni destinate a usi diversi, come la chiesa, le manifatture e le aziende agricole.

Sanfelice realizza un parco di grande impatto visivo e prospettico, sia classico, dalla visione illuminista, sia scenografico, rifacendosi all’influsso dell’epoca tardo barocca; ci sono inoltre aree panoramiche con vedute su Posillipo, sulla collina di San Martino ed sul Vesuvio; si provvede inoltre al restauro di tutte le strutture presenti nel parco, adibite ad abitazioni, chiese, fabbriche o aziende agricole.

All’interno del suo perimetro si contano sedici architetture tra residenze, casini, fabbriche artigiane, depositi e chiese, oltre a fontane e statue, dispositivi per la caccia, orti e frutteti ed un cimitero, quello dei Cappuccini dell’Eremo.

Attualmente il Real Bosco si compone di quattro aree principali:

  • Giardino Paesaggistico: si tratta dello spianato che circonda la Reggia, che offre ai visitatori lo straordinario panorama del Belvedere, che si apre sulla città e sul golfo di Napoli. All’interno di questo spazio si ritrovano le alte palme delle Canarie, volute dai Savoia tra il 1878 e il 1900, e la fontana, composta da maestose figure e delfini in marmo bianco, realizzata dallo scultore Antonio Belliazzi.
  • Giardino Anglo-Cinese: si tratta di un giardino creato nel 1840 da Friederich Dehnhardt ad imitazione della natura, ricco di armonie di praterie e boschetti con alberi secolari. All’interno si trovano rari esemplari esotici, come il Canforo, il Cedro del Libano e la Melaleuca (detta “albero della carta”).
  • Giardino Tardo Barocco: un giardino ispirato a quello barocco, dall’impianto architettonico e geometrico. Delineato nel 1735-1736 da Antonio Canevari, l’impianto fu ultimato da Ferdinando Fuga verso il 1760-1770. Dall’emiciclo partono cinque viali, che si irradiano a ventaglio nel bosco.
  • Giardino Paesaggistico Pastorale: risalente al 1835 e creato dai botanici Gussone e Dehnhardt che hanno rimodellato il terreno creando finte colline e praterie, macchie a bosco ed alberature isolate, esotiche o autoctone. Un paesaggio pastorale in cui sopravivvono edifici monumentali come l’antica Fabbrica della Porcellana di Capodimonte (1744-1759) e la chiesa di San Gennaro.

Fortemente danneggiato durante la seconda guerra mondiale, tra il 1966 ed il 1967 viene restaurato, in occasione dell’inaugurazione del Museo Nazionale di Capodimonte, e aperto come parco pubblico, seguito da nuovi interventi tra il 1990 ed il 2000

L’ingresso al parco è libero: nei mesi di novembre, dicembre e gennaio apre alle 7.45 e chiude alle 17.00; nei mesi di ottobre, febbraio e marzo chiude un’ora dopo; nei mesi di aprile, maggio, giugno luglio, agosto e settembre chiude alle 19.30.

 

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Parco e Tomba di Virgilio

Il Parco Vergiliano a Piedigrotta (altrimenti detto Parco della tomba di Virgilio), da non confondere con il parco Virgiliano del quartiere Posillipo, è un parco di Napoli, situato in salita della Grotta, nella zona di Piedigrotta, dietro l’omonima chiesa; esso racchiude una parte delle pendici orientali del promontorio di Posillipo, dal nome greco Pausilypon (“pausa del dolore”) dato alla splendida villa romana che sorgeva sulla collina per indicare la pace e la quiete ivi esistenti.

A differenza dell’altro giardino, il Parco Vergiliano di Piedigrotta non viene utilizzato per fare picnic e correre all’aria aperta, ma è un luogo di grande cultura in cui ammirare le tombe di alcuni dei più grandi artisti di sempre, tra cui sicuramente spicca quella di Virgilio.

Il poeta, infatti, ha vissuto a lungo a Napoli e addirittura nel Medioevo si era diffusa la credenza che fosse tra i patroni della città, che gli attribuiva poteri magici e la leggenda dell’uovo che dà il nome a Castel dell’Ovo.

La sua tomba si trova in una posizione sopraelevata, chiamata colombario per le nicchie scavate al suo interno. Sul mausoleo compare il famoso epitaffio con l’iscrizione

“Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope; cecini pascua, rura, duces”

(Mantova mi generò, la Calabria mi rapì, e ora mi tiene Napoli; cantai i pascoli, i campi, i condottieri).

Altra tomba di rilievo, ospitata nel parco dal 1939, è quella di Giacomo Leopardi, morto a Napoli e sepolto inizialmente nella chiesa di San Vitale Martire a Fuorigrotta, oggi scomparsa. A dimostrare la veridicità della tomba, vi si può notare una incisione su pietra con il nome del poeta, firmata da Vittorio Emanuele III.

Nelle sue vicinanze si può, poi, ammirare sia il primo monumento sepolcrale posto nella chiesa, sia la lapide che reca la sanzione da parte di Umberto I della legge, approvata nel 1897, per cui la tomba del poeta era dichiarata monumento nazionale.

Continuando il percorso all’interno del parco, più avanti, sulla destra, si incontra la Crypta Neapolitana, detta anche Grotta di Pozzuoli o di Posillipo: una imponente galleria di epoca romana che collega Mergellina a Fuorigrotta e che, secondo la leggenda, fu costruita dallo stesso Virgilio. In realtà la galleria fu costruita in età augustea da Lucius Cocceius Aucto, architetto di Agrippa ed ammiraglio di Ottaviano.

La crypta è del tipo a colombario con tamburo cilindrico su un basamento quadrangolare, in cui è ricavata la cella funeraria a pianta quadrata con volta a botte, illuminata da feritoie e dotata di dieci nicchie per ospitare le urne cinerarie. Risulta scavata interamente nel tufo, per una lunghezza di 70 metri, una larghezza di 4,50 metri ed una altezza di 5 metri, rischiarata e ventilata da due pozzi di luce obliqui, e da un sistema di illuminazione costituito da lanterne sorrette da funi tese tra pali.

In seguito alle opere di allargamento ed abbassamento del piano stradale, nonché di pavimentazione stradale, la grotta ha perso buona parte della sua antica fisionomia ma, ancora oggi, si possono vedere due nicchie affrescate.

Oggi, ne è visitabile solo un tratto, mentre il resto è in fase di restauro.
L’accesso al Parco Vergiliano è sempre gratuito, con orari che variano a seconda dei mesi: nei mesi invernali è aperto dalle 10.00 alle 14.50; nei mesi estivi dalle 9.00 alle 19.00.

Insomma, 3 luoghi ricchi di storia, cultura e arte. Non vi resta che visitarli!

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Pasquetta in Campania

Come vivere una giornata all’insegna del divertimento e del relax grazie al patrimonio culturale campano.

Cosa fai a Pasquetta?” Lo sappiamo tutti che questa domanda ve la stanno ponendo già da settimane. Eppure, si sa, si arriva sempre all’ultimo minuto per scegliere come trascorrere questa giornata. Il motivo, probabilmente, è anche da ricercarsi nella vastità di opzioni che la nostra regione ci offre.

La Campania, infatti, è ricchissima di luoghi da scoprire ed è, al contempo, la più indicata per trascorrere il Lunedì dell’Angelo, visto il clima mite, tipicamente primaverile.

La Pasquetta è il giorno giusto, insomma, per una gita fuori porta con amici e familiari.

In questo articolo ecco qualche suggerimento di attività all’aperto per chi è a corto di idee.

 

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Gita culturale all’aperto

Una delle mete predilette per la scampagnata di Pasquetta è costituita, sicuramente, dalla Reggia di Caserta.

Il luogo, inserito in un’atmosfera che riporta ad un’altra epoca, costituisce un ottima opportunità per chi vuole unire la visita culturale alla passeggiata nella natura, grazie anche al biglietto unico che consente la visita sia agli appartamenti storici che al parco. E, per chi non ha voglia di fare la fila, si possono acquistare i biglietti anche online, sul sito ufficiale della reggia di Caserta.

  • Orario di apertura degli Appartamenti Storici: 8:30 – 19:30
  • Orario di apertura del Parco: 8:30 – ultimo ingresso- 18:00 -chiusura- 19:00
  • Orario di apertura del Giardino Inglese: 8:30 – ultimo ingresso- 17:00 -chiusura- 18:00

Situazione molto simile a quella della Reggia di Caserta viene offerta anche a Napoli, dove potrete trascorrere una giornata all’interno del Museo e Real Bosco di Capodimonte. Anche in questo caso, infatti, potrete organizzare una giornata all’insegna della cultura, senza, però, rinunciare alla passeggiata all’aperto e senza restare troppo in attesa.

Il sito del Museo di Capodimonte, infatti, offre anch’esso la possibilità di acquistare in anticipo il biglietto. Unica differenza dalla reggia vanvitelliana è l’ingresso gratuito per il parco.

  • Orari di apertura del Museo:
    Primo piano 8:30 – 19:30
    Secondo e terzo piano 9:30 – 17:00
  • Orari di apertura del Parco: 7:00 – 19:30

Non è cosa nuova, dunque, che gli immensi giardini della Reggia di Caserta e di Capodimonte siano sempre meta di scampagnate, ma l’occasione è anche ghiotta per vedere gli altri complessi culturali offerti dalla nostra terra. Uno di questi è costituito dagli scavi di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata, che conservano alcuni dei tesori più importanti dell’intero patrimonio culturale mondiale.

Nello stesso anno, nel 1997, le 3 aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata, infatti, sono state inserite all’interno della lista del patrimonio mondiale dell’Unesco.

Tutti e 3 i siti hanno delle peculiarità che le rendono, seppur simili, estremamente diverse ma che insieme costituiscono una testimonianza completa e vivente della società e della vita quotidiana romana.

  • Orari di apertura delle 3 aree archeologiche: 8:30 – 19:30

 

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Gita nelle oasi naturali:

Per gli appassionati delle gite fuori porta e della natura, invece, potrebbe essere interessante trascorrere una giornata all’interno di una delle 42 Aree Naturali riconosciute presenti in Campania.

Ad esempio la Baia di Ieranto, posizionata tra le acque cristalline dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella, dinanzi ai Faraglioni dell’isola di Capri.

Il bene, donato al FAI nel 1987, è raggiungibile esclusivamente a piedi attraverso un sentiero di media difficoltà di circa 40 minuti che parte da Nerano.

  • La Baia è aperta al pubblico tutti i giorni, dall’alba a un’ora prima del tramonto.
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Per chi, invece, desidera un luogo più facilmente raggiungibile in automobile, si consiglia l’Oasi di Persano.

L’Oasi WWF di Persano si trova all’interno di un Sito d’Importanza Comunitaria tra i comuni di Campagna e Serre, nella provincia di Salerno. L’area, che si estende per circa 110 ettari ed è conosciuta soprattutto per la presenza della lontra, è infatti dotata di una grande area di parcheggio.

  • E’ visitabile tutto l’anno, dalle 10:00 alle 15:00 nei periodi invernali e dalle 9:00 alle 17:00 nei periodi estivi.

Gli appassionati di bird watching, invece, possono recarsi presso l’Oasi lago di Conza, che si trova all’interno di un Sito d’Importanza Comunitaria nel Comune di Conza della Campania, in provincia di Avellino.

Le sue caratteristiche geografiche rendono l’area un punto di ristoro e riposo per gli uccelli durante la rotta migratoria tra Tirreno e Adriatico. All’interno di quest’oasi, infatti, sono state censite oltre 100 specie, tra cui gli aironi.

  • Il sito è aperto tutte le domeniche e i giorni festivi, dalle 9:00 alle 17:00.

 

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Gita vista mare

Pasquetta al mare, invece, più che una tendenza, è una speranza. La speranza che le condizioni climatiche siano favorevoli ai bagni. Non basta solo che ci sia il sole, ma deve anche far caldo.

In questo caso, sono numerose le zone dove poter trovare pace, tranquillità e paesaggi da cartolina.

Per esempio, nella Costiera Sorrentina, le spiagge di Sorrento e Vico Equense sono da sempre le più frequentate durante questa giornata: questo non solo per la bellezza del posto, ma anche perché, oltre a vedere il mare, si può decidere di fare anche una bella passeggiata nei vicoletti, con le soste alle tante botteghe tipiche dove acquistare souvenir e alimenti tradizionali del posto.

Nella Costiera Amalfitana, invece, possiamo immergerci nella struggente bellezza del lungomare di Maiori, passando per Amalfi, fino a giungere a Vietri. Qui, oltre al mare, si può andare alla scoperta delle famose ceramiche del luogo.

Da non dimenticare, poi, ci sono le isole di Procida, Capri, dove potrete percorrere un itinerario naturalistico a piedi, e Ischia.

Passare la Pasquetta a Ischia comporta numerosi vantaggi: si possono trovare spiagge accoglienti e fonti termali, sia a pagamento che gratuite, oppure si può organizzare una visita al famoso Castello Aragonese.

  • Il Castello Aragonese è aperto tutto l’anno, 7 giorni su 7, dalle ore 9 fino al tramonto
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Ora non vi resta che impacchettare la vostra frittata di maccheroni e il vostro casatiello e partire per una giornata all’insegna della cultura campana.

I siti Unesco in Campania

8 meraviglie tutte da scoprire

Il nostro Paese è ricco di meraviglie dal valore culturale, architettonico e naturale inestimabile, tanto che si pone ai primi posti per siti appartenenti al patrimonio mondiale Unesco: sono, infatti, 53 i beni dichiarati patrimonio materiale e 8 quelli appartenenti al patrimonio immateriale.

Il primo sito italiano a ricevere questo riconoscimento è stato il Sito preistorico della Valle Camonica in Lombardia e, da allora, sempre più regioni hanno cercato di promuovere i propri tesori artistici e culturali.

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I primi siti Unesco in Campania sono stati riconosciuti solo a partire dal 1995. Nonostante il ritardo, però, la Campania oggi è tra le regioni italiane a vantare il maggior numero di beni e siti riconosciuti dalla Convenzione, ponendosi al 4 posto con i siti appartenenti esclusivamente al suo territorio.

La lista dei patrimoni materiali dell’Unesco in Campania include 6 luoghi. Molti di essi, però, sono aree molto vaste della regione, che comprendono al loro interno numerosi siti archeologici e, a volte, interi comuni:

– Centro Storico di Napoli
– Costiera Amalfitana
– Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata
– Il Palazzo Reale del XVIII secolo di Caserta con il Parco, l’Acquedotto Vanvitelliano e il Complesso di San Leucio
– Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano con i Siti archeologici di Paestum e Velia e la Certosa di Padula
– I Longobardi in Italia. I luoghi del potere

A questi 6 siti, si aggiungono 2 beni immateriali presenti all’interno della lista:

– Le Macchine dei Santi
– L’arte dei pizzaiuoli napoletani

L’itinerario che vi proponiamo oggi è alla scoperta di queste bellezze naturali, delle testimonianze archeologiche, delle ricchezze storico-artistiche e dei prodotti tipici locali, che conferiscono alla nostra regione un valore inestimabile.

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Centro storico di Napoli

Il centro storico di Napoli, diviso in due dalla celebre strada Spaccanapoli, rappresenta il nucleo più antico della città fondata nel VI secolo a.C. con il nome di Neapolis.

Culla delle correnti artistiche di ogni epoca, da quella greco – romana a quella bizantina, da quella normanna a quella rinascimentale, fino alle opere contemporanee, essa risulta la più vasta area antica d’Europa: occupa 17 Km quadrati, cioè circa il 14,5% dell’intera superficie urbana.

L’area accoglie al suo interno numerosi quartieri: Avvocata, Montecalvario, San Giuseppe, Porto, Pendino, Mercato, Stella, San Carlo all’Arena, Chiaia, San Ferdinando, San Lorenzo, Vicarìa e parte delle colline del Vomero e Posillipo.

Dichiarato patrimonio dell’Umanità Unesco nel 1995, il centro storico di Napoli fu il primo bene in Campania ad essere inserito nella lista dei beni da tutelare.

Tra le motivazioni e i criteri si fa riferimento al valore universale e senza uguali della ricchezza del tessuto urbano, degli edifici e delle strade che conservano e testimoniano una storia millenaria ricca di eventi, che ha visto succedersi ed incrociarsi popoli e culture provenienti da tutta Europa.

Napoli, infatti, è una città molto antica, che racchiude 27 secoli di storia, sviluppatasi secondo un percorso storico che l’ha esposta a numerose influenze culturali, che hanno lasciato il segno nella struttura urbanistica e architettonica della città.

Il centro storico, in particolare, mostra ancora oggi lo schema urbano dell’antica Neapolis, che costituisce il modulo fondante del tessuto attuale del centro storico della città.

Al suo interno si possono trovare un numero particolarmente elevato di risorse culturali e artistiche: obelischi, monasteri, chiostri, musei, catacombe, statue, monumenti, palazzi storici, le vie del presepe e numerosi scavi archeologici, sia all’aperto che sotterranei.

Napoli, infatti, si caratterizza per il suo sviluppo in “altezza”: il fatto che la città poggi su di un terreno tufaceo ha favorito pratiche di sopraelevazione di edifici preesistenti, attingendo il materiale dalle cave sotterranee già utilizzate sin dal primo nascere della città.

Pochi resti possiamo vedere ancora oggi della città Greca delle origini, tra cui i resti delle mura difensive e alcuni elementi in via Mezzocannone. Sono più numerose, invece, le testimonianze dell’epoca Romana: si possono ancora vedere i resti del teatro antico, delle catacombe e vari reperti, alcuni visibili nei Musei mentre altri visibili all’interno delle zone archeologiche della città, tra cui l’area di San Lorenzo Maggiore.

Dell’epoca Svevo – Normanna, invece, l’edificio più celebre è sicuramente il Castel dell’Ovo. Costruito nel I secolo a.C. sull’isolotto di Megaride come villa di Lucio Licinio Lucullo, il sito cambiò diverse volte funzione e aspetto nel corso dei secoli, fino all’arrivo di Ruggiero il Normanno che, conquistando Napoli nel XII secolo, fece del sito la sede del proprio Castello.

A causa di diversi eventi che hanno in parte distrutto l’originario aspetto normanno e grazie ai successivi lavori di ricostruzione avvenuti durante il periodo angioino ed aragonese, la linea architettonica del castello mutò drasticamente fino a giungere allo stato in cui si presenta oggi.

Il Castello, annesso oggi allo storico rione di Santa Lucia, è oggi visitabile; al suo interno si svolgono mostre, convegni e manifestazioni mentre alla sua base esterna sorge il porticciolo turistico del Borgo Marinari, animato da bar e ristoranti e sede di numerosi circoli nautici.

Al periodo successivo di dominazione Angioina risalgono, invece, gli altri due castelli simbolo della città: Castel Nuovo, anche conosciuto come Maschio Angioino, e Castel Capuano.

Periodo di fortificazioni difensive fu anche quello Aragonese, epoca a cui risale il Palazzo Reale che, insieme alla Basilica di San Francesco di Paola, incornicia Piazza del Plebiscito. L’edificio oggi è sede di una delle più grandi biblioteche d’Italia, la Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III.

E’ al XIX secolo, però, che risale la grande riorganizzazione degli spazi e della planimetria cittadina, che rese Napoli la metropoli che possiamo vedere oggi. Una città che riesce a fondere antico e moderno come nessun’altra.

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Costiera Amalfitana

Due anni dopo l’iscrizione alla lista Unesco del primo sito in Campania, arriva il riconoscimento anche per un altro grande centro urbano: la Costiera Amalfitana.

Essa si trova lungo la costa tirrenica dell’Italia meridionale e si estende per circa 11.000 ettari tra il golfo di Napoli e il golfo di Salerno.

Prende il nome dalla città di Amalfi, nucleo centrale della Costiera non solo geograficamente ma anche storicamente e comprende ben 13 comuni della provincia di Salerno: Amalfi, Atrani, Cetara, Conca dei Marini, Furore, Maiori, Minori, Positano, Praiano, Ravello, Scala, Tramonti, Vietri sul Mare.

I suoi paesaggi mediterranei dal grandissimo valore culturale e naturale l’hanno resa, specialmente a partire dagli anni ’50, una delle mete predilette dall’élite mondiale: la first lady Jacqueline Kennedy, il re Vittorio Emanuele III di Savoia, l’imprenditore Gianni Agnelli, le attrici Grace Kelly, Greta Garbo e Sophia Loren, nonché il ballerino Rudolf Nureyev hanno tutti scelto la Costa d’Amalfi per i loro soggiorni.

Sebbene i comuni costieri siano diversi l’uno dall’altro, ognuno con le sue tradizioni e le sue peculiarità, sono tutti caratterizzati dalla presenza di numerose testimonianze storico – artistiche che ne rappresentano l’identità delle origini: dalle ville romane di Minori e Positano all’architettura medievale, dalle torri costiere alle cattedrali romaniche, dai preziosi manufatti dell’oreficeria alle meraviglie naturalistiche.

A questo si aggiungono i numerosi prodotti tipici, come il Limone Costa d’Amalfi e le Alici di Cetara.

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Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata

Nello stesso anno, nel 1997, anche le aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata sono state inserite all’interno della lista del patrimonio mondiale dell’Unesco.

La motivazione è da ricercare nella unicità di questi luoghi: essi costituiscono una testimonianza completa e vivente della società e della vita quotidiana romana, e non trovano equivalente in nessuna parte del mondo.

Come è noto, le 3 città furono sepolte dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., facendo di esse dei resti archeologici, progressivamente portati alla luce e resi accessibili al pubblico a partire dalla metà del secolo XVIII.

Tutte e 3 le aree hanno delle peculiarità che le rendono, seppur simili, estremamente diverse: la vasta estensione della città commerciale di Pompei sicuramente contrasta con i resti, più ridotti ma meglio conservati, della città di Ercolano; gli splendidi affreschi di Torre Annunziata, ben conservati, invece, mostrano lo stile di vita di cui godevano i ceti più facoltosi dell’impero.

Pompei

Pompei sicuramente è l’unica delle 3 città ad essere in grado di fornire un quadro completo dell’antica città romana. Nonostante, infatti, fosse una città di villeggiatura del popolo romano, essa custodisce al suo interno una serie di edifici domestici, allineati lungo strade ben pavimentate, tra cui spiccano senz’altro la Casa del Chirurgo, la Casa del Fauno e dei Casti Amanti.

La piazza principale, invece, è affiancata da numerosi edifici pubblici imponenti, come il Capitolium, la Basilica e i templi. Al suo interno troviamo, ancora, i bagni pubblici, due teatri ed un anfiteatro.

Sicuramente l’edificio più importante è la Villa dei Misteri: un’enorme edificio che prende il nome dai suoi splendidi affreschi, raffiguranti i riti di iniziazione (i misteri, appunto) del culto di Dioniso. La villa, costruita nel II secolo a.C. ebbe il suo periodo di massimo splendore durante l’età augustea, quando fu notevolmente ampliata ed abbellita, ma cadde in rovina in seguito al terremoto del 62 d.C. Fu trasformata, infatti, in villa rustica con l’aggiunta di numerosi ambienti ed attrezzi agricoli, come i torchi per la spremitura dell’uva.

Ercolano

Di Ercolano, il cui nome deriva dalla leggendaria fondazione della città da parte di Ercole, sappiamo molto meno a causa della profondità a cui è stata sepolta. Tuttavia, i pochi edifici portati alla luce risultano meglio conservati di quelli della città vicina: i Bagni, il Collegio dei Sacerdoti di Augusto e il teatro sono quasi intatti.

Si conservano, inoltre, la casa del Bicentenario e la Casa dei Cervi, che hanno ampi cortili e una ricca decorazione, e diverse botteghe commerciali, in cui sono stati ritrovati diversi orci e giare, utilizzati per il trasporto delle derrate alimentari.

Infine, uno degli edifici più noti è la Villa dei Papiri, così chiamata per la presenza al suo interno di una biblioteca con oltre 1800 papiri.

La villa, appartenuta con ogni probabilità a Lucio Calpurnio Pisone Cesonino, suocero di Giulio Cesare, è una costruzione opulenta: costruita a strapiombo sul mare, ha una lunghezza di oltre duecentocinquanta metri e si innalza su 3 livelli. Il suo ingresso, che affacciava direttamente sul mare, è preceduto da un portico con colonne, simile a quello della Villa dei Misteri a Pompei. Progettata con una serie di cunicoli nel XVIII secolo, solo una piccola parte oggi risulta accessibile.

Torre Annunziata

Gli scavi di Oplontis si trovano al centro della moderna città di Torre Annunziata e costituiscono un centro decisamente più piccolo delle vicine Ercolano e Pompei, di cui, probabilmente, costituiva un quartiere suburbano residenziale.

Il suo nome, sulle cui origini ci sono ancora molti dubbi, è attestato nella Tabula Peutingeriana, una copia medievale di una antica mappa relativa alle strade dell’epoca romana: in questa mappa si indicavano con questo nome alcune strutture posizionate proprio tra Pompei ed Ercolano.

Essa costituiva un rinomato luogo di villeggiatura, con saline e complessi termali. Al suo interno si trovano numerose ville importanti, di cui l’unica visitabile è la Villa di Poppea, attribuita a Poppea Sabina, seconda moglie dell’imperatore Nerone.

Costruita nel I secolo a.C., l’architettura dell’abitazione conserva i caratteri fondamentali della tradizione romana: la sua pianta risulta molto complessa e viene generalmente divisa in 4 aree, anche se ancora oggi non è stata redatta con certezza in quanto non esplorata totalmente.

Al suo interno si trovano pitture e affreschi in ottimo stato di conservazione che rappresentano animali, tra i quali magnifici pavoni, maschere teatrali e nature morte.

 

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Il Palazzo Reale del XVIII secolo di Caserta con il Parco, l’Acquedotto Vanvitelliano e il Complesso di San Leucio

Ancora nel 1997, ad un terzo sito campano fu assegnato il riconoscimento Unesco: il complesso monumentale di Caserta. Esso fu scelto in quanto rappresentante del capolavoro del genio creativo dell’architetto Luigi Vanvitelli, al quale il re Caro di Borbone aveva affidato, nel 1750, la realizzazione di quella che doveva essere la nuova capitale del Regno di Napoli, al cui centro sorgeva la reggia.

Il sito è composto dal sontuoso Palazzo con il parco, i giardini, una zona boscosa, l’Acquedotto Carolino e il complesso industriale di San Leucio, destinato alla produzione di tessuti in seta.

Il complesso reale, fulcro dell’intera composizione, si ispira ai modelli delle grandi residenze europee del tempo come Versailles o il Palazzo Reale della Granja di San Ildefonso. Dal punto di vista architettonico, la reggia è un’opera che ha fortemente influenzato lo sviluppo urbanistico delle aree limitrofe, ponendosi come mirabile esempio della sintesi tra tradizione barocca e nuovi influssi neoclassici.

L’enorme parco di 120 ettari, che si sviluppa in lunghezza per circa 3 km, è solo una versione ridotta di quello che Luigi Vanvitelli aveva progettato: dopo la sua morte, avvenuta nel 1773, subentrò il figlio Carlo che mostrò al nuovo re Ferdinando IV un nuovo progetto, una versione ridotta del progetto di suo padre. Infatti, le difficoltà economiche e l’esigenza di completare i lavori più rapidamente, costrinsero a ridurre il numero delle fontane nella seconda parte del parco.

Le fontane del parco sono alimentate dall’Acquedotto Carolino, che fu inaugurato nel 1762 da re Ferdinando IV. Quest’opera, che attinge l’acqua a 41 km di distanza, è per la maggior parte costruita in gallerie, che attraversano 6 rilievi, e 3 viadotti.

Esso costituisce una vera e propria infrastruttura a servizio non solo del palazzo e dei giardini ma anche delle ferriere, dei mulini, delle industrie manifatturiere disposte lungo il percorso e, infine, del complesso di San Leucio.

La colonia di San Leucio rappresenta una tappa fondamentale della cultura illuministica settecentesca e, soprattutto, dello sviluppo industriale e tecnologico del territorio campano. Essa si sviluppa intorno al palazzo nobiliare, costruito dai principi Acquaviva nel XVI secolo e acquistato da Carlo di Borbone con l’obiettivo di ottenere una “bella vista”, da cui il nome di “Belvedere di San Leucio”.

L’antico Casino del Belvedere fu trasformato dai Borbone in luogo di “Reali Delizie”, cioè di svago e divertimento ma anche di caccia e sviluppo agricolo.

Con l’arrivo di re Ferdinando IV di Borbone, il palazzo venne ristrutturato: la grande sala delle feste fu trasformata in chiesa parrocchiale, dedicata a San Ferdinando Re; in seguito, il re affidò all’architetto Francesco Collecini il compito di ampliare tutto l’edificio, destinato ad ospitare un opificio serico.

L’antico Casino divenne così il corpo centrale di un grande edificio rettangolare con cortile interno comprendente, oltre agli appartamenti reali, e abitazioni per i maestri e direttori della fabbrica, una scuola, una sala per la filanda, un incannatoio, un filatoio e altri locali per la manifattura.

L’obiettivo del re era quello di dar vita ad una comunità autonoma di lavoratori (chiamata Ferdinandopoli), a cui venivano garantite case, scuole, l’assistenza medica e tutti i servizi, simbolo di un modello di società basato sui valori del lavoro e dell’uguaglianza.

Gli edifici (che sono ancora oggi abitati) furono progettati secondo le regole urbanistiche dell’epoca e fin dall’inizio furono dotati di acqua corrente e servizi igienici.

Il Belvedere di San Leucio è oggi sede del Museo della Seta, all’interno del quale si possono ammirare alcuni antichi telai e macchinari originali per la filatura della seta.

Vi aspetto la prossima settimana per la seconda parte di questo itinerario sui siti Unesco in Campania.

 

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Tutte le curiosità più interessanti sulle aree naturali della Campania

La settimana scorsa vi abbiamo presentato i Parchi e le Oasi in Campania. Questa settimana vogliamo dedicarci agli amanti del mare, raccontandovi le curiosità che riguardano il nostro splendido territorio.

LE RISERVE MARINE

Punta Licosa è parte della Riserva Marina di Castellabate, da Punta dell’Ogliastro alla Baia del Sambuco. L’isoletta è sotto tutela biologica marina e rappresenta uno dei primi esempi di parco marino in Italia, essendo stato istituito nel 1972.

Il suo nome deriva da una leggenda che racconta della trasformazione della sirena Leucosia che, dopo essersi gettata dalla rupe per un amore non corrisposto, si tramutò in scoglio.

Punta Licosa rappresenta un vero e proprio tesoro sia per la sua fascia costiera che per la riserva marina: spiagge, fondali ed insenature che si fondono in una naturale armonia. L’accesso a Punta Licosa è possibile attraverso due strade poste nelle frazioni di Ogliastro Marina e San Marco di Castellabate. Tuttavia, essa è raggiungibile solo a piedi o in bici e dona ai suoi esploratori panorami incredibili.

I PARCHI SOMMERSI

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Il Parco Archeologico Sommerso di Baia è stato istituito il 7 agosto 2002 e si estende lungo il litorale di Bacoli e Pozzuoli.

Alcune delle strutture sommerse al momento sono insabbiate ma sono già state studiate, altre sono state individuate solo tramite foto aeree. Tra i principali edifici sommersi, quelli visibili sono: il ninfeo imperiale di Punta Epitaffio, la villa dei Pisoni, la villa “a protiro”, così chiamata per la presenza di un portico all’ingresso. Inoltre, è possibile vedere i resti di un settore dello spazio urbano, in particolare alcune tabernae, i resti di un complesso termale e una peschiera a pianta semicircolare all’estremità meridionale dell’insenatura. Del Portus Julius, invece, è stata esplorata solo un’area campione.

Gli arredi scultorei di questi complessi edilizi, restituiti grazie agli scavi subacquei effettuati nel secolo scorso, sono attualmente esposti nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei, a Baia. Lo straordinario valore di tali siti è dato non solo dal notevole stato di conservazione dei reperti archeologici, ma anche dal loro valore storico archeologico oggettivo. Inoltre, la presenza di particolari ecosistemi sommersi rendono questi luoghi degli ambienti di valore naturalistico rilevante, quasi come una piccola Atlantide romana.

L’area è sempre aperta ma la visita si può effettuare solo previa prenotazione al centro visite AMP (Area Marina Protetta) Baia.

Il Parco Sommerso di Gaiola è stato istituito il 7 agosto 2002 e prende il nome dai due isolotti che sorgono a pochi metri di distanza dalla costa di Posillipo, nella parte nord occidentale del Golfo di Napoli. Con una superficie di appena 41,6 ettari, il Parco si estende dal Borgo di Marechiaro fino alla Baia di Trentaremi, racchiudendo verso il largo parte del grande banco roccioso della Cavallara.

Il Parco Sommerso di Gaiola deve la sua particolarità alla fusione tra aspetti vulcanologici, biologici e storico-archeologici. Infatti, rappresenta un importante sito di ricerca, formazione, divulgazione scientifica ed educazione ambientale per la riscoperta e valorizzazione del patrimonio naturalistico e culturale del Golfo di Napoli.

Nell’ambito delle attività finalizzate alla valorizzazione e divulgazione scientifica delle risorse naturalistiche e storico-archeologiche dell’Area Marina Protetta, vengono proposti diversi itinerari di visite guidate in compagnia degli esperti del Parco, per riscoprire le meraviglie di questa costa attraverso differenti punti di vista.

LE AREE MARINE

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L’Area Marina Protetta Punta Campanella è una riserva marina istituita nel 1997. È situata nella parte settentrionale del Golfo Di Salerno e si estende su una superficie a mare pari ad oltre 1500 ettari, tra il comune di Massa Lubrense e il comune di Positano.

Punta Campanella è un territorio affascinante e misterioso in cui storia e leggenda si fondono: secondo l’Odissea, fu il luogo in cui Ulisse incontrò le Sirene ammaliatrici; ma questo è anche il luogo in cui i Greci innalzarono un tempio alla dea Atena, poi convertito dai Romani al culto della dea Minerva.

Tuttavia,  il nome deriva dalla campana che fu costruita in cima alla torre, risalente al 1300, allo scopo di avvistare e lanciare l’allarme in caso di incursioni dei Saraceni che arrivavano dal mare. La “Campanella”, infatti,  suonava in caso di allarme propagando il segnale alle altre torri posizionate lungo la costa.

Sul pianoro di Punta Campanella si trova una fenditura nella roccia da dove parte una scalinata che porta fino ad una scogliera collegata ad una serie grotte sul livello del mare. Qui attraccavano le navi cariche di libagioni da offrire alla dea Minerva.

Alzando lo sguardo lungo il costone roccioso, si può anche scorgere una scritta in Osco incisa sulla pietra che indicava il punto di approdo per il Santuario della Dea Minerva.

L’Area Marina Protetta Regno di Nettuno  è stata istituita il 27 dicembre 2007 e si estende su una superficie a mare di 11 mila ettari, comprendendo il tratto marino che circonda l’arcipelago Flegreo, formato dalle isole di Ischia, Procida e Vivara. Le tre isole fanno parte di un grande complesso vulcanico tuttora attivo; tale vitalità è testimoniata dalla presenza di numerose fonti termali.

In tutte le zone non sono consentite attività che possono creare turbamento delle specie vegetali e animali, così come è vietata qualunque attività di cattura, raccolta e danneggiamento di reperti archeologici e di formazioni geologiche.

Il Regno di Nettuno deve la sua incredibile ricchezza anche alla sua particolare posizione su di un importante confine che divide l’area settentrionale del mediterraneo da quella meridionale. Tale fenomeno fa sì che vi sia la compresenza di tutte le specie presenti nel Mediterraneo, caratteristica che convinse Anton Dohrn, studioso tedesco amico di Charles Darwin, a stabilire tra Napoli ed Ischia i suoi studi ed a costruire il primo istituto di biologia marina al mondo, nel 1872, tuttora uno dei più prestigiosi.

L’Area Marina Protetta Santa Maria di Castellabate è un sito di importanza comunitaria, istituito nel 2009, con una superficie a mare di oltre 7.000 ettari ai quali si sommano 2 ettari di costa compresi tra la punta di Ogliastro e la baia del Sauco (confine nord con il comune di Agropoli), nel comune di Castellabate.

L’area comprende una zona incontaminata in corrispondenza del promontorio del Tresino e quello di Licosa, ed è situata nelle zone di tutela del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Le acque intorno al Tresino e Punta Licosa rappresentano una risorsa naturalistica di inestimabile valore, fonte di biodiversità. Infatti, sono presenti alcune specie animali e vegetali uniche al mondo e perciò soggette a particolari forme di tutela.

Tutto il litorale è ricchissimo di reperti archeologici: una vera e propria città sottomarina è stata scoperta recentemente di fronte a San Marco di Castellabate, con resti di un antico molo romano.

L’Area Marina Protetta Costa degli Infreschi è situata nel tratto di mare che si trova tra Punta dello Zancale, nel territorio comunale di Camerota, e Punta Spinosa, nel Comune di San Giovanni a Piro ed è compresa all’interno del  Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Essa occupa una superficie di mare di 2.332 ettari e si estende in corrispondenza di un tratto di costa lungo poco meno di 14 chilometri.

La costa offre uno spettacolare paesaggio di particolare pregio sotto il profilo naturalistico caratterizzato da un grado di eterogeneità ambientale unico, tanto da essere inserita in un Sito di Interesse Comunitario sottoposto a protezione speciale.

La bellezza di questi luoghi ha ispirato varie leggende: si racconta che nel XIII secolo una coppia di giovani sposi in contrasto con le famiglie per la loro relazione, avesse trascorso la luna di miele in una grotta oggi conosciuta come la “Grotta degli Innamorati”. Un’altra storia racconta di alcuni crociati diretti a Gerusalemme, che fecero scalo nel porto degli Infreschi dove si trovarono così bene da non voler più ripartire e che addirittura fu necessario l’intervento divino dei santi che li convinsero a riprendere il cammino verso la Terra Santa. La storia si conclude con la partenza dei crociati dalla baia e con il loro pentimento eterno per averla lasciata.

LE RISERVE NATURALI

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La Riserva Naturale Foce Volturno – Costa di Licola – Lago Falciano si estende al margine della Piana del Volturno, lungo la fascia litoranea nota come “Litorale Domizio”, tra le Provincie di Napoli e Caserta, sviluppandosi sul territorio dei Comuni di Giugliano in Campania, Castel Voltuno, Villa Literno, Mondragone e Falciano del Massico.

Istituita a partire dal 1993, la riserva occupa una superficie di 1.540 ettari e ha accorpato diversi territori e riserve con l’obiettivo di garantire in forma coordinata la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale.

È possibile distinguere diversi tipi di territori e habitat:

  • Il Lago di Patria
  • L’Oasi dei Variconi alla foce del Volturno
  • Le pinete di Castelvolturno e di Patria
  • La zona umida delle Soglitelle
  • La zona costiera di Licola

La Riserva Naturale Statale Isola di Vivara ha una superficie di ettari a terra pari a 35,63 e si presenta con una forma a mezzaluna. L’isola rappresenta il margine occidentale di un cratere vulcanico originatosi circa cinquantamila anni fa, oggi sommerso.

In origine era collegata a Procida, a una falesia oggi scomparsa e sostituita da un ponte lungo 362 metri che per anni ha segnato la linea di confine tra le due isole.  La Riserva è attualmente disabitata ed il suo litorale è compreso nell’Area marina protetta Regno di Nettuno.

L’origine del nome Vivara, di cui è attestata anche la forma Bivaro, è stata ed è tuttora oggetto di discussione: alcuni linguisti preferiscono riprendere la desueta denominazione Vivaro. La tesi più accreditata vorrebbe che il toponimo derivi dal latino vivarium, cioè «luogo in cui vivono animali»; ma esiste un’ulteriore ipotesi che vede l’origine del nome in una distorsione di quello del primo proprietario dell’isola, Giovanni Guevara, , duca di Bovino. Si è perfino osservato che, secondo una derivazione celtico-sassone, il termine significherebbe castoro, e che a Vivara fosse un tempo diffusa l’arvicola acquatica europea (Arvicola amphibius), roditore vagamente simile al castoro.

Vivara è caratterizzata dalla presenza di macchia mediterranea, da ruderi risalenti al 1600 e da un belvedere che consente di vedere Capri, Ischia, Procida e, sullo sfondo, Napoli con il Vesuvio. L’isola è tornata a essere fruibile l’anno scorso, dopo circa sedici anni. Nel 2002, infatti, l’isolotto era stato chiuso al pubblico, pur essendo una riserva di stato.

Le Riserve Naturali Foce Sele – Tanagro e Monti Eremita-Marzano istituite dalla Regione Campania nel 1993, si estendono per quasi diecimila ettari lungo la fascia litoranea che fiancheggia la foce del fiume Sele, sulle sponde dei fiumi Sele, Tanagro, Calore e sul massiccio dei monti Eremita e Marzano.

L’area naturale protetta interessa trentanove comuni, nelle province di Avellino e Salerno, e ben cinque comunità montane.

Si tratta di un territorio caratterizzato da qualità ambientale elevata, riconosciuta a livello europeo, come testimonia la presenza al suo interno di alcuni siti di importanza comunitaria: quello della fascia costiera nei comuni di Capaccio ed Eboli, quello alla confluenza dei fiumi Sele e Tanagro, quello dell’alto Calore Salernitano e quello del Monte Eremita.

Nel suo territorio è presente l’oasi naturalistica di Persano, una zona umida di interesse internazionale che ospita numerose e rarissime specie vegetali e animali e le sorgenti termali, note fin dall’epoca romana.

Le riserve danno la possibilità di scegliere tra 8 diversi sentieri che esplorano il territorio nei suoi vari e affascinanti aspetti.

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La Riserva Naturale Forestale di Protezione e Biogenetica Tirone Alto Vesuvio istituita a salvaguardia della cinta craterica del Vesuvio, occupa una superficie di 1.005 ettari lungo le pendici del vulcano, nei comuni di Boscotrecase, Ottaviano, Terzigno, Trecase e Torre del Greco.

La Riserva Naturale Tirone-Alto Vesuvio si trova lungo le pendici meridionali del Vesuvio e rientra in uno dei sentieri proposti dall’Ente gestore del Parco Nazionale del Vesuvio. La zona è rivestita da grandi pini che si alternano a tratti di macchia mediterranea.

La Riserva Naturale Orientata Cratere degli Astroni si trova all’interno di un Sito d’Importanza Comunitaria, nei Comuni di Pozzuoli e Napoli, ed è una Zona di protezione Speciale.

Il Cratere degli Astroni è un vulcano spento che fa parte del più complesso cratere di Agnano, inserito nella area vulcanica dei Campi Flegrei. Di questi è il più giovane dei crateri, con i suoi 3600 anni e si estende per 247 ettari. Il fondo del Cratere degli Astroni presenta alcuni rilievi tra i quali il Colle dell’Imperatore e il Colle della Rotondella che si sono formati in seguito all’attività eruttiva. Nel punto più basso del cratere si trovano tre laghetti, Lago Grande, Cofaniello Piccolo e Cofaniello Grande, con vegetazione tipica delle zone lacustri.

La Riserva naturale Cratere degli Astroni offre ai visitatori un vasto numero di sentieri. Ognuno di essi ha una sua peculiarità (botanica, zoologica, geologica) ma si intreccia e si completa con gli altri aspetti. Per le caratteristiche di grande naturalità o per motivi di ricerca e conservazione, alcuni itinerari possono essere chiusi in alcuni periodi dell’anno, pertanto la percorribilità di ciascun sentiero deve essere verificata in anticipo contattando l’Oasi.

Sempre attenti alla didattica e all’educazione ambientale dei più piccoli, quest’anno, dall’11 giugno al 27 luglio, il Cratere degli Astroni apre le porte ai ragazzi tra i 6 e i 15 anni per trascorrere con loro una settimana all’insegna della natura, con due proposte:

  • Jurassic Camp, il campo avventura rivolto ai piú piccoli e tutto dedicato alla scoperta dei rettili piú amati dai bambini;
  • Una settimana da ranger, il campo avventura rivolto ai più grandi e dedicato alla gestione della Riserva attraverso la collaborazione con i guardiaoasi.

La Riserva Naturale Orientata e Biogenetica Valle delle Ferriere è stata istituita nel 1972 ed è inserita tra le 41 biogenetiche italiane censite dal Consiglio d’Europa ed attualmente di proprietà del Ministero delle Risorse Agricole Alimentari e Forestali. La riserva, che si estende su una superficie di circa 455 ettari, è situata nel versante amalfitano della penisola sorrentina in un’ampia valle tra i monti di Scala e il vallone Grevone, al confine tra Amalfi e Agerola.

Questa valle, una volta sede dei corpi di fabbrica (detti anche Ferriere) che servivano per la lavorazione artigianale della famosa carta di Amalfi, esposta a sud e protetta dai venti freddi, costituisce un ecosistema tipico delle zone subtropicali, riproducendo un ambiente naturale caratterizzato da elevata piovosità ed assenza di escursioni termiche.

La principale caratteristica che ha consentito alla Valle delle Ferriere il riconoscimento di Riserva Naturale Orientata è rappresentata dalla presenza di specie rare di felci, quali la Lingua cervina e la Woodwardia Radicans risalente ad epoche antichissime, che crescono e sopravvivono solo in questo ambiente.

Nella riserva l’accesso è consentito, previa autorizzazione del Corpo Forestale dello Stato, solo per motivi di studio, per fini educativi, per escursioni naturalistiche, per compiti amministrativi e di vigilanza, restando vietata qualsiasi altra attività.

LE AREE NATURALI

Chiudiamo la nostra carrellata con la Baia di Ieranto, di cui vi abbiamo raccontato la storia in un precedente articolo.

Si conclude così il nostro lungo viaggio tra la natura incontaminata e gli straordinari paesaggi che rendono il nostro territorio unico. Un patrimonio di inestimabile valore che bisogna tutelare e valorizzare ma prima di tutto conoscere!
Speriamo che le nostre storie vi abbiano ispirato. Buona esplorazione dal Team di Hetor!

Tutte le curiosità più interessanti sulle aree naturali della Campania

Con l’arrivo dell’estate si risveglia anche la voglia di passeggiare all’aria aperta. Sapevate che in Campania ci sono all’incirca 40 aree naturali?

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La Campania offre un panorama naturalistico decisamente variegato, accontentando sia gli amanti del mare che della montagna. Cominciamo il nostro excursus proprio pensando a questi ultimi, presentandovi i 12 Parchi presenti su tutto il territorio.

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I PARCHI

Vi abbiamo già presentato due parchi regionali negli articoli precedenti, il Parco Regionale del Matese e il Parco Regionale di Roccamonfina – Foce Garigliano; di seguito vogliamo darvi una panoramica degli altri, raccontandovi le notizie più interessanti che li riguardano.

Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni è stato istituito nel 1991; dal 1997 è Riserva della biosfera mentre l’anno successivo è entrato a far parte del Patrimonio dell’umanità dell’Unesco (con i siti archeologici di Paestum e Velia e la Certosa di Padula), e dal 2010 è il primo parco nazionale italiano a diventare Geoparco. L’area naturale protetta corrisponde a circa 36 000 ettari e comprende, in tutto o in parte, i territori di 8 comunità montane e 80 comuni.

Quest’anno l’Ente Parco, in collaborazione con l’associazione “Assaggiatori Associati” e con il contributo e la partecipazione dei Comuni del Parco, ha indetto la prima edizione del premio nazionale Primula Olei 2018 riservato agli oli extravergini d’oliva prodotti nelle Aree Protette Italiane che si terrà con cadenza annuale nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.

Il Parco Nazionale del Vesuvio è stato istituito il 5 giugno 1995 per il grande interesse geologico, biologico e storico che il suo territorio rappresenta e si sviluppa intorno al complesso vulcanico Somma-Vesuvio, il complesso vulcanico ancora attivo più importante dell’Europa continentale.

Nel Parco è possibile fare delle escursioni e attualmente i visitatori possono scegliere tra 9 diversi sentieri che mostrano il territorio da diversi punti di vista in base alle preferenze dei visitatori.

Il Parco nasce dall’esigenza di valorizzare e difendere il Vesuvio. Esso rappresenta il tipico esempio di vulcano a recinto, costituito da un cono esterno tronco, il Monte Somma, (spento e con una cinta craterica in buona parte demolita) entro il quale si trova un cono più piccolo (che rappresenta il Vesuvio, ancora attivo). Il territorio, ricco di bellezze storiche e naturalistiche, vanta una produzione agricola unica per varietà e originalità di sapori.

La bellezza e l’unicità di questo territorio hanno, infatti, ispirato il fumettista statunitense Carl Barks che ha creato il personaggio Disney della strega Amelia, immaginandola come una ragazza dal forte accento locale che vive alle pendici del Vesuvio ammaliando chiunque si trovi al suo cospetto.

Il Parco Regionale dei Monti Picentini è un’area naturale protetta che si sviluppa su di una zona calcareo-dolomitica fra le provincie di Salerno e Avellino. L’area si estende su una superficie di 65.000 ettari e comprende la più vasta distesa forestale e il più ricco serbatoio di acqua potabile del Sud Italia.

La forte presenza di erbe spontanee della macchia mediterranea, continuamente alimentate da innumerevoli sorgenti, permettono l’allevamento brado di animali, quali vacche podoliche, capre, maiali e animali da cortile, che costituiscono il presupposto di una eccezionale risorsa di carne, salumi e di formaggi di qualità pregiata. Questi prodotti, affiancati da castagne, nocciole, tartufi e funghi impiegati nella preparazione dei piatti locali, rendono il territorio dei Picentini una zona estremamente interessante e ricca dal punto di vista gastronomico.

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Il Parco Regionale Monti Lattari , cerniera tra i due versanti della Penisola sorrentino-amalfitana, è stato istituito il 13 novembre del 2003 ed è gestito dall’Ente Parco Regionale dei Monti Lattari, che ne tutela il patrimonio.

I Monti Lattari sono il prolungamento occidentale dei Monti Picentini dell’Appennino Campano, che costeggiano l’Agro nocerino sarnese e si protendono nel mar Tirreno formando la penisola sorrentina.

Sapevate che il loro nome deriva dal termine latino lactariiis? Questo è dovuto al fatto che in passato vi pascolavano numerosi greggi di capre, fornitrici di un ottimo latte che serviva alla produzione di svariati prodotti locali unici nella loro genuinità e che rappresentano ancora oggi dei prodotti di altissima qualità, apprezzati non solo localmente.

Il Parco Regionale del Partenio è stato istituito nel 2002 e comprende 22 comuni di 4 province campane. Il parco persegue delle importanti politiche di sviluppo sostenibile al fine di  conservare, valorizzare, promuovere e rendere fruibili le risorse naturalistiche, ambientali, storico-religiose e culturali dell’area protetta.

A tal proposito, è stato creato un marchio collettivo geografico “Qualità Partenio” al fine di caratterizzare tutti i prodotti locali attraverso un’immagine unitaria e un’unica identità.

Tra i siti di maggiore interesse storico-culturale, nel territorio del Parco troviamo numerosi castelli che è possibile visitare seguendo la nostra mappa:

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Il Parco Regionale del Taburno – Camposauro è stato istituito il 6 novembre 2002 e si estende per 12.370 ettari nella provincia di Benevento. Nato per la tutela del massiccio Taburno-Camposauro, che fa parte dell’Appennino Campano, il Parco offre pregevoli risorse naturali e paesaggistiche in un contesto di notevole interesse storico, culturale e di tradizioni.

Oltre i 9 sentieri naturalistici, è possibile godere di alcuni itinerari che ripercorrono la storia e le tradizioni di questi luoghi:

  • La via dei Mulini – Sorgenti, torrenti e fontane
  • La via del Borgo – Racconti popolari e realtà del paese
  • La via del Grano – Grano, paglia e tradizioni
  • La via dei Briganti – Natura, storia e leggenda
  • La via del Vino – Vigne, cantine e sagre.

Il Parco Regionale del Fiume Sarno è un’area protetta istituita nel 2003 che comprende 11 comuni delle province di Napoli e Salerno attraversati dal fiume Sarno.

Il territorio del Parco è caratterizzato da scorci naturali di insospettabile bellezza e rappresenta un’area di altissimo valore storico, archeologico e culturale: basti pensare alla sola Pompei, ma anche agli importanti centri archeologici di Torre Annunziata e Castellammare di Stabia, il patrimonio artistico-culturale della città di Nocera Inferiore e i luoghi di importanza archeologica siti a Sarno.

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Il Parco Regionale Campi Flegrei  protegge un’area vulcanica attiva del territorio della Campania, l’archiflegreo, in continua evoluzione. Ciò ha determinato, nel corso dei secoli e nell’interazione con gli insediamenti umani, il formarsi di una incredibile varietà di valori, materiali e immateriali, unici al mondo.

Le buone condizioni climatiche e la presenza di una discreta percentuale di umidità relativa dovuta alla presenza dei laghi, unite all’eccezionale fertilità del terreno, hanno favorito, al termine dell’attività vulcanica, l’insediamento di specie vegetali appenniniche e mediterranee, che si sono distribuite in funzione delle condizioni ambientali: è per questo che nel territorio flegreo convivono, in poco spazio, molteplici associazioni vegetali, che elevano di molto il livello di biodiversità vegetale dell’area e, per conseguenza, il suo valore ecologico.

Il Parco dei Campi Flegrei comprende un imponente patrimonio archeologico, paesaggistico, naturalistico, storico e termale, come si può vedere dai numerosi punti presenti sulla nostra mappa.

 

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Il Parco Naturale Diecimare è stato istituito nel 1980 ed è diventato Oasi WWF a partire dal 1993. Esso comprende i comuni di Cava de’ Tirreni, Mercato San Severino e Baronissi, in provincia di Salerno.

L’origine del nome è molto interessante. Sembra infatti che gli stessi abitanti locali abbiano dato il nome alla zona, poiché molti contadini che coltivavano le diverse aree di terreno per il Monastero di Cava de’ Tirreni, dovessero versare la cosiddetta “decima”, ovvero la decima parte del raccolto. Da qui il nome Diecimare.

Esiste un’altra ipotesi secondo la quale il nome deriva dal fatto che salendo sulla cima delle colline è possibile vedere sia il Golfo di Napoli che quello di Salerno, con i vari paesi della costiera amalfitana. Cioè si giunge in cima dopo aver visto 10 volte il mare.

Il Parco è molto ricco dal punto di vista della flora e della fauna che è possibile scoprire ed esplorare attraverso suggestivi itinerari. Inoltre, all’interno dell’area sono disponibili un’area attrezzata per visitatori, una fattoria didattica per bambini, unitamente a una rete di percorsi attrezzati che rendono l’esplorazione della zona facile e interessante.

Il Parco Metropolitano delle Colline di Napoli si estende per 2.215 ettari nella parte nord-occidentale della città, al centro dell’area metropolitana, e preserva aree collinari lasciate libere dall’espansione urbana degli anni ’60 e ’70. Per la vicinanza ai quartieri moderni e storici, si apre alla città con numerose porte d’ingresso, in prossimità con le stazioni della metropolitana e i caselli della tangenziale.

Tutta la struttura collinare poggia su un basamento di tufo giallo caotico detto anche napoletano, caratterizzata dalla notevole presenza di valloni, di ampie conche e cavità naturali che si alternano a larghe strisce coltivate con sistemazione a terrazzamenti. Le colline di Napoli rappresentano una grande riserva ambientale a scale metropolitana che compensa l’eccessiva e sovraccarica urbanizzazione circostante.

Il Parco è aperto a usi diversi, pubblici e privati, infatti al suo interno devono poter convivere: zone di riserva integrale, aree agricole, insediamenti abitati, strutture agrituristiche, spazi di verde pubblico e attrezzati.

 

LE OASI

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In alcuni articoli precedenti vi abbiamo già parlato di due delle Oasi che si trovano nella nostra regione, l’Oasi Valle della Caccia e l’Oasi di Persano.

Ma le Oasi in Campania sono davvero tante e di seguito ve le riportiamo tutte:

L’Oasi Bosco di San Silvestro fa da corona alla splendida Reggia di Caserta e si trova all’interno di un Sito d’Importanza Comunitaria nel nucleo urbano di Caserta.

L’area comprende le due colline contigue di Montemaiuolo e Montebriano, da dove nasce la cascata che alimenta le fontane dello straordinario parco Vanvitelliano. E’ un importante esempio di foresta sempreverde costituita in massima parte da leccio e macchia mediterranea, un tempo Riserva di caccia e azienda agricola dei Borbone.

L’oasi può essere visitata attraverso una serie di itinerari organizzati e vi è anche la possibilità di fare dei percorsi tematici notturni per godere delle bellezze del territorio in un’atmosfera suggestiva e insolita. Inoltre, la società che gestisce l’oasi è una vera e propria fattoria didattica riconosciuta ed inserita nell’Albo delle Fattorie Didattiche della Regione Campania e offre percorsi di educazione alimentare e ambientale.

L’Oasi Monte Polveracchio si trova nel cuore dei Monti Picentini, nella città di Campagna, in provincia di Salerno, ed è anche nota come oasi del lupo.

Si tratta di una vasta area WWF di 200 ettari, realizzata dal 1988, in cui la varietà di flora e fauna disegnano uno scenario straordinario: ruscelli, sorgenti purissime e sentieri da cui godere di una vista mozzafiato.

L’Oasi dispone di un centro visite, di aree attrezzate per la sosta e percorsi natura. Dell’oasi fa amministrativamente parte anche la Valle della Caccia.

L’Oasi Bosco Camerine è un’oasi WWF istituita nel 1999 che si trova in Provincia di Salerno, nel Comune di Albanella, in un’area di circa 100 ettari contigua al Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni.

L’Oasi è aperta tutto l’anno e sia nel centro storico di Albanella che all’ingresso dell’area protetta sono presenti dei Centri visita. Per gli appassionati vi sono diversi sentieri che attraversano il bosco, arricchiti da pannelli illustrativi sulla fauna e sulla flora residente.

Nei pressi dell’ingresso “ovest” la Comunità Montana ha realizzato una torre di avvistamento in legno, aperta a tutti, che permette di avere una splendida visuale su tutta l’area protetta.

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L’Oasi Fiume Alento è situata nel cuore del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, all’interno di un’area SIC (Sito di Importanza Comunitaria) di 3.024 ettari che comprende gran parte del fiume Alento.

L’Oasi è un grande parco naturalistico che offre un’ampia gamma di servizi turistici. Nel complesso è presente una diga in terra che, sbarrando il corso del fiume, origina un lago artificiale di circa 1,7 kmq. Lungo la sponda destra del corso d’acqua si sviluppa l’Oasi naturalistica, costituita da laghetti di importante valore ecologico, che ha lo scopo di contribuire a salvaguardare la ricchezza di biodiversità mediante attività di conservazione.

L’integrità dell’habitat naturale dell’Oasi rappresenta ormai da anni un’originale attrattiva per famiglie, scuole e sportivi. Infatti, il 10 giugno ospiterà il 1° Trofeo Nazionale Oasi Fiume Alento di nuoto pinnato di fondo, manifestazione a livello nazionale aperta a tutte le categorie agonistiche e master valida anche come terza prova di coppa Italia di fondo della stagione agonistica 2018.

L’Oasi Grotte del Bussento si trova all’interno di un Sito d’Importanza Comunitaria, nel Comune di Morigerati, in provincia di Salerno e costituisce un geosito principale per il rilevante fenomeno carsico.

L’area si estende per circa 607 ettari all’interno del Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni ed è anche nella lista mondiale dei Geoparchi.

La lussureggiante vegetazione accompagna i visitatori lungo tutto il sentiero che si snoda dal centro storico lungo un ruscello con sorgenti, cascate, un antico mulino fino alla grotta dove si assiste alla risorgenza del fiume carsico Bussento.

L’Oasi Lago di Conza è stata istituita nel 1999 e rappresenta una delle più estese aree umide della Campania, ponendosi come importante stazione di ristoro e riposo delle specie di uccelli che migrano tra Tirreno e Adriatico.

L’Oasi, oltre ad offrire la possibilità di percorrere tre distinti sentieri, presenta una serie di punti di interesse che vanno dal centro visite dotato di molteplici servizi per i turisti, all’antico frutteto delimitato dal muretto a secco, il bosco sommerso, il giardino aromatico e delle testuggini, l’area faunistica delle cicogne bianche, lo stagno didattico e il belvedere.

L’Oasi Monte Accellica è un’oasi WWF dal 1997 sita nel comune di Giffoni Valle Piana, in provincia di Salerno, e compresa all’interno del Parco Regionale dei Monti Picentini.

Grazie a un territorio estremamente articolato, l’Oasi si presenta come il più ricco ed importante campionario di specie vegetali di tutto il massiccio dei Picentini e presenta al suo interno un Orto Botanico dove è possibile ammirare e studiare tutte le specie arbustive ed erbacee che nascono lungo le rive del Mediterraneo.

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L’Oasi Lago di Campolattaro rientra nella RETE NATURA 2000 ed è riconosciuta a livello Europeo, in ragione della presenza di ambienti e specie a forte rischio di conservazione, come SIC (Sito di Interesse Comunitario) “Alta Valle del Fiume Tammaro” e come ZPS (Zona di Protezione Speciale) “Invaso del Fiume Tammaro”.

Dal 2003 è un Oasi WWF con un estensione di oltre 1000 ettari ricadenti nei Comuni di Morcone e Campolattaro, in provincia di Benevento.

All’interno dell’Oasi si svolgono attività di educazione ambientale, culturali e ricreative, di monitoraggio dell’avifauna, escursioni e attività sportive.

L’Oasi Le Mortine è situata al confine tra Molise e Campania, nei comuni di Venafro e Capriati a Volturno, in provincia di Caserta ed è stata affidata alla gestione del WWF nel 1999.

Situata lungo il breve tratto del fiume Volturno che segna il confine tra Molise e Campania, l’Oasi Le Mortine occupa una lanca fluviale artificiale, creatasi in seguito alla costruzione di uno sbarramento per la produzione idroelettrica. Nell’Oasi Le Mortine sono presenti un giardino botanico, stagni didattici, percorsi Natura, capanni, bird watching, aree pic-nic attrezzate, percorsi ciclabili, noleggio bici, passeggiate a cavallo.

L’Oasi Torre di Mare è un’oasi di Legambiente che si trova lungo la costa della località Torre di Mare, nel comune di Capaccio Paestum, in Campania, ed è l’unico esempio in Campania di oasi marina protetta e di libero accesso che si estende per 20 ettari in circa 500 metri lineari.

La pineta è stata realizzata dai volontari di Legambiente nel 1997 per tutelare e preservare questa area dalle costruzioni abusive ed è tuttora gestita dall’ente Legambiente che ha predisposto una serie di importanti iniziative volte all’educazione ecologica, soprattutto dei più piccoli: laboratori, visite guidate ma anche attività di ricerca in collaborazione con i dipartimenti di biologia e agraria delle maggiori università italiane.

 

Se pensate che sia tutto, non temete! Questa è solo la prima parte delle bellezze naturali presenti in Campania.

Hetor ha in serbo altre chicche per voi che arriveranno nel prossimo articolo, così avrete la panoramica completa e potrete scegliere quali visitare per godere a pieno la natura incontaminata presente nella nostra regione.

STAY TUNED!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Itinerario nel territorio di Calitri

Visitare l’Irpinia vuol dire viaggiare attraverso una provincia fra le più belle d’Italia e che dell’Italia conserva le migliori caratteristiche: i monumenti, le chiese, la tradizione enogastronomica ed i parchi naturali.

L’Irpinia, sin dall’antichità, è stata una terra di transito tra il Mar Tirreno ed il Mar Adriatico, in quanto territorio compreso tra l’Appia Traiana e la Regina Viarum dei Romani.
La caratterizzazione territoriale è molto vasta, il territorio si sviluppa principalmente sulla Catena Appenninica, offrendo un clima temperato.

La pace, la tranquillità, l’ottima qualità enogastronomica, le tradizioni e il folklore contraddistinguono da sempre la zona, compresa la cittadina di Calitri, che Ungaretti descrive come “un macigno ancora morso dalla furia della sua nascita di fuoco“.

Calitri, situato lungo le rive del fiume Ofanto, è il terzo comune per estensione territoriale della provincia di Avellino.
Sin dal Neolitico, ci giungono notizie di insediamenti umani sulla collina, ma si può definire un vero e proprio centro abitato solo dal XIII secolo.

In epoca medievale, il borgo viene amministrato dapprima dai Longobardi, e successivamente dai Normanni e dagli Svevi.

Nel 1304, con la famiglia dei Gesualdo, Calitri conosce il suo massimo splendore, che trova la sua rappresentazione nella conversione del castello in una sontuosa dimora signorile.
Dopo i Gesualdo, l’amministrazione passa prima ai Ludovisi, e, successivamente, ai Mirelli.

Durante il terremoto dell’8 settembre 1694 il castello di Calitri fu completamente distrutto e il principe Mirelli morì.
I superstiti della famiglia decisero dunque di abbandonare i ruderi e di spostarsi a valle.

A partire dalla seconda metà del ‘700, Calitri diviene oggetto dei vari fenomeni che in quel tempo dilaniavano il Sud Italia, primo tra questi il brigantaggio, insieme all’emigrazione e al latifondismo baronale.

Nel 1861 fu conquistata e liberata dal brigante lucano Carmine Crocco. Nel giugno 1910 e nel luglio 1930 due sismi di notevole magnitudo colpirono Calitri; Calitri diede un importante contributo, in termine di vite umane, alla Prima Guerra Mondiale, come testimonia il Monumento ai Caduti, costruito in memoria delle 120 vittime del conflitto.

 

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Nel secondo dopoguerra spiccò, fra le più influenti personalità politiche, il calitrano Salvatore Scoca, che fu più volte ministro e al quale sono dedicati una piazza e un busto situati presso il centro.
Il sisma del 23 novembre 1980, che colpì l’intera Irpinia, distrusse gran parte del borgo, causando due decessi e segnando definitivamente le vite di coloro che erano stati coinvolti in quei 90 interminabili secondi.
Molti calitrani decisero, infatti, di abbandonare la propria terra natia per trasferirsi al Nord Italia o addirittura oltre confine, con la speranza di una vita migliore.
Stessa sorte subirono i paesi limitrofi, come Pescopagano, la cui Chiesa Madre crollò durante il terremoto, causando nelle vicinanze un gran numero di vittime.

Attualmente il territorio di Calitri conta circa 4.600 abitanti, mentre Pescopagano quasi 2.000, numeri ben inferiori a quelli registrati prima della catastrofe dell’80.
Il calo demografico ha inevitabilmente avuto ripercussioni anche sul settore del turismo, che in questi ultimi anni ha cercato di rimettersi in carreggiata attraverso la valorizzazione delle bellezze del territorio e della sua cultura: a tal proposito sono nate alcune associazioni, che ormai possono essere considerate storiche, come la Pro Loco di Calitri e il Circolo Aletrium (dal nome latino del paese, appunto Aletrium o Caletrium).

Le tradizioni e le usanze del paese sono particolarmente vive durante i giorni di festa, come 25 maggio, 1 settembre, 8 settembre, rispettivamente Feste del Santo Patrono San Canio e dell’Immacolata Concezione. Interessanti a livello gastronomico e culturale sono anche le diverse sagre che si svolgono durante l’anno, come la Sagra della Scarpegghija, dei Cingul e delle Cannazze, tutti piatti tipici della tradizione calitrana, che permettono di riscoprire ai residenti, e non solo, i sublimi e genuini sapori della terra.

Particolarmente suggestivo è anche il Presepe Vivente, che si tiene il 26 dicembre di ogni anno e che celebra la tradizione cristiana, ma soprattutto la bellezza del Centro Storico, caratterizzato da colorate casette e grotte illuminate e addobbate a festa.

 

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Un importante contributo per il rifiorire del turismo è stato dato negli ultimi anni dal cantautore calitrano Vinicio Capossela, conosciuto su scala internazionale, ma da sempre legato alle proprie origini, tanto da ideare un festival dedicato alla musica e alle tradizioni locali, chiamato Sponz Fest.
Quest’ultimo, che si tiene solitamente nell’ultima settimana del mese di agosto, attira più di 30000 turisti da ogni parte del mondo, accomunati dalla passione per il folklore, per il cibo, per il vino, per le tradizioni e per la musica locale. Lo Sponz Fest ospita, oltre a Vinicio Capossela, anche molti altri artisti di notevole fama, ad esempio, negli ultimi anni, hanno partecipato, tra gli altri, Gianni Morandi, il gruppo musicale russo Dobranotch, Emir Kusturica & The no smoking orkestra, lo scrittore Erri De Luca.

Nel 2016 e nel 2017, durante il festival, è stata riaperta per l’occasione la vecchia stazione ferroviaria, che un tempo collegava Calitri con i territori della Puglia, e che è stata teatro della grande migrazione del XX secolo.

Attualmente la linea ferroviaria è in disuso, e l’unico collegamento della zona è il servizio autobus, che viene impiegato perlopiù a livello scolastico, dunque copre brevi e medie distanze.
Sicuramente un ampliamento delle linee di collegamento sarebbe fruttuoso per l’incremento del turismo, in quanto la nostra zona è difficile da raggiungere con i mezzi pubblici rispetto ai grandi centri.

Il calo demografico e quello turistico rappresentano un punto a sfavore rispetto a quello che è il nostro patrimonio artistico e culturale che, se valorizzato, potrebbe essere invidiato a livello nazionale e non solo.
Purtroppo esso è tuttora sconosciuto ai più, e poco valorizzato dagli stessi abitanti, spesso inconsapevoli della bellezza della propria terra e di quello che essa può offrire.

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Noi, come scuola A.M. Maffucci, classe IV A, e come gruppo di lavoro “Calitri 1 – Chiese e luoghi artistici“, abbiamo cercato di valorizzare il territorio, ed in particolare chiese e luoghi artistici di Calitri e Pescopagano.

Ci siamo occupate delle Chiese, anche di quelle non più agibili o scomunicate, di monumenti di ogni tipo, piccole cappelle, piazze, sculture di arte moderna e incisioni su pietra.

Il nostro dataset, suddiviso in 63 righe e 19 colonne, descrive le varie caratteristiche da noi selezionate per ogni elemento analizzato: il nome, la tipologia, l’ubicazione, l’anno o il secolo di fondazione, il committente, lo stato di conservazione, la destinazione di utilizzo attuale, una breve descrizione esterna, la geolocalizzazione, l’url immagine di ogni foto scattata da noi e, ovviamente, i riferimenti a sitografia e bibliografia.

A cosa è servito tutto questo lavoro?

I dati da noi reperiti sono stati innanzitutto utili a noi stesse per scoprire molte peculiarità riguardo il nostro territorio e quello che ci circonda, che fino a poco fa passava inosservato; emozionante è stata anche la ricerca di queste informazioni, sia attraverso fonti scritte come i testi di Emilio Ricciardi e Vito Acocella, sia attraverso fonti orali come la prof.ssa Concetta Zarrilli o molti altri abitanti di Calitri che si sono gentilmente messi a nostra disposizione, spinti anch’essi dal desiderio di valorizzare la nostra terra.

Difficile ma entusiasmante è stata la ricerca delle varie sculture, situate nei vicoletti del paese, spesso mai viste prima, e poi fotografate.

 

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Abbiamo compreso l’importanza degli Open Data e della piattaforma SPOD, che è un ottimo strumento per tutti gli amanti della propria storia e delle proprie origini, spesso rappresentate dalle piccole cose, come ad esempio l’incisione su pietra della poesia “Calitri” di Giuseppe Ungaretti, da noi analizzata nel Dataset.

 

Autori: Maria Lucia Araneo, Francesca Lanza, Azzurra Metallo,  Marialaura Russo

Alla scoperta dell’Oasi WWF Valle della Caccia

L’ Oasi Valle della Caccia, gestita dal WWF, è stata istituita dal Comune di Senerchia il 15 luglio 1992 ed inaugurata il 23 maggio del 1993, per poi essere riconosciuta Sito di Interesse Comunitario (SIC IT8050052) e Zona di Protezione Speciale (ZPS IT8040021).

L’area si estende per circa 450 ettari del territorio comunale e rientra nel Parco regionale dei Monti Picentini che costituisce con i suoi 63.000 ettari il più grande dei parchi regionali della Campania e uno dei più importanti bacini idrici del Mezzogiorno.

 

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Nonostante il nome, è un luogo protetto tra i più affascinanti e selvaggi dei Monti Picentini.

Per raggiungere l’Oasi bisogna risalire il sentiero che parte dal borgo antico di Senerchia e costeggia le rive del torrente Acquabianca, dal caratteristico colore bianco, come anticipa il nome,  dato dalla natura calcarea dell’area.

Il sentiero è totalmente immerso nella natura, dove si potrà passeggiare circondati da una fitta vegetazione composta da betulle, faggi, frassini, querce, leccete e piante rare come l’Erica Terminalis ed il Pino nero.

Il percorso è lungo poco meno di un chilometro e si giunge alla cascata finale in circa quaranta minuti, godendosi lo scenario e le varie pause. Vi sono una settantina di metri di dislivello, dai 480 m circa della partenza ai 550 m  circa finali.

 

 

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Il percorso è completamente privo di difficoltà, adatto a tutti e molto ben attrezzato.  Tra le bellezze che si possono ammirare durante il cammino sono degne di nota la “Grotta del Muschio” e la più recente “Grotta Profunnata”.

Arrivando alla “Grotta del Muschio” si viene catapultati in un’atmosfera magica e suggestiva osservando i mille rivoli d’acqua che, cadendo dalle pareti rocciose, danno vita a strati di muschio e creano suggestivi giochi di luce e colori.

Dal 2015 è stato aggiunto un altro affascinante sentiero, quello della “Grotta Profunnata”, progettato su un’antica mulattiera, posto circa a metà del percorso in direzione della meta finale, dotato anche di un’area di sosta per rifocillarsi e godersi la natura circostante con un bel picnic.

Attraversando un piccolo ponte di legno si giunge direttamente al cospetto della magnifica cascata, la meta finale dell’escursione, che, con un potente salto di trenta metri, cade sul pendio del monte. Qui si può sostare e concedersi un attimo di riposo mentre si contempla il bellissimo scenario circostante.

 

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L’Oasi Valle delle Caccia di Senerchia è un luogo perfetto per rilassarsi, meditare e recuperare il contatto diretto con la forza e la purezza della natura.

In Campania il WWF è riuscito a proteggere dalla speculazione edilizia e dalla caccia oltre 3900 ettari di natura. La prima è stata l’Oasi di Persano nata nel 1981 e l’ultima è l’Oasi di Campolattaro istituita nel 2003.

Il miglior modo per scoprire le Oasi è quello di vistarle, come fanno già migliaia di persone ogni anno.

E tu cosa aspetti?

Il WWF ti accompagnerà nella scoperta della natura.

Palazzi Storici del Comune di Fisciano

 

Parte 2

Fisciano è ricca di costruzioni di pregio, costruite sul territorio comunale nei secoli.

Si è deciso di collaborare con il progetto SPOD incentrando il lavoro sul recupero di dati e informazioni sui centri antichi del Comune di Fisciano e in particolare sulla costruzione dei Palazzi Storici.

 

Continuiamo dunque il viaggio intrapreso la scorsa settimana tra i palazzi storici del comune di Fisciano.

A Fisciano: Troviamo il complesso dei Palazzi de Falco in via Roma, che costituisce uno degli isolati più rappresentativi posti alle porte di Fisciano, contornato per due lati da giardini.

Il complesso allo stato attuale è caratterizzato da tre edifici contigui con autonomia funzionale e padronale, lo sviluppo del complesso coincide con la storia della famiglia de Falco.

Dalla “Platea seu libro di memoria”, risalente al 20 agosto 1764 a firma di don Nicola de Falco, si evince parte della consistenza del vecchio Palazzo, si notano tutti gli averi stabili, mobili, semoventi.

Intorno al 1830, il vecchio Palazzo della famiglia de Falco, fu diviso in due parti lasciando l’ingresso in comune. Nel 1856 don Carlo de Falco, diede l’incarico all’architetto Lorenzo Casalbore di rammodernare la propria parte di fabbricato, lasciando sempre l’ingresso in comune.

Nel 1873 don Nicola de Falco, affidò all’architetto Lorenzo Casalbore e a suo figlio Alfredo, l’incarico di realizzare un nuovo fabbricato, posto a sud e in adiacenza con la sua proprietà, prevedendo anche un nuovo ingresso indipendente per la separazione definitiva del vecchio complesso.

L’edificazione avvenne su di un grande terrazzo che occupava tutto il lato sud del vecchio Palazzo e copriva le cantine; il progetto prevedeva – per la parte posteriore – il collegamento con i fabbricati più antichi attraverso una galleria a vetri per la parte anteriore. La costruzione di una esedra prospiciente il cancello – nella facciata d’ingresso – sarebbe divenuta l’inizio del nuovo viale di accesso alla tenuta Chiesa e quindi ai Cappuccini. Il progetto dei Casalbore fu realizzato dall’impresa di Antonio Benincasa e dal controllo dell’ingegnere Giuseppe Acquaro.

Nel 1896 i lavori furono sospesi per gravi controversie tra l’architetto e l’ingegnere e di conseguenza non si realizzò l’apertura del nuovo ingresso indipendente. Don Nicola de Falco privato del vecchio ingresso comune, conferì all’ingegnere Enrico Alemagna di realizzare l’ingresso del proprio fabbricato in prosecuzione del vecchio Palazzo, ricongiungendo in qualche modo i due palazzi come in origine. Sempre su progetto dell’ingegnere Enrico Alemagna fu realizzata la parte a tre livelli lato giardino e successivamente nel 1938 fu eseguito il riammodernamento della zona sud al piano terra e al primo piano del vecchio Palazzo, come è pervenuto ai nostri giorni.

La ricognizione è continuata con il Palazzo de Falco in via Antinori, Palazzo Negri, Palazzo Aversa e Palazzo dell’Orfanotrofio Giulio Risi a Fisciano. Quest’ultimo risalente al XVII Secolo, è situato in piazza Vittorio Veneto a Fisciano. L’edificio è un dono di Ermelinda Risi-Colesanti, Terziaria francescana; l’istituzione dell’orfanotrofio è retta dalle suore di San Giuseppe di Chambery.

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A Lancusi: Palazzo Barra in piazza Regina Margherita datato intorno al XVI secolo, allora casale dello Stato di San Severino, fu affidato ai feudatari. Fu dimora sin dal 1569 delle famiglie De Ruggiero, Caracciolo e Barra.

Nel 1761 fu sede di un’importante fabbrica di armi, tanto che negli Annali Civili del Regno delle Due Sicilie si legge che “la Reale Manifattura dei Piastrinari in Lancusi” sorse alcuni anni dopo la fabbrica di Torre Annunziata ed è stata costruita per opera di un’amministrazione militare del Reparto di Artiglieria.

Nel 1823 fu ideata da Giovanni Venditti della suddetta Reale Manifattura, la prima pistola automatica, attualmente conservata nel Museo delle Armi a Milano, che gli americani brevettarono poi con il nome di Winchester.

Nel corso del tempo, il Palazzo ha subito notevoli trasformazioni che ne hanno modificato la struttura originaria. In seguito al terremoto del 23 novembre del 1980 il palazzo è stato gravemente danneggiato, richiedendo mirati interventi di risanamento e recupero strutturale.

Palazzo Siniscalchi in via Generale Ciro Nastri le cui origini risalgono al XVII secolo. Rilevante è la facciata finemente decorata; presenta due livelli fuori terra.

L’odierno Palazzo Polisetti che figura nel centro di Lancusi a pochi passi dalla Chiesa di San Martino e Quirico. Di impianto tardo Ottocentesco, si affaccia sulla strada con 2 grossi portoni di legno dei quali uno accede direttamente alla casa e al piano nobile.

Le origini non sono ben documentate ma una incisione incastonata sul pavimento, riporta la data 1907; probabilmente si tratta della data di un intervento di ristrutturazione in seguito al terremoto del 10 agosto 1893. Numerosi gli elementi architettonici originali come la scala in pietra viva così come le logge e la cantina (quest’ultima rinforzata in seguito al terremoto del 1980).

La famiglia Polisetti-Polizzotti dei Baroni di Resuttano ha acquistato l’immobile e il terreno circostante alla fine degli anni ’60 nel XX Secolo.

 

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Per saperne di più…

La valorizzazione e promozione dei Beni Culturali fiscianesi viene supportata dal Comune e dalle associazioni che collaborano fattivamente con le Istituzioni.

Tra le associazioni più attive si può certamente segnalare ViVi FiSCiANO, che promuove la conoscenza, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio storico-architettonico del territorio attraverso visite guidate.

Accanto alle attività culturali, il Comune cerca di attivare un circuito virtuoso di soddisfazione-attrattività-valore, creando ad esempio convenzioni con gli esercizi commerciali soprattutto durante le festività principali come ad esempio il Natale, con la nascita di parchi a tema, iniziative dedicate alle famiglie e ai giovani, promozione turistica delle aree decentrate etc.

Il visitatore riesce così a riscoprire, attraverso gli eventi promossi, le tradizioni di un territorio ricco di prodotti autoctoni e di Beni culturali materiali e immateriali: i boschi, eremi e santuari, i palazzi signorili, l’artigianato locale, le leggende popolari etc.

 

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Dagli spunti operativi del progetto SPOD inoltre, grazie alla proficua collaborazione con alcuni docenti universitari, il Comune e le associazioni, intendono promuovere le attività di ricerca e organizzare una serie di percorsi guidati a tema, con annesse degustazioni enogastronomiche, pensate ad hoc per l’occasione.