Il Castello dell’Abate

Il Castrum Abbatis e la sua storia

Castellabate è una zona abitata fin dall’epoca preistorica, come testimoniano i reperti in pietra rinvenuti ad Alano, San Marco e in località Sant’Antonio.

Il suo toponimo deriva dal castello di Sant’Angelo, costruito dall’abate Costabile Gentilcore sull’omonimo colle. Dopo la sua morte, la fortezza fu intitolata dalla popolazione locale al suo ideatore, dando origine al nome del borgo secondo questa linea etimologica: Castrum abbatis > Castello de lo abbate > Castello dell’abbate > Castellabate.

 

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Nel corso dei secoli sul territorio si insediarono diverse popolazioni come gli Enotri e i greci trezeni. Alcune testimonianze della presenza di una civiltà greca, come dimostrano i ritrovamenti in loco, si hanno sul promontorio di Licosa e dintorni, sede della città di Leucosia o Leukothèa. Da questa potrebbe derivare il nome della popolazione italica che nel IV secolo a.C. abitò la costa tra Poseidonia e Elea: i Leucanoi poi Lucani.

I patrizi Romani, dopo la conquista della zona denominata integralmente da loro Lucania, costruirono numerose ville (di cui permangono i ruderi) nella regione della fascia costiera che va da Licosa a Tresino, che comprendeva il porto greco-romano della città di Erculia (San Marco).

Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente iniziò il lungo periodo delle dominazioni barbariche.

I Longobardi e i Normanni sono tra le popolazioni che hanno lasciato nella zona un forte segno tangibile della loro presenza.

 

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I Longobardi inizialmente depredarono queste terre, ma dopo la loro conversione al cristianesimo operata dai benedettini ne divennero i benefattori attraverso l’imposizione feudale. Essi, data la loro profonda devozione per san Michele Arcangelo, denominarono colle Sant’Angelo l’altura su cui sarebbe sorta Castellabate e la sua fortezza, la cui costruzione si lega alla figura di San Costabile Gentilcore.

San Costabile Gentilcore, quarto abate della Badia di Cava avviò i lavori di costruzione del castello di Sant’Angelo nello stesso anno in cui fu eletto abate (10 ottobre 1123). Tuttavia, data la sua morte prematura l’anno successivo, i lavori furono completati dal suo successore, l’abate Simeone.

Grazie al castello, che diventa sicuro rifugio per gli abitanti della zona e allo sviluppo dei traffici e dei commerci, Castellabate diventa nel tempo la più ricca baronia del Cilento.

Nel corso dei secoli se lo disputarono non solo per la sua robustezza come fortezza, ma anche per la bellezza della sua posizione naturale.

Dal 1194 al 1266 il feudo fu sotto il dominio svevo, per passare poi sotto quello angioino. Il castello si rivelò un valido presidio e Castellabate, grazie anche ai benefici derivati dalla sua posizione naturale, divenne col tempo la più importante baronia del Cilento.

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Durante la guerra angioina-aragonese il castello subì gravi danni e venne conquistato nel 1286 dagli Almugaveri agli ordini di Giacomo I di Sicilia, che lo tennero fino al 1299 quando fu ripreso dagli Angioini di re Carlo II d’Angiò. Nel 1302 questi lo laicizzò, nominando Giacomo di Sant’Amando capitano del castello e concedendo agli abati cavensi, ritenuti responsabili di scarsa vigilanza, esclusivamente di dimorare.

Castellabate quindi ospitò un presidio della corona fino al 1349, quando fu restituito completamente alla Badia di Cava dalla regina Giovanna I di Napoli, per poi essere riconquistato con violenza nel 1357 da Nicola Vulture di Rocca Cilento.

Nel corso dei secoli il Castello subì numerose modifiche e attacchi, fino a quando nel 1835 fu venduto ad un privato per soli 1000 ducati.

Oggi, la struttura, completamente restaurata, è visitabile ed è diventata un punto di riferimento per manifestazioni di tipo sociale, artistico e culturale. Al suo interno, infatti, è possibile ammirare le miniature dei fabbricati del paese di Castellabate, e le opere pittoriche e di sculture di artisti del luogo.

L’esterno da un senso di imponenza e maestosità, avendo 4 torri e 5 ingressi e offrendo un panorama sul litorale cilentino spettacolare.

Dal 2011 l’amministrazione comunale ne ha affidato la gestione alla cooperativa Castrum Abbatis che, oltre ad occuparsi dell’apertura e chiusura del castello, si occupa dell’organizzazione di visite guidate. Alla cooperativa Castrum Abbatis è affidata la tutela, la conservazione e l’utilizzazione del castello anche allo scopo di aumentare il numero di visitatori, attraverso un’adeguata promozione turistica e culturale.

 

 

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