{"id":137,"date":"2016-10-06T15:27:27","date_gmt":"2016-10-06T13:27:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.hetor.it\/site\/?p=137"},"modified":"2017-05-25T08:18:20","modified_gmt":"2017-05-25T06:18:20","slug":"il-culto-micaelico-in-campania","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.hetor.it\/site\/il-culto-micaelico-in-campania\/","title":{"rendered":"Il culto micaelico in Campania"},"content":{"rendered":"<p>Il culto micaelico si svilupp\u00f2 presso i Longobardi dopo la conversione dall\u2019arianesimo al cattolicesimo, avvenuta alla fine del VI secolo dopo il loro stanziamento in Italia. Questo popolo riserv\u00f2 una particolare venerazione all\u2019arcangelo Michele, al quale attribuirono le virt\u00f9 guerriere un tempo riconosciute nel dio germanico Odino.<\/p>\n<p>Nel territorio del ducato di Benevento sorgeva il santuario di San Michele Arcangelo, fondato prima dell\u2019arrivo dei Longobardi, ma da questi adottato come santuario nazionale a partire dalla conquista del Gargano nel VII secolo.<\/p>\n<p>Dall\u2019epicentro garganico il culto micaelico si diffuse nella parte settentrionale del regno (Langobardia Maior) e nella parte meridionale (Langobardia Minor).<\/p>\n<p>Il culto di San Michele Arcangelo \u00e8 particolarmente radicato in Campania: si contano una novantina tra chiese, monasteri, basiliche, santuari, grotte ed eremi dedicate al culto di Santo. Di questi, settanta sono di origine rupestre (chiese, santuari, grotte e basiliche) e diffusi in zone montuose dal Matese ai Picentini, fino al Cilento.<\/p>\n<link rel=\"import\" href=\"http:\/\/deep.routetopa.eu\/deep\/COMPONENTS\/datalets\/leafletjs-datalet\/leafletjs-datalet.html\" \/><div class=\"rtpa-lazy rtpa-hide\" data-datalet=\"\"><\/div>\n<p>La provincia di Salerno presenta la pi\u00f9 ampia diffusione del culto con circa quaranta attestazioni.<\/p>\n<link rel=\"import\" href=\"http:\/\/deep.routetopa.eu\/deep\/COMPONENTS\/datalets\/leafletjs-datalet\/leafletjs-datalet.html\" \/><div class=\"rtpa-lazy rtpa-hide\" data-datalet=\"\"><\/div>\n<p>Sicuramente una menzione particolare merita la Grotta di Olevano sul Tusciano, nota anche come Grotta dell\u2019Angelo. La Grotta \u00e8 una cavit\u00e0 naturale, scavata nella roccia e situata sul versante occidentale del Monte Raione. Comprende una prima cavit\u00e0 che si estende in salita per circa 200 metri ed ospita le strutture di un convento, una Basilica dedicata a S. Michele. L\u2019antro, poi, si suddivide in due rami, uno dei quali conserva un giacimento preistorico. Sin dall&#8217;XI secolo la grotta era una meta rilevante degli itinerari religiosi, rappresentando una delle tappe sulla via del ritorno dalla Terra Santa. Tutta l\u2019area \u00e8 caratterizzata dalla presenza delle copiose sorgenti del fiume Tusciano. La prima attestazione come luogo sacro risale all\u2019819. Le sette cappelle presenti all\u2019interno erano probabilmente destinate ad usi diversi, per quanto tutte insieme costituissero una sorta di via sacra che i pellegrini percorrevano per rendere ossequio al Santo.<\/p>\n<p>La provincia di Avellino presenta una diffusione del culto, esclusivamente, in contesti rupestri. La prima menzione esplicita della Grotta di San Michele o dell\u2019Arcangelo situata nella localit\u00e0 Preturo di Montoro, tra i monti Bufoni e Romola, compare in un documento del 995. La grotta \u00e8 formata da una doppia cavit\u00e0 naturale con due aperture ed una conca per la raccolta dell\u2019acqua che gronda dalle stalattiti. Nella grotta principale, la pi\u00f9 antica ed ampia, un affresco riproduce \u201cSan Michele che sconfigge il drago\u201d, mentre un altro raffigura la Piet\u00e0. Nella cavit\u00e0 secondaria altri affreschi bizantini, forse d\u2019et\u00e0 longobarda, sono dedicati all\u2019Arcangelo Michele, a San Biagio e a San Gregorio.<\/p>\n<p>Nel beneventano le attestazioni sono inferiori rispetto alle altre province, infatti si contano solo otto tra eremi e chiese rupestri. La chiesa rupestre di Faicchio venne adibita al culto dell\u2019Arcangelo intorno all\u2019VIII secolo dai Longobardi. Nel corso del XII secolo furono effettuati dei rifacimenti e fu abbellita da pregevoli affreschi. Venne inaugurata solennemente nel 1172. Posta a 500 metri di altitudine, la grotta ha un\u2019apertura semicircolare posta a sei metri d\u2019altezza. Dopo aver percorso una scala si giunge al primo ambiente adibito a chiesa che presenta delle stalattiti e delle stalagmiti.<\/p>\n<p>Nel territorio napoletano e casertano le attestazioni micaeliche sono circa una ventina. Per quanto riguarda la provincia di Caserta, degno di nota \u00e8 la Grotta di San Michele, chiesa rupestre situata tra i comuni di Raviscanina e Sant\u2019Angelo d\u2019Alife. All\u2019interno della Grotta erano presenti tracce di pitture rupestri del periodo preistorico. Con i Longobardi, poi, divenne santuario adibito al culto di San Michele Arcangelo. All\u2019entrata della grotta si vede una perforazione nella roccia viva: la leggenda narra che proprio in questo luogo vi fu una lotta tra il Demonio e l\u2019Arcangelo Michele.<\/p>\n<p>Altro sito importante \u00e8 il santuario rupestre di San Michele sul Monte Faito. La storia del santuario \u00e8 strettamente legata a quella dei Santi Antonino e Catello. Sant\u2019Antonino, in fuga da Montecassino, trov\u00f2 riparo a Stabia, dove fu accolto dal vescovo Catello. Una notte San Michele apparve in sogni ai due Santi, ordinando loro la costruzione di una chiesa in suo onore. Cos\u00ec fu edificato sulla cima pi\u00f9 alta dei Monti Lattari un primo edificio sacro dedicato a San Michele in legno. Nel 1558 fu descritto per la prima volta il miracolo della sudorazione di manna dalla statua di San Michele: si narra che, durante l\u2019invasione dei turchi a Sorrento, un gruppo di fuggitivi, scampati al saccheggio e alla prigionia, si rifugi\u00f2 sul Monte Faito per chiedere aiuto al Santo, il quale fece sgorgare dalla statua gocce di sudore. Il giorno dopo la citt\u00e0 fu liberata dagli invasori.<\/p>\n<link rel=\"import\" href=\"http:\/\/deep.routetopa.eu\/deep\/COMPONENTS\/datalets\/barchart-datalet\/barchart-datalet.html\" \/><div class=\"rtpa-lazy rtpa-hide\" data-datalet=\"\"><\/div>\n<p><strong>(in collaborazione con il gruppo di lavoro SNECS e CHIS composto da Marianna Aliberti, Maria Anna Ambrosino, Vanja Annunziata, Giuliano Gambino, Carmela Luciano)<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"slide-text-bg2\">\n<h3>Il culto micaelico si svilupp\u00f2 presso i Longobardi dopo la conversione dall\u2019arianesimo al cattolicesimo, avvenuta alla fine del VI secolo<\/h3>\n<\/div>\n<div class=\"flex-btn-div\"><a href=\"http:\/\/www.hetor.it\/site\/il-culto-micaelico-in-campania\/\" class=\"btn1 flex-btn\">Leggi tutto<\/a><\/div>\n","protected":false},"author":19,"featured_media":452,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[18],"tags":[],"coauthors":[38],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v23.0 - 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