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pomodoro in campania

Le varietà di pomodoro in Campania

Campania terra di pomodori: 15 varietà certificate

Il pomodoro è uno dei simboli della cucina campana. È uno degli ortaggi più comuni negli orti di tutta la regione, tanto da essere alla base di molti piatti della tradizione culinaria: dallo scarpariello alla pizza.

Le ricette a base di pomodoro sono tantissime e si tramandano di generazione in generazione. Siamo spesso legati a ricordi che riguardano la nostra infanzia e il pomodoro è sempre stato un protagonista sulle nostre tavole.

In questo articolo ci concentreremo sulle 15 varietà certificate di pomodoro coltivato in Campania.

Origine del pomodoro

Molti pensano che il pomodoro sia da sempre un prodotto italiano. Tuttavia, le sue origini sono sudamericane e, successivamente, è arrivato in Spagna intorno alla metà del 1500. Inizialmente non erano utilizzati in cucina, ma solo come decorazione: i nobili di tutta Europa erano soliti farsi ritrarre con dei frutti esotici.

Il suo nome deriva dal fatto che in origine il pomodoro avesse un colore molto simile all’oro, da cui pomo d’oro e, successivamente, pomodoro.

Il pomodoro approdò in Italia qualche anno dopo il suo arrivo in Spagna, grazie ai rapporti con i vari ducati italiani e con l’impero borbonico. A differenza degli altri paesi europei il nostro clima temperato ha favorito lo sviluppo di questo ortaggio, tanto da arrivare rapidamente sulle nostre tavole.

L’evoluzione del pomodoro lungo la nostra penisola è legato a tante piccole storie e tradizioni che hanno fatto nascere diverse e famose varietà di pomodori.

Ma la regina del pomodoro in Italia è senza dubbio la Campania, che domina la produzione con le sue 15 varietà certificate di pomodoro.

 

 

Varietà di pomodoro in Campania

I pomodori sono uno dei prodotti tipici della Campania. Qui si coltivano diverse specie di pomodori tra cui il pomodoro San Marzano e il pomodorino del Piennolo del Vesuvio.

Di seguito, elenchiamo le tipologie di pomodoro campano certificate: ben due pomodori si fregiano del riconoscimento D.O.P., uno ha ottenuto il riconoscimento I.G.P. mentre tutti gli altri sono P.A.T. (Prodotti Agroalimentari Tipici).

Pomodorino del Piennolo del Vesuvio

Il Pomodorino del Piennolo è un prodotto D.O.P. dal 2009 ed ha il proprio Consorzio di Tutela. Esso è uno dei prodotti più antichi dell’agricoltura campana, tanto da essere perfino rappresentato all’interno del tradizionale presepe napoletano. Questa D.O.P. raggruppa numerose cultivar e biotipi locali, le cui denominazioni sono quelle popolari attribuite dagli stessi produttori locali, tra cui Fiaschella, Lampadina, Patanara, Principe Borghese e Re Umberto.

Sebbene il grande numero di varietà, esse hanno tutte caratteristiche in comune, quali la consistenza della buccia (dal colore rosso scuro) e della polpa, la forza di attaccatura al peduncolo, l’alta concentrazione di zuccheri e acidi, e la forma allungata, lievemente a pera o a cuore. Questa deriva anche dal metodo di raccolta: i pomodorini del piennolo sono tradizionalmente raccolti a grappolo e appesi sui balconi, prendendo, così, il nome di piennolo (pendolo) o spongillo (per il pizzo che presentano alla loro estremità), consentendo così l’ottimale conservazione del prodotto.

Il suo sapore intenso e vivace, inoltre, insieme alla sua versatilità, lo rendono molto apprezzato e utilizzato nella cucina campana: accanto ai tradizionali spaghetti alle vongole, viene utilizzato in numerosi altri piatti, tra cui una variante della prelibata pizza napoletana.

Pomodoro San Marzano

Il pomodoro San Marzano è la seconda varietà di pomodoro D.O.P..

Il nome proviene dalla città di San Marzano sul Sarno. Secondo le teorie più diffuse, infatti, il primo seme arrivò in Campania nel 1770 come dono del viceré del Perù al re di Napoli e fu piantato nell’area corrispondente all’attuale comune di San Marzano sul Sarno.

Questo prodotto si presenta come una bacca di forma cilindrica allungata non uniforme, di colore rosso molto acceso; la polpa è compatta e non contiene molti semi, mentre la buccia è molto sottile e facilmente staccabile.

Esso è conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo per le sue caratteristiche, che lo rendono particolarmente adatto non solo per l’utilizzo a crudo ma anche per gli usi nell’industria di trasformazione agroalimentare, nell’ambito della quale viene usato per preparare pelati e conserve alimentari. Oltre ad essere molto utile in cucina, il pomodoro San Marzano possiede proprietà antiossidanti, vitamine e betacarotene.

Pomodoro cannellino flegreo

Il pomodorino cannellino flegreo è un prodotto P.A.T. coltivato dalla fine dell’800 nell’area flegrea, caratterizzata da terreni vulcanici sabbiosi.

La sua coltivazione, realizzata tradizionalmente con l’ausilio di canne per il sostegno e fili, è interamente manuale e va da aprile ad agosto. La raccolta si effettua da metà luglio a settembre ed è destinata principalmente alla produzione di conserve. Questo dipende dalla sua buccia sottile, che non ne consente una lunga conservazione: per essere consumato fresco va fatto subito dopo la raccolta.

Si presenta con frutti di forma ovale allungata dal colore verde/rosso a seconda della maturazione.

Dal 2018 è nata l’Associazione Cannellino Flegreo che ha come obiettivo il perseguimento esclusivo di finalità di solidarietà sociale consistenti nella diffusione del rispetto dell’ambiente, della cultura rurale, dell’educazione alimentare, del benessere degli animali e della valorizzazione della genuinità e salubrità delle produzioni agricole locali.

Pomodoro di Sorrento

Coltivato nel territorio della Costiera Sorrentina, in particolare nei comuni di Sant’Agnello e Piano di Sorrento, è un pomodoro di grossa pezzatura. Secondo la tradizione, questo pomodoro sarebbe arrivato nella zona attraverso il commercio degli inizi del ‘900 con l’America quando, nell’esportare i limoni, i commercianti ne avrebbero acquistato il seme. Questa teoria è avvalorata dal fatto che la zona di produzione coincide con quella in cui risiedevano gli armatori esportatori di limoni.

Si presenta con una forma rotondeggiante dal colore rosso chiaro tendente al rosa, con sfumature verdi alla raccolta.

Ha una polpa carnosa e compatta dal sapore dolce e delicato. Il pomodoro di Sorrento è molto utilizzato nella cucina locale, soprattutto crudo, come ingrediente di gustose insalate estive, prima fra tutte la famosa caprese, nella quale è accompagnato da olio, basilico e mozzarella di bufala.

Pomodoro fiaschello di Battipaglia

Il pomodoro fiaschello viene coltivato nei comuni della Piana del Sele in provincia di Salerno e in particolare nei comuni di: Bellizzi, Capaccio, Albanella, Altavilla Silentina, Eboli, Montecorvino Pugliano, Pontecagnano e Battipaglia (da cui il nome).

E’ caratterizzato da una forma della bacca stretta al colletto e larga nella parte finale e da un colore rosso intenso. Grazie al suo profumo dolce e alla sua polpa ricca e corposa è utilizzato sia per il consumo fresco che per la trasformazione industriale.

Questa varietà è stata introdotta nel territorio agli inizi del ‘900 ed è stata coltivata in modo intensivo dal 1940 al 1980, anni in cui la sua produzione cessò quasi del tutto.

Agli inizi del 2013, poi, l’associazione Arkos di Battipaglia, si pose l’obiettivo di recuperare e permettere nuovamente la produzione di questo pomodoro. Nasce, così, un progetto di ricerca per studiare la varietà locale di questa antica coltura, che rappresentava una espressione di vita sociale e civiltà contadina battipagliese.

 

 

Pomodoro guardiolo

Il pomodoro guardiolo è coltivato nel territorio della Valle Telesina e, in particolare, nella zona di Guardia Sanframondi (da cui il nome).

E’ caratterizzato da una forma ovale oblunga, larga 3-4 centimetri, con una buccia liscia dal colore rosso intenso.

Esso è destinato all’uso locale previa cottura (non viene consumato in insalata) sia per sughi freschi che per le passate di pomodoro o per le conserve.

Pomodoro pelato di Napoli

Questa varietà di pomodoro, fino all’anno scorso P.A.T., ha ottenuto il riconoscimento I.G.P., dopo aver presentato la proposta nel 2017. Il riconoscimento riguarda il pomodoro trasformato, non il fresco.

La denominazione Pomodoro Pelato di Napoli è usata già negli anni ’50 per definire i pomodori a bacca lunga, tradizionalmente riconducibili agli ecotipi San Marzano ma poi genericamente a tutti i pomodori di forma allungata, sottoposti a spellatura per scottatura in acqua bollente e quindi posti, assieme al succo di pomodoro, in scatole di banda stagnata.

La denominazione Napoli è da intendersi non solo come città, ma come simbolo del Mezzogiorno d’Italia.

La zona di produzione della materia prima era tradizionalmente l’agro Nocerino – Sarnese; successivamente il pomodoro da industria si è diffuso nella Terra di Lavoro (provincia di Caserta) e nella piana di Paestum; attualmente la maggiore quantità di prodotto lavorato è di origine pugliese. L’area di trasformazione invece fin dai primi del ”900 è l’agro Nocerino – Sarnese, dove tutt’oggi si concentra la quasi totalità delle imprese che producono il pomodoro pelato.

 

Non perderti la seconda parte del nostro excursus la prossima settimana. Stay tuned!

Marianna Ambrosino

Laureata in Storia e Critica d'arte presso l'Università degli Studi di Salerno. Borsista presso ISISLab all'Università degli Studi di Salerno. Social Media Manager e gestore delle attività del Progetto Hetor. Open Data specialist.

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