Il Museo Etnografico Beniamino Tartaglia di Aquilonia

Gli Studenti del Liceo A.M.Maffucci di Calitri raccontano la loro esperienza di Alternanza Scuola – Lavoro concentrandosi sulla storia del Museo Etnografico B. Tartaglia di Aquilonia, proponendo iniziative volte alla sua valorizzazione.

Autori: N. Cignerale, F. Daniele, A. Calia, V. Tartaglia, G. Lotrecchiano, E. Balestrieri, A. Coppola, F. Calabrese

Il Museo Etnografico di Aquilonia nasce alla fine del 1996 grazie all’idea del prof. Beniamino Tartaglia e dell’arch. Donato Tartaglia e, infine, realizzato con i contributi economici di provenienza pubblica, ma soprattutto grazie al lavoro e alle donazioni della comunità, sia residente che emigrata.

Il Museo è stato realizzato all’interno di locali nati per ospitare un asilo nido, ma allora in disuso.

Collocato su due piani, il percorso si articola in circa 130 ambienti tematici, con la ricostruzione, tramite un’infinità di oggetti originali, di un gran numero di ambienti di vita e di lavoro, come la scuola o la casa contadina.

Ogni aspetto della vita del passato è documentato e rappresentato in questo museo. Dall’anno di nascita ad oggi sono stati raccolti al suo interno circa 13.000 oggetti donati da gente locale ed emigrati che hanno avuto a cuore di conservare la memoria della loro tradizione culturale. Tutti gli elementi sono collocati in base alla loro funzione nelle apposite sezioni, sia quelli presenti al primo piano che quelli al secondo.

Il primo piano ospita sezioni dedicate alla storia ed ai reperti storici, ritrovati anche nel Parco Archeologico di Aquilonia, risalenti alla vita quotidiana del paese prima del terremoto del 1930, ai suoi usi e costumi e soprattutto alla casa contadina.

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Al secondo piano troviamo una molteplicità di stand dedicati ai vari mestieri, tutt’ora presenti e non, ed altre sezioni dedicate a vari avvenimenti che hanno interessato il paese di Aquilonia tra cui il brigantaggio, la rivolta contadina e l’emigrazione.

 

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Nel vasto panorama dei musei etnografici (circa 1.200 in tutta Italia), l’unicità di questa struttura consiste nell’offrire ai visitatori non collezioni tipologiche di oggetti e attrezzi ma, ricostruiti fedelmente e ricomposti con grande rigore filologico, reali ambienti di lavoro e concreti contesti abitativi.

Anche con l’aiuto di materiale fotografico d’epoca, di video e di pubblicazioni specialistiche (Quaderni del Museo), esso consente quelle attività didattiche che coinvolgono attivamente alunni e studenti e li rendono protagonisti della costruzione del proprio sapere, facendo loro conoscere moltissimi aspetti di un’antica civiltà.

Possiamo definire il Museo Etnografico di Aquilonia un centro di mediazione culturale in grado di trasmettere informazioni ed emozioni e di dare nuova forma ad una nuova istruzione.

Nel varcarne l’ingresso ci si sente come inghiottiti da una macchina del tempo e, affacciandosi su autentici scenari di esistenze realmente vissute, si compie un fantastico viaggio pieno di emozioni e ci si immerge quasi come per magia nelle viscere della vicenda quotidiana di una umanità semplice e operosa, per troppo tempo sfruttata.

Il Museo Etnografico presenta un grande numero di visitatori annuali, nonostante esso sia collocato in un piccolo paese ed in una zona scarsamente collegata con l’esterno: innanzitutto il paese che ospita la struttura non offre scelta di collegamenti di linea né con città limitrofe né con altre fuori regione; in secondo luogo, anche per chi volesse raggiungere il museo con la propria auto, la condizione delle strade non risulta essere ottimale; infine la specificità del museo, ossia quella di essere Etnografico, lo rende poco appetibile per il cosiddetto “turismo di massa”.

Da un lato una possibile soluzione a questi problemi potrebbe essere la messa a disposizione, da parte delle autorità competenti, di mezzi di trasporto di linea in grado di unire più località e di rendere migliori le condizioni delle strade di accesso. Troppe volte il Museo viene trascurato, nonostante abbia al suo interno elementi di grande interesse storico e culturale.

 

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Dall’altro potrebbe essere quello di creare un itinerario tra i paesi confinanti che posseggono attrattive tali da catturare l’attenzione del turista, dato che quest’ultimo non troverebbe mai stimolo nel recarsi in una zona che offre una o comunque poche strutture da visitare, per quanto interessanti. I paesi confinanti offrono un patrimonio ricco e diversificato: Diga San Pietro, Birrificio Serro Croce e Castello baronale (Monteverde); Castello ducale e Museo Archeologico (Bisaccia); Sponz Fest e Borgo Castello (Calitri); Città Romana (Conza della Campania).

Per valorizzare la struttura e gli elementi al suo interno si potrebbero creare nuovi eventi per coinvolgere gli utenti esterni. Un esempio è quanto è stato fatto lo scorso Natale, quando un gruppo di giovani aquilonesi, ha messo in scena una rappresentazione teatrale tra le varie sezioni del Museo; oppure la Festa del Grano, una manifestazione che coinvolge la comunità durante il periodo di Ferragosto in diverse attività tipiche della tradizione, facendole rivivere e conoscere a chi non ha vissuto in quell’epoca.

Tutto ciò avviene grazie anche al coinvolgimento del Museo che fornisce il materiale e gli attrezzi necessari, ad esempio ‘’lu fauciòne’’ e l’antica mietitrebbia per la rappresentazione della Mietitura.

In particolare per quanto riguarda quest’ultima festività si potrebbe ampliare la collaborazione attraverso un’iniziativa che potrebbe far avvicinare i visitatori attraverso attività svolte all’interno del museo stesso.

Sicuramente con il tempo questi eventi potrebbero aumentare, per far sì che sempre più persone vengano a visitare questa struttura che, grazie ai suoi numerosi reperti storici, vuole in qualche modo cercare di far conoscere, ai concittadini e non, le tradizioni antiche di questo paese.

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Il Museo sta costruendo una collaborazione con l’azienda agricola/birrificio SerroCroce di Monteverde: questo rapporto è certamente in grado di completare l’offerta che entrambe la strutture sono in grado di fornire ai propri visitatori, e perciò pare opportuno intensificare sempre di più questo lavoro di squadra.

Inoltre il Museo, per la gestione della propria biblioteca, è legato alla biblioteca di Montevergine, la quale fornisce supporto tecnico. La biblioteca è entrata a far parte del polo di Napoli della rete Nazionale delle biblioteche (OPAC), il che la rende parte di un sistema che appunto è nazionale, mettendola in comunicazione con uno scenario vasto.

Per incentivare se stesso il Museo ha creato un sito web e una pagina facebook; inoltre in loco è possibile trovare brouchure informative o consultare i libri sulla civiltà contadina presenti nella biblioteca. Per le versioni cartacee non è disponibile l’acquisto online né e-book. La creazione del formato e-book potrebbe rivelarsi un valido strumento di promozione. Si potrebbe promuovere la struttura rafforzando il percorso di partecipazione ad eventi fieristici, con lo scopo di catturare l’attenzione dei visitatori per condurli in un territorio ricco di cultura e tradizioni ma non sempre valorizzato.

Il Museo di Aquilonia non si identifica solo come “il luogo in cui sono archiviati i documenti della sconfitta di una cultura legata alla tradizione, ma il centro di attività e percorsi di interesse socio-antropologico, carichi di contenuti. È un grande libro di storia scritto con il linguaggio muto degli oggetti della cultura materiale, che subito affascina e coinvolge. È un affresco onnicomprensivo: non c’è aspetto della vita, anche marginale, che non vi sia rappresentato e documentato. Varcandone l’ingresso, ci si sente come inghiottiti dalla macchina del tempo; e sembra di essere non in un Museo, quali spettatori passivi, ma calati in una realtà vivente.”

Così il Prof. Beniamino Tartaglia presentava entusiasta tempo fa il “suo” Museo e rispondeva alla domanda di un giornalista che gli chiese “Cosa attirava di più i visitatori?”.

In questo modo il Museo viene messo a disposizione ai tanti turisti che ogni anno lo visitano e le loro reazioni emozionanti testimoniano l’originalità dell’articolazione espositiva.

 

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Sicuramente uno degli aspetti che permette al visitatore di capire a fondo le tradizioni e i mestieri antichi presenti nel Museo è quello relativo alle guide: esse infatti offrono la completa assistenza durante la visita del Museo e per chi ha ancora voglia di immergersi nello specifico territoriale c’è la possibilità di un tour il quale prevede la visita al non lontano “Parco archeologico di Carbonara” (la vecchia Aquilonia distrutta dal sisma del 23/07/1930 oggetto di un originale intervento di recupero), ad un altro Museo, situato nel centro antico, il “Museo delle città itineranti”, inaugurato non molto tempo fa e alla badia di San Vito con la sua grande quercia.

Il Museo può e deve essere un attrattore per chi ha voglia di immergersi in un passato che non vuol morire.

L’obiettivo è di continuare a crescere e migliorare poiché il complesso è diventato oltre che un polo culturale, soprattutto un grande attrattore turistico. In un territorio, come quello delle aree interne della Campania, dove l’industria non è mai arrivata, la sfida pensata, ed in parte vinta, è stata quella di puntare alla valorizzazione di quest’ultimo.

 

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