Scuole & Open Data: la cultura vince!

Evento conclusivo dei progetti di Alternanza Scuola – Lavoro 2018-2019 con il Progetto Hetor

Martedì 28 Maggio 2019 si è tenuto, presso l’Aula P1 dell’Università degli Studi di Salerno, l’evento finale dei progetti di Alternanza Scuola – Lavoro.

Le scuole coinvolte nelle attività con il Progetto Hetor hanno presentato i risultati del lavoro svolto durante il loro percorso.

Gli studenti hanno lavorato nell’ambito della valorizzazione del patrimonio culturale della Regione Campania, contribuendo alla creazione di dataset pubblicati con licenza open e consultabili sul nostro sito.

Hanno aperto la giornata i saluti del Prof. Vittorio Scarano, Dipartimento di Informatica dell’Università degli Studi di Salerno, che ha ringraziato tutti i presenti per l’impegno profuso e per la riuscita del progetto.

 

Inoltre, ha preso parte all’evento la Dott.sa Angela Cocchiarella, rappresentante del Team Open Data della Regione Campania, che ha illustrato ai ragazzi l’importanza dei dati, della figura del data analyst e ha presentato il nuovo sito dedicato agli Open Data messo a punto dalla Regione lo scorso aprile.

Prima di concludere, la Dott.sa Cocchiarella ha invitato gli studenti a partecipare al contest “Rappresenta il dataset”, indetto proprio dalla Regione Campania sul tema degli Open Data, che darà la possibilità ai vincitori di trascorrere una intera giornata al Polo Tecnologico di San Giovanni a Teduccio, dove è ubicata la Apple Developer Academy, la prima scuola europea per sviluppatori di App.

 

Successivamente la parola è passata ai ragazzi, che hanno esposto le attività svolte durante il loro percorso di Alternanza Scuola – Lavoro con il progetto Hetor.

Le scuole che hanno partecipato sono:

  • Liceo Scientifico Statale P.S. Mancini – Avellino (Av)
  • ProfAgri Salerno – sede di Castel San Giorgio (Sa)
  • I.I.S. Besta-Gloriosi – Battipaglia (Sa)

Liceo Scientifico Statale P.S. Mancini – Avellino

Gli studenti dell’Istituto P.S. Mancini hanno realizzato un dataset:

  • Il complesso monumentale dell’ex Carcere Borbonico di Avellino – Sezione scientifica – Dataset relativo al materiale presente nella sezione scientifica dell’Ex Carcere Borbonico di Avellino, realizzato partendo dalle schede catalogative realizzate dal prof. Gateano Abate.
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ProfAgri Salerno – sede di Castel San Giorgio

Gli studenti dell’Istituto ProfAgri hanno realizzato 5 dataset:

  • Foreste regionali in Campania – Questo progetto è stato realizzato con lo scopo di individuare le caratteristiche, i proprietari, la denominazione, la geo-localizzazione, gli animali, la vegetazione e tante altre informazioni delle foreste presenti nella regione Campania;
  • Boschi da seme in Campania – Censimento dei boschi da seme presenti nel territorio campano, partendo dal file predisposto dalla regione Campania;
  • Fattorie sociali in Campania  Raccolta di tutte le informazioni relative alla caratterizzazione delle Fattorie Sociali presenti nel territorio campano, partendo dal file predisposto dalla Regione Campania;
  • Presidi Slow Food in Campania  Censimento dei prodotti slow food in Campania, partendo dal sito della Fondazione. L’analisi e la ricerca dei dati, partita dal sito della Fondazione Slow Food è stata volta alla conoscenza dei prodotti tipici locali.I prodotti riportati provengono dalle diverse province campane e ognuno presenta caratteristiche uniche del proprio genere;
  • Agriturismi in Campania – Provincia di Salerno – Censimento degli Agriturismi presenti sul territorio di Salerno e provincia. L’analisi e la ricerca dei dati, partita dal file predisposto dalla regione Campania, è stata volta alla determinazione delle principali caratteristiche richieste in genere ad una Agriturismo.
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I.I.S. Besta – Gloriosi – Battipaglia

Gli studenti dell’Istituto Besta – Gloriosi hanno realizzato 2 dataset:

  • StartUp e Piccole Medie Imprese – Provincia di Salerno  Censimento delle StartUp e delle Piccole Medie Imprese della provincia di Salerno, realizzato attraverso l’utilizzo del sito della Camera di Commercio http://startup.registroimprese.it;
  • Aziende di Battipaglia ed Eboli – Il dataset contiene informazioni riguardanti tutte le aziende del territorio di Battipaglia e Eboli, suddivise per tipologia di attività. Le informazioni sono state fornite direttamente dalla Camera di Commercio.
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L’evento è stato concluso dal Dott. Gianluca Santangelo, esperto in Beni culturali, che dopo aver ascoltato i lavori e discusso sui temi affrontati, si è congratulato con le scuole per i risultati raggiunti, ringraziando anche docenti e tutor dei vari Istituti che hanno espresso il loro entusiasmo per il progetto e la volontà di continuare la proficua collaborazione anche per l’anno prossimo.

Artigianato artistico in Campania

L’artigianato, in particolare quello artistico, costituisce una fonte fondamentale per la ricostruzione della storia di una civiltà in tutti i suoi aspetti.

Le opere che ci hanno lasciato gli artigiani sono una vera e propria testimonianza che ci aiuta a comprendere l’evoluzione di un popolo, le sue ricchezze, le attività produttive e ci consente di ricostruire i mutamenti dei gusti e delle esigenze della popolazione, le sue sensibilità artistiche e culturali.

Anche l’Unesco, nella Dichiarazione del 1997 all’art. 7, ha sostenuto quanto sia importante la salvaguardia della diversità del patrimonio culturale, inteso come bene immateriale che le attuali generazioni dovranno trasmettere alle future.

Inoltre, l’artigianato gioca un ruolo fondamentale nel rapporto tra “mondo locale e mondo globale” e, dunque, non rappresenta solo una importante testimonianza del nostro territorio, bensì anche una vera e propria forza produttiva nella quale i prodotti mantengono la loro identità locale esprimendone la storia e la cultura, integrandosi al contempo nel mercato globale.

 

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L’ARTIGIANATO ARTISTICO IN CAMPANIA

La Campania è una delle regioni italiane dove l’artigianato artistico rappresenta una voce importante nella cultura e nell’economia locale. Storia, cultura e tradizione si fondono così in oggetti e manufatti unici dal sapore antico e apprezzati ancora oggi in tutto il mondo.

La produzione artigianale tipica della Campania ha origini molto antiche: basti pensare che già Carlo III di Borbone apprezzava i manufatti artigianali e l’arte locale. In alcuni casi, infatti, si tratta di vere e proprie opere d’arte, pezzi unici realizzati interamente a mano da abili artigiani che si tramandano i segreti del mestiere di generazione in generazione.

La bottega è il luogo per eccellenza di formazione dei giovani dove apprendere “il mestiere”. Tale funzione fu svolta prevalentemente in epoca preindustriale, mentre nell’Ottocento e nella prima metà del Novecento il compito degli artigiani maestri fu affiancato dalle scuole d’arte (per il corallo, per l’intarsio, per la seta, ecc.).

 

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Tra le caratteristiche peculiari dell’artigianato campano, abbiamo:

  • la trasposizione delle tradizioni e delle bellezze naturali e archeologiche locali nelle creazioni artigianali. Ciò vale per la lavorazione dell’intarsio, del corallo e della ceramica di Capodimonte, di Vietri e di Ariano Irpino.
  • il processo di aggregazione degli artigiani, che in Campania si rafforzò fra la seconda metà del Settecento e la prima metà dell’Ottocento, quando furono create grandi imprese che producevano seta, ceramiche e corallo. Dalla prima metà dell’Ottocento, invece, si ebbe un processo inverso di frantumazione delle grandi imprese in numerose piccole aziende artigiane, in particolare per quanto riguarda la lavorazione della seta, del corallo e della ceramica.
  • la capacità di commercializzare i prodotti sui mercati internazionali. La produzione del corallo, della seta e dell’intarsio, insieme all’abbigliamento e ai prodotti della moda, oggi costituiscono un fattore importante nell’economia nazionale.
  • la crescita delle piccole imprese e dell’artigianato, negli ultimi venti o trenta anni, grazie alle iniziative degli enti locali – regioni, province e comuni – per favorire la valorizzazione dell’artigianato artistico, accompagnati dalla crescita del turismo, che diffonde nel mondo le bellezze naturali e culturali del Mezzogiorno.

 

 

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LE PRODUZIONI ARTIGIANALI NELLE DIVERSE AREE DELLA REGIONE

Ciò che contraddistingue la produzione artigianale è la creatività individuale dell’artigiano, che si esprime attraverso competenza e tecnica. L’artigianato artistico rispetto al consumatore rappresenta una esperienza di acquisto di prodotti a forte valenza artistica e culturale, un’esperienza che si alimenta dalla consapevolezza che i manufatti sono unici e non derivano da processi produttivi seriali e standardizzati.

In quest’ottica, l’artigianato artistico può essere uno strumento strategico ed efficace di promozione della Campania, le cui diversità territoriali, implicano anche diversità e specificità culturali. Infatti, i vari tipi di lavorazione artigianale a seconda delle attività produttive, sono concentrate in determinate aree geografiche della regione:

  • la costiera amalfitana per quanto riguarda le cartiere e le ceramiche;
  • la costiera sorrentina con intarsi pregiati;
  • le isole di Procida e Ischia per l’arte del merletto;
  • l’area casertana per la produzione di gioielli e le seterie;
  • l’area beneventana per le ceramiche e la lavorazione della paglia;
  • l’area avellinese per le ceramiche, la lavorazione della paglia, l’arte del merletto e la lavorazione delle pelli;
  • l’area del napoletano per la lavorazione di coralli e cammei; la sartoria, i presepi, le porcellane, l’oreficeria, la liuteria e la lavorazione dei metalli.

 

 

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LE ASSOCIAZIONI E I CONSORZI DELL’ARTIGIANATO IN CAMPANIA

L’artigianato artistico campano, pur connotandosi come un sistema imprenditoriale polverizzato e rarefatto, presenta aggregazioni di imprese su base territoriale sviluppatesi in base alle diverse vocazioni produttive di ciascuna realtà artigianale.

Le antiche aree di insediamento artigianali artistiche sono in parte cambiate, il legame territoriale ha perso spesso il riferimento preciso e originario ma il collegamento con la grande tradizione del passato resta vivo grazie anche ad antichi opifici spesso a carattere familiare e botteghe storiche, talvolta riunite in associazioni che nel tempo hanno preso forma aggregando le diverse realtà sempre più sparse.

 

 

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Talvolta le aggregazioni sono scaturite da normative nazionali o locali per l’artigianato e la sua tutela, come nel caso del sistema ceramicolo di Vietri che, in seguito ad una legge del 1990, ha alimentato la formazione di una associazione territoriale ceramicola.

In altri casi, si tratta di associazioni di artigiani specializzati appartenenti a territori ben definiti come per l’associazione degli intarsiatori di Sorrento o dei poli ceramicoli minori, o il circuito dei produttori di presepi che assume la forma di aggregato territoriale non organizzato.

Forme consortili finalizzate a creare vantaggi logistici commerciali o altri servizi di rete animano, invece, esperienze quali quelle del Tarì, di Oromare o ancora del consorzio Borgorefici, tutte sviluppatesi nell’ambito della produzione di gioielli nelle quali la componente artigiana ancorché ben rappresentata è comunque minoritaria.

 

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Durante tutto l’anno, molte sono le iniziative e le esposizioni organizzate, sia a livello locale che nazionale e internazionale, al fine di promuovere l’artigianato artistico campano. Seguiteci per essere sempre aggiornati sulle novità.

Intanto, se avete voglia di organizzare un vostro tour personalizzato per questi giorni di festa che verranno, potete consultare la nostra mappa con i luoghi di esposizione permanenti delle produzioni artigianali campane.

 

 

 

 

“Ah, che bellu cafè, sulo a Napule ‘o sanno fa’”

Così cantava Modugno, e non solo lui… Pino Daniele con la sua “tazzulella e cafè” ha creato un vero e proprio atto di denuncia della societàMa non solo musica… Come dimenticare la celebre scena di Eduardo De Filippo nel film “Questi Fantasmi” in cui il grande maestro spiega la preparazione del caffè. Il mondo dell’arte napoletana è pieno di esempi come questi. Eppure… il prodotto della tradizione campana più amato non è certificato!

Il caffè a Napoli è una cosa seria!

Di mattina, il suo profumo invade le strade, lo si percepisce dappertutto. Per i napoletani non è una semplice bevanda da consumare al risveglio, dopo pranzo o al bar in compagnia. Il caffè a Napoli è un rituale, rappresenta un vero e proprio culto. E rifiutarlo, se offerto, equivale quasi ad un’offesa. Potremmo quasi affermare che i napoletani hanno il caffè nel sangue!

Eppure, un prodotto della tradizione così radicato nella cultura partenopea come il caffè non lo ritroviamo tra i prodotti certificati della Regione Campania.

Ma com’è nata la tradizione del caffè a Napoli? E come è diventato così famoso in tutto il mondo?

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TRA STORIA E LEGGENDE

E’ difficile pensare che a Napoli il caffè si sia diffuso molto più tardi rispetto ad altre città europee, eppure è proprio così!

La pianta del caffè è originaria dell’Abissinia, attuale Etiopia, e da qui si diffuse in Arabia e in Turchia. Nel Seicento, i chicchi neri dell’arabo qahwa giunsero in Europa a bordo delle navi dei mercanti veneziani, partendo proprio dalla Turchia, dove la parola kahve fu italianizzata in caffè. Ma fu Vienna la prima città europea che ne fece una vera e propria istituzione, dando vita, alla fine del XVII secolo, ai primi Kaffeehaus, i famosissimi caffè viennesi.

Ma come è arrivato il caffè a Napoli? Esistono diverse teorie e leggende, tuttavia una di quelle più ampiamente condivise è legata a Maria Carolina D’Asburgo, moglie di Ferdinando di Borbone. Si racconta che fu proprio lei a portare dalla capitale dell’impero austriaco la tradizione del caffè e, sotto consiglio della sorella Maria Antonietta di Francia, del croissant. Un fatto curioso racconta che addirittura Maria Carolina, prima di avviarsi al patibolo, fece richiesta di una tazza di caffè. Che si tratti di storia o leggenda, furono comunque le due sorelle austriache a diffondere in tutta Europa la bevanda che tanto amiamo, creando i presupposti per il più classico abbinamento mattiniero della colazione al bar: caffè e cornetto.

In principio il caffè a Napoli era consumato solo da una ristretta élite e addirittura si pensava portasse male. La Chiesa, infatti, pensava che fosse la bevanda del diavolo e si dice che Papa Clemente VIII abbia esclamato ai suoi cardinali: “Questa bevanda del diavolo è così buona… che dovremmo cercare di ingannarlo e battezzarlo”. Solo agli inizi dell’800, il caffè ha iniziato a essere apprezzato da tutti, tanto da far nascere una figura ormai scomparsa, il caffettiere ambulante: girando per le strade della città, i caffettieri ambulanti fornivano il caffè ai cittadini più frettolosi, gridando per strada anche il nome del Santo del giorno.

 

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L’ARTE DEL CAFFE’ NELLA CULTURA NAPOLETANA

Oggi i carrettini ambulanti non esistono più, anche se recentemente dei giovani ragazzi di Napoli stanno tentando di riportare in auge questa tradizione; ma il caffè, come duecento anni fa, è ancora parte integrante della cultura napoletana, un vero e proprio rito quotidiano, sinonimo di pausa, di incontro. “Ci prendiamo un caffè?” è una frase che tra amici potrebbe significare “ho bisogno di parlarti”. Agli ospiti la prima domanda che viene fatta è: “ti posso offrire un caffè?” ma a volte non viene neanche chiesto e si fa direttamente!

La preparazione del caffè “in casa” costituisce un vero e proprio rituale e ogni napoletano ha i suoi trucchi e i suoi procedimenti, proprio come un vero alchimista. Nella tradizione napoletana il caffè viene realizzato con la cuccumella, comunemente detta “caffettiera napoletana” o semplicemente “napoletana”. In realtà, non tutti sanno che la caffettiera napoletana ha origini francesi, essendo stata ideata dal parigino Morize nel 1819, e successivamente perfezionata a Napoli.

Nel corso degli anni, la cuccumella è stata sostituita dalla moka, inventata negli anni ’30 e commercializzata a partire dal secondo dopoguerra, poiché il suo utilizzo è più semplice e veloce.
Se già con la moka non è proprio facilissimo preparare un buon caffè, l’utilizzo della cuccumella richiede delle vere e proprie abilità. Pensate che fino ad alcuni decenni fa si doveva addirittura comprare il caffè in chicchi, tostarlo e infine macinarlo a mano, una vera e propria arte da veri intenditori.

 

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Ma non è finita qui, poiché il procedimento di preparazione non è meno complicato: prima di tutto, bisogna fare attenzione alla quantità di acqua e a posizionare e pressare in modo giusto la polvere nel filtro, trovare il punto giusto di bollitura, realizzare con estrema maestria il capovolgimento della caffettiera e la percolazione (cioè il processo di discesa dell’acqua), oltre a vari trucchi come il famoso cuppetiello suggerito da Eduardo De Filippo, e il mezzo cucchiaino di polvere nell’acqua ancora fredda, in modo che cominci ad aromatizzarsi mentre è ancora sul fuoco. Un rituale tanto minuzioso non può che dar vita ad un caffè straordinario.

Ma non temete! Se non possedete l’arte dell’alchimista napoletano, fuori casa, in ogni angolo di strada, è possibile gustare un tipico caffè napoletano, altrettanto preparato ad arte. Infatti, forse non tutti sanno che l’esecuzione dell’espresso napoletano deve rispettare cinque regole, le famose “5 M” codificate dai maestri caffettieri napoletani.

  • M-iscela. Una delle particolarità del caffè napoletano, che lo differenzia da quello delle altre regioni italiane, sta nella particolare tostatura dei chicchi, realizzata dalle sapienti mani dei torrefattori locali, lenta e ad alta temperatura, così da donare un colore più scuro al chicco. Inoltre, la miscela è composta di qualità arabica e robusta (in minore percentuale). Di qui il tipico gusto forte e intenso dell’espresso napoletano e la caratteristica formazione superficiale di uno strato denso e cremoso.
  • M-acchina. A differenza di altre zone d’Italia, i baristi napoletani prediligono la macchina a leva, che consente di preparare non solo un prodotto di maggior qualità ma un maggior numero di caffè contemporaneamente.
  • M-acina. Solo con una macina regolata in maniera corretta il caffè sarà realizzato ad arte.
  • M-ano. Quella del barista, che esegue il procedimento guidato dall’esperienza maturata con gli anni, con passione e curiosità per la materia.
  • M-anutenzione (e pulizia) della macchina e di ogni suo componente ed accessorio.

 

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Si dice che affinché l’espresso napoletano sia realizzato e gustato nel modo giusto, alle “5 M” devono aggiungersi due segreti: l’acqua di Napoli, dalle importanti qualità organolettiche, e la tazzina in ceramica bianca e senza decori interni, rigorosamente bollente, che fanno sì che il caffè conservi la temperatura di estrazione e non si alteri nel gusto e nell’aroma. Infatti, ben più nota delle “5 M” è la regola delle “4 C”: per un caffè espresso napoletano che si rispetti, dopo avere portato la tazzina alle labbra, l’avventore pronuncia la frase rituale comme coce chistu cafè”.

Senza le famose “4 C”, sarebbe soltanto un espresso e non un vero espresso napoletano. Inoltre, un ultimo appunto riguarda il servizio: a Napoli non si serve mai “soltanto” il caffè. Il rituale prevede che la tazzina sia accompagnata da un bicchiere d’acqua fresca, inclusa nel prezzo, e che questo venga sempre bevuto prima del caffè, in quanto pulisce il palato e aumenta la percezione dell’aroma del caffè. Attenzione, bere acqua subito dopo aver bevuto il caffé a Napoli è considerata una grave offesa nei confronti del barista che vi ha servito, poiché significa che il caffè non vi è piaciuto!

A Napoli il caffè costituisce anche un atto solidale: il caffè sospeso è una tradizione molto antica posta in essere dagli avventori dei bar di Napoli mediante il dono della consumazione di una tazzina di caffè espresso a beneficio di uno sconosciuto che ne fa richiesta. Oggi, questa pratica si è diffusa un po’ in tutto il mondo, ma a Napoli ebbe inizio durante la Seconda Guerra Mondiale, quando, in tempi molto difficili, la gente era solita pagare due tazze di caffè: una per sé, ed una per chi non poteva permetterselo.

UN PRODOTTO DA TUTELARE

Il caffè costituisce una bevanda amata in tutto il mondo e per questo nel 2015 è stato istituito l’International Coffee Day, la Giornata Internazionale del Caffè, al fine di rendere visibile l’intero circuito che attraversa il raccolto del caffè, dalle aziende agricole fino alla preparazione nelle mense, nei bar e nei locali in genere.

A livello nazionale, dal 1998, il caffè viene tutelato e preservato dall’Istituto Nazionale Espresso Italiano, che si impegna a difendere l’espresso italiano di qualità attraverso una certificazione riconosciuta dal CSQA (certificato di conformità numero 214 del 24 settembre 1999, DTP 008 ed. 1) che prevede esclusivamente l’impiego di miscele certificate, macinadosatori e macchine qualificate e operatori abilitati.

Tuttavia, nel corso del nostro articolo abbiamo ampiamente messo in evidenza le particolarità del caffè napoletano, che si differenzia da quello delle altre regioni italiane, un vero e proprio prodotto tipico locale che però non ha avuto ancora un riconoscimento ufficiale. L’Associazione Espresso Napoletano, che ha sede nella Galleria Principe di Napoli, è nata allo scopo di tutelare e valorizzare il caffè espresso napoletano e l’arte del barista.

 

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Al pari dei prodotti tipici e delle specialità tradizionali, anche l’espresso costituisce un vero e proprio patrimonio partenopeo, sinonimo di “Italia” nel mondo. Come la pizza e l’arte dei pizzaioli, il caffè e l’arte dei baristi meritano azioni di tutela e valorizzazione e un riconoscimento ufficiale che ne certifichi e preservi il valore.

A questo punto è arrivato il momento di prepararci un buon caffè, seguendo le regole dell’arte napoletana, sperando che al più presto venga riconosciuta ufficialmente.

Vacanze in Costiera Sorrentina

Il nostro viaggio tra le bellezze della Costiera sorrentina continua…
Meta

Il piccolo borgo di Meta si trova nella parte finale della costiera sorrentina e proprio la sua posizione geografica ha dato il nome a questo luogo. Infatti, la chiesa più importante del paese, la Basilica della Madonna del Lauro, è stata costruita sui resti di un antico tempio dedicato alla dea Minerva che segnalava il punto finale della penisola. Ed è proprio la chiesa del Lauro ad annunciare ai visitatori provenienti da Punta Scutolo, l’arrivo nel comune di Meta.

Meta offre ai visitatori non solo panorami mozzafiato ma anche prodotti enogastronomici di eccellenza. L’intera costiera sorrentina, infatti, può vantare la presenza di una serie di aziende biologiche che accrescono l’importanza del territorio.

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Vico Equense

Il territorio di Vico Equense è il più esteso della Penisola sorrentina perché comprende, oltre la cittadina omonima, una serie di piccoli borghi, detti Casali, posti su morbide alture fitte di agrumeti, viti ed olivi e sorti come estremo rifugio degli abitanti di queste zone.

In effetti, Vico Equense era priva di qualsiasi costruzione difensiva e per questa ragione fu preda di numerosi attacchi. Fu solo alla fine del XIII secolo che la città fu circondata da mura difensive e fu costruito il castello Giusso, una struttura militare e residenziale. La tradizione vuole che il castello sia stato edificato da Carlo II d’Angiò, con lo scopo sia di difendere il piccolo borgo di Vico Equense, sia di utilizzarlo come residenza estiva; tuttavia l’ipotesi più accreditata è che il maniero sia stato costruito dal feudatario Sparano di Bari, ottenendo anche un finanziamento dal re angioino.

Nel corso degli anni la struttura ha subito notevoli mutamenti che ne hanno alterato l’aspetto originario. Oggi viene utilizzato per cerimonie, meeting ed esposizioni d’arte. Della sua fisionomia originale rimane ben poco, solo parte della cinta muraria ed una terrazza sul mare.

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Per i turisti che fanno tappa a Vico Equense vi è anche la possibilità di visitare alcuni importanti musei:

  • Museo Mineralogico Campano: la struttura culturale è stata inaugurata il 22 ottobre del 1992 e costituisce uno dei musei scientifici più importanti della Regione Campania per il numero, la varietà e la rarità dei campioni esposti.
  • Antiquarium “Silio Italico”: Il museo ospita circa 200 reperti di varie civilta (greca, etrusca, italiche) disposti in tre sale, testimonianza dell’antico insediamento urbano che comprende un periodo che va dal VII al III secolo a.C. Il moderno allestimento attraverso pannelli didattici ricostruisce anche le vicende della Necropoli dove, in varie fasi a partire dal 1956, sono state rinvenute circa 200 tombe.
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Il territorio di Vico Equense e della Penisola Sorrentina in generale vanta una lunga tradizione di cultura cinematografica. Per tale ragione è stata allestita una mostra permanente della cultura filmica con l’intento di creare un vero e proprio “Museo del Cinema del territorio e della Penisola Sorrentina” ove sia possibile ripercorrere, attraverso centinaia di immagini, manifesti, documenti d’epoca e testimonianze multimediali, quella che appare come la vera epopea del cinema nel territorio.

L’importanza che il cinema riveste sul territorio è ulteriormente testimoniata dal Social World Film Festival, la Mostra Internazionale del Cinema Sociale, un festival che vuole coniugare la passione per il cinema dei giovani con importanti temi sociali, il tutto nella splendida cornice della Costiera Sorrentina. Quest’anno la 8a edizione si terrà dal 29 luglio al 5 agosto a Vico Equense.

Il Social World è promotore del primo ed unico monumento al cinema in Italia, The Wall of Fame che raccoglie gli autografi dei grandi della cinematografia italiana ed internazionale.

Castellammare di Stabia

Castellammare di Stabia trae il suo nome dalla presenza del Castello Medievale che sorge a 101 metri di altitudine e sovrasta il paese e il Golfo di Napoli. Edificato dal Duca di Sorrento come fortezza di frontiera del suo dominio, fu restaurato da Federico II di Svevia e poi ricostruito dagli Angioini. Non più adatto alle esigenze difensive del tempo, fu rifatto e rinforzato da Alfonso D’Aragona. Ancora funzionante nei secoli del viceregno spagnolo, cominciò a declinare nel XVIII secolo.

Da quel momento non si hanno notizie esatte del Castello ma si sa solo che fu abbandonato divenendo un rudere fino agli anni 1930, quando il castello fu acquistato da Eduardo De Martino, il quale ne iniziò il restauro che fu completato dal figlio. Oggi quindi è proprietà privata e lo si può vedere solo dall’esterno o durante gli eventi che vengono organizzati durante l’anno.

Una curiosità divertente che riguarda il territorio sorrentino coinvolge il munaciello o monaciello, uno spiritello leggendario del folclore napoletano, di natura sia benefica che dispettosa, che viene generalmente rappresentato come un ragazzino deforme o una persona di bassa statura.

La figura del munaciello è molto radicata nella cultura di Castellammare di Stabia. Basti pensare che gli è stata intitolata una strada, «via Monaciello», poiché si dice che in tale luogo egli apparisse per aggredire i malcapitati di passaggio, approfittando del calar della notte.

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La grotta di San Biagio, originariamente dedicata ai santi Giasone e Mauro, è situata ai piedi della collina di Varano. Secondo studi recenti questo Ipogeo, cioè costruzione sotterranea, fu utilizzata dai romani per la costruzione delle loro ville di otium. Difatti questa grotta è costituita da materiale tufaceo, quindi, in origine, avrebbe potuto essere una grotta naturale, ampliata dai Romani per l’estrazione del tufo da costruzione. Secondo un’altra ipotesi, invece, la grotta è nata come strada di collegamento sotterranea tra la spiaggia e la Villa Arianna, che all’epoca si trovavano a pochi metri l’una dall’altra.

Le prime testimonianze di epoca post romana risalgono al V-VI secolo. Secondo alcuni autori questa grotta di epoca romana fu trasformata, forse, dai primi cristiani in catacomba e successivamente in chiesa dai monaci Benedettini, divenendo il centro spirituale della città, arricchito al suo interno da un pregevole ciclo di affreschi di epoca altomedievale. Recenti lavori di restauro hanno svelato l’esistenza di un cimitero paleocristiano.

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Tra i numerosi luoghi della cultura individuati dal MIBACT vi sono sicuramente gli scavi di Stabiae, luogo che aveva un importante ruolo strategico e commerciale già in età arcaica (VIII secolo a.C.). Il maggior addensamento abitativo va collocato tra la distruzione della città da parte di Silla (89 a.C.) e l’eruzione del Vesuvio (79 d.C.). In questo periodo, sul ciglio settentrionale del poggio di Varano, sorgono numerose ville in posizione panoramica, concepite prevalentemente a fini residenziali, con vasti quartieri abitativi, strutture termali, portici e ninfei splendidamente decorati.

Villa S. Marco prende il suo nome da una cappella dedicata a S. Marco che si trova nelle strette vicinanze. La struttura fu esplorata in epoca borbonica e riportata alla luce intorno alla metà del 1900. Essa conserva intatto il suo impianto, testimoniando il lussuoso abitare in età romana.

Villa Arianna, scavata in epoca borbonica, rivela un impianto particolare, fortemente condizionato dall’andamento del pianoro su cui si erge. Della villa si conservano, tra gli altri ambienti, il triclinio, con le pitture che si riferiscono al mito di Arianna, e l’atrio dal quale sono stati staccati eleganti quadretti di figure come quello della Flora. Gli affreschi, con frequenti soggetti di miniature, rivelano la finezza e la perizia di realizzazione.

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La penisola sorrentina, oltre alle numerose bellezze già citate, vanta una serie di spiagge Bandiera blu 2018, titolo che ne certifica la qualità ambientale, accrescendo il valore del territorio.

Consultate il nostro dataset completo con tutte le spiagge Bandiera blu 2018 in Campania per scegliere la vostra prossima meta da visitare!

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Il team di Hetor vi augura buone vacanze! Arrivederci a settembre.

Vacanze in Costiera Sorrentina

Questa volta Hetor vi propone un itinerario tra le meraviglie della Costiera sorrentina, tra arte cultura ed enogastronomia…
Un viaggio da non perdere!

 

Massa Lubrense

Il nostro viaggio parte da Massa Lubrense, una tra le mete turistiche più famose d’Italia grazie ai suoi splendidi scenari naturalistici e alle sue antiche tradizioni radicate nel territorio.

Tra i numerosi e ridenti casali che la compongono, l’antico borgo dell’Annunziata rappresenta il più ricco di memorie storiche. Distrutto dagli Angioini e ancora dagli Aragonesi, fu parzialmente riedificato nel Cinquecento. Anche le mura furono rifatte dopo la catastrofe del 1558: ancora oggi si può ammirare parte dell’antica cinta muraria che sorgeva attorno al Castello Aragonese. Della struttura difensiva restano una torre cilindrica ed i bastioni, ma la veduta che si gode dal castello è tra le più suggestive della Costiera Sorrentina.

Il 6 luglio il Castello è stato riaperto al pubblico ed è possibile visitarlo dal venerdì alla domenica dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00.

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Il territorio di Massa Lubrense è conosciuto anche per la presenza di paesaggi naturali incontaminati; ricordiamo, infatti, che il territorio comprende la Baia di IerantoPunta Campanella. Se ve li siete persi, potete trovare tutte le curiosità che riguardano questi luoghi negli articoli precedenti.

 

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Tra i prodotti di eccellenza che troviamo nella zona sorrentina sicuramente degno di nota è il limone IGP, utilizzato per gustose ricette come la famosissima delizia al limone o il liquore di cioccolato al limoncello che fanno parte dei Prodotti Agroalimentari Tipici della Campania.

Proprio questa settimana sarà possibile gustare il limone di Sorrento in tutte le sue gustose varianti tipiche durante la Festa dei Limoni che si terrà dal 13 al 15 luglio nel Largo Vescovado a Massa Lubrense.

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Sorrento

Una delle caratteristiche fondamentali della città di Sorrento è la sua particolare disposizione su di un blocco tufaceo a pareti ripide. Il mare a nord e i profondi burroni circostanti sugli altri lati hanno infatti delimitato naturalmente, per molti secoli, la città antica. Ciò significa che il centro antico, di origine greco-osca, ha all’incirca coinciso con l’area compresa nella cinta muraria cinquecentesca (1551 – 1561) ancora oggi diffusamente in vista.

Della cinta difensiva greca rimane la murazione esistente sotto il piano stradale della Porta Parsano Nuova, visibile attraverso una grata. La città romana si è sovrapposta all’insediamento greco osservandone la pianta urbana e la stessa cinta muraria, che è rimasta a difesa di Sorrento durante tutta l’epoca medievale fino al 1551, quando ebbe inizio il suo rifacimento, completato soltanto nel 1561, dopo la tragica invasione dei turchi.

La nuova cinta muraria di Sorrento fu realizzata dai vicerè spagnoli che conclusero il piano con un Castello a guardia del Paino verso Napoli. Dopo la demolizione del Castello e delle porte principali a fine ‘800, è rimasto solo il tratto meridionale dell’antica mutazione del ‘500. Oggi, le mura vicereali rappresentano l’unico esempio, nell’Italia Meridionale, di cinta muraria dell’epoca spagnola.

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Nel luogo che oggi ospita il Cimitero civico un tempo sorgeva un Monastero intitolato a San Renato, che ha ospitato Torquato Tasso nel 1577 e dove si pensa che lo stesso santo abbia vissuto anticamente.

L’epoca in cui fu eretto il Monastero di San Renato è estremamente incerta. Secondo alcuni questo avrebbe inglobato un preesistente convento dei monaci di Montecassino, la cui presenza a Sorrento è testimoniata da un documento del 778. Tuttavia, alla fine dell’800 fu deciso di abbattere tutto per costruire il camposanto che porta lo stesso nome dell’antico Monastero.

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Sorrento ha ispirato numerosi artisti, scrittori e registi; tra le numerose canzoni dedicate a questa città, la più conosciuta è sicuramente Torna a Surriento, che fu cantata nel testo e nella musica attuali per la prima volta nel 1904 a Napoli, in occasione della Piedigrotta Garibaldi.

Inoltre, nel 1955 Sorrento costituì il set principale del film Pane amore e… per la regia di Dino Risi e con Sophia Loren e Vittorio De Sica.

Piano di Sorrento

Piano di Sorrento si estende lungo la parte centrale della Penisola ed è racchiuso fra le due coste, quella meridionale, amalfitana, che si affaccia sul Golfo di Salerno, e quella settentrionale, sorrentina che si affaccia sul Golfo di Napoli. Ai tempi dei romani, questa zona veniva denominata Planum o Planities. Era infatti un territorio piano posto ad est del Municipium romano di Sorrento.

La città ospita il Museo archeologico territoriale della penisola sorrentina Georges Vallet, inaugurato il 17 luglio 1999, che è nato con l’intento di raccogliere i reperti archeologici ritrovati nella penisola sorrentina, fino a quel momento divisi tra vari musei.

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Il vino in Penisola Sorrentina ha una storia antichissima, basti pensare che già Plinio e Marziale nei loro scritti parlano della fabbricazione di speciali anfore costruite per contenere il nettare di Bacco. In particolare, vi sono due vitigni che hanno caratterizzato nei secoli la produzione vinicola della Penisola Sorrentina: il San Nicola, che lega il suo nome a un vino dal gusto amabile e dal bouquet molto delicato, riscontrabile solo sul territorio delle coste sorrentine e amalfitane; l’altro tipo di uva è la sanginella, riconoscibile da acini duri, grandi e ovali dal gusto particolarmente gradevole. Tuttavia, questi due vitigni originari, nell’ottica della trasformazione delle colture, stanno scomparendo per dare luogo a nuove vigne.

Piano di Sorrento è uno dei comuni compresi nella zona di produzione delle uve destinate al vino DOC “Penisola Sorrentina” ed è uno dei maggiori produttori, come è possibile vedere anche dalla datalet:

 

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Sant’Agnello

Oltre al vino, la costiera sorrentina offre tanti generosi prodotti dell’agricoltura, dalle noci alle arance, passando per i limoni IGP ed il famoso olio d’oliva DOP che hanno da tempo raggiunto una notorietà che supera i confini nazionali.

A Sant’Agnello, in particolare, viene coltivato il pomodoro sorrentino, che è un ortaggio da mensa rotondeggiante e costoluto, di colore rosso con sfumature verdi alla raccolta, dal sapore dolce e delicato.

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Sant’Agnello è un piccolo centro compreso tra i comuni di Piano di Sorrento e Sorrento. Anche se divenuto autonomo solo nel 1866, la sua storia affonda le radici nella preistoria. Lungo la costa ancora oggi sopravvivono importanti testimonianze archeologiche, fra cui la peschiera sottostante il promontorio di Punta san Francesco, a cui si accede attraverso un sentiero scavato in parte nel costone tufaceo e che collega il mare con Villa Nicolini, una splendida dimora costruita all’inizio del Novecento e recentemente ristrutturata.

Altre importanti testimonianze del passato sono la calata a mare de “Il Pizzo”, forse l’ultimo grande polmone verde della penisola sorrentina sottratto alla cementificazione selvaggia degli ultimi decenni, e l’approdo del Golfo del Pecoriello, un meraviglioso angolo di natura selvaggia dominato dalla splendida villa che fu dello scrittore americano Francis Marion Crawford che scelse di vivere a Sant’Agnello e dove ancora oggi riposa.

La prima parte del nostro tour finisce qui… ma non temete, torneremo la prossima settimana per completare il viaggio tra le bellezze della Costiera Sorrentina.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutte le curiosità più interessanti sulle aree naturali della Campania

La settimana scorsa vi abbiamo presentato i Parchi e le Oasi in Campania. Questa settimana vogliamo dedicarci agli amanti del mare, raccontandovi le curiosità che riguardano il nostro splendido territorio.

LE RISERVE MARINE

Punta Licosa è parte della Riserva Marina di Castellabate, da Punta dell’Ogliastro alla Baia del Sambuco. L’isoletta è sotto tutela biologica marina e rappresenta uno dei primi esempi di parco marino in Italia, essendo stato istituito nel 1972.

Il suo nome deriva da una leggenda che racconta della trasformazione della sirena Leucosia che, dopo essersi gettata dalla rupe per un amore non corrisposto, si tramutò in scoglio.

Punta Licosa rappresenta un vero e proprio tesoro sia per la sua fascia costiera che per la riserva marina: spiagge, fondali ed insenature che si fondono in una naturale armonia. L’accesso a Punta Licosa è possibile attraverso due strade poste nelle frazioni di Ogliastro Marina e San Marco di Castellabate. Tuttavia, essa è raggiungibile solo a piedi o in bici e dona ai suoi esploratori panorami incredibili.

I PARCHI SOMMERSI

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Il Parco Archeologico Sommerso di Baia è stato istituito il 7 agosto 2002 e si estende lungo il litorale di Bacoli e Pozzuoli.

Alcune delle strutture sommerse al momento sono insabbiate ma sono già state studiate, altre sono state individuate solo tramite foto aeree. Tra i principali edifici sommersi, quelli visibili sono: il ninfeo imperiale di Punta Epitaffio, la villa dei Pisoni, la villa “a protiro”, così chiamata per la presenza di un portico all’ingresso. Inoltre, è possibile vedere i resti di un settore dello spazio urbano, in particolare alcune tabernae, i resti di un complesso termale e una peschiera a pianta semicircolare all’estremità meridionale dell’insenatura. Del Portus Julius, invece, è stata esplorata solo un’area campione.

Gli arredi scultorei di questi complessi edilizi, restituiti grazie agli scavi subacquei effettuati nel secolo scorso, sono attualmente esposti nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei, a Baia. Lo straordinario valore di tali siti è dato non solo dal notevole stato di conservazione dei reperti archeologici, ma anche dal loro valore storico archeologico oggettivo. Inoltre, la presenza di particolari ecosistemi sommersi rendono questi luoghi degli ambienti di valore naturalistico rilevante, quasi come una piccola Atlantide romana.

L’area è sempre aperta ma la visita si può effettuare solo previa prenotazione al centro visite AMP (Area Marina Protetta) Baia.

Il Parco Sommerso di Gaiola è stato istituito il 7 agosto 2002 e prende il nome dai due isolotti che sorgono a pochi metri di distanza dalla costa di Posillipo, nella parte nord occidentale del Golfo di Napoli. Con una superficie di appena 41,6 ettari, il Parco si estende dal Borgo di Marechiaro fino alla Baia di Trentaremi, racchiudendo verso il largo parte del grande banco roccioso della Cavallara.

Il Parco Sommerso di Gaiola deve la sua particolarità alla fusione tra aspetti vulcanologici, biologici e storico-archeologici. Infatti, rappresenta un importante sito di ricerca, formazione, divulgazione scientifica ed educazione ambientale per la riscoperta e valorizzazione del patrimonio naturalistico e culturale del Golfo di Napoli.

Nell’ambito delle attività finalizzate alla valorizzazione e divulgazione scientifica delle risorse naturalistiche e storico-archeologiche dell’Area Marina Protetta, vengono proposti diversi itinerari di visite guidate in compagnia degli esperti del Parco, per riscoprire le meraviglie di questa costa attraverso differenti punti di vista.

LE AREE MARINE

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L’Area Marina Protetta Punta Campanella è una riserva marina istituita nel 1997. È situata nella parte settentrionale del Golfo Di Salerno e si estende su una superficie a mare pari ad oltre 1500 ettari, tra il comune di Massa Lubrense e il comune di Positano.

Punta Campanella è un territorio affascinante e misterioso in cui storia e leggenda si fondono: secondo l’Odissea, fu il luogo in cui Ulisse incontrò le Sirene ammaliatrici; ma questo è anche il luogo in cui i Greci innalzarono un tempio alla dea Atena, poi convertito dai Romani al culto della dea Minerva.

Tuttavia,  il nome deriva dalla campana che fu costruita in cima alla torre, risalente al 1300, allo scopo di avvistare e lanciare l’allarme in caso di incursioni dei Saraceni che arrivavano dal mare. La “Campanella”, infatti,  suonava in caso di allarme propagando il segnale alle altre torri posizionate lungo la costa.

Sul pianoro di Punta Campanella si trova una fenditura nella roccia da dove parte una scalinata che porta fino ad una scogliera collegata ad una serie grotte sul livello del mare. Qui attraccavano le navi cariche di libagioni da offrire alla dea Minerva.

Alzando lo sguardo lungo il costone roccioso, si può anche scorgere una scritta in Osco incisa sulla pietra che indicava il punto di approdo per il Santuario della Dea Minerva.

L’Area Marina Protetta Regno di Nettuno  è stata istituita il 27 dicembre 2007 e si estende su una superficie a mare di 11 mila ettari, comprendendo il tratto marino che circonda l’arcipelago Flegreo, formato dalle isole di Ischia, Procida e Vivara. Le tre isole fanno parte di un grande complesso vulcanico tuttora attivo; tale vitalità è testimoniata dalla presenza di numerose fonti termali.

In tutte le zone non sono consentite attività che possono creare turbamento delle specie vegetali e animali, così come è vietata qualunque attività di cattura, raccolta e danneggiamento di reperti archeologici e di formazioni geologiche.

Il Regno di Nettuno deve la sua incredibile ricchezza anche alla sua particolare posizione su di un importante confine che divide l’area settentrionale del mediterraneo da quella meridionale. Tale fenomeno fa sì che vi sia la compresenza di tutte le specie presenti nel Mediterraneo, caratteristica che convinse Anton Dohrn, studioso tedesco amico di Charles Darwin, a stabilire tra Napoli ed Ischia i suoi studi ed a costruire il primo istituto di biologia marina al mondo, nel 1872, tuttora uno dei più prestigiosi.

L’Area Marina Protetta Santa Maria di Castellabate è un sito di importanza comunitaria, istituito nel 2009, con una superficie a mare di oltre 7.000 ettari ai quali si sommano 2 ettari di costa compresi tra la punta di Ogliastro e la baia del Sauco (confine nord con il comune di Agropoli), nel comune di Castellabate.

L’area comprende una zona incontaminata in corrispondenza del promontorio del Tresino e quello di Licosa, ed è situata nelle zone di tutela del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Le acque intorno al Tresino e Punta Licosa rappresentano una risorsa naturalistica di inestimabile valore, fonte di biodiversità. Infatti, sono presenti alcune specie animali e vegetali uniche al mondo e perciò soggette a particolari forme di tutela.

Tutto il litorale è ricchissimo di reperti archeologici: una vera e propria città sottomarina è stata scoperta recentemente di fronte a San Marco di Castellabate, con resti di un antico molo romano.

L’Area Marina Protetta Costa degli Infreschi è situata nel tratto di mare che si trova tra Punta dello Zancale, nel territorio comunale di Camerota, e Punta Spinosa, nel Comune di San Giovanni a Piro ed è compresa all’interno del  Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni. Essa occupa una superficie di mare di 2.332 ettari e si estende in corrispondenza di un tratto di costa lungo poco meno di 14 chilometri.

La costa offre uno spettacolare paesaggio di particolare pregio sotto il profilo naturalistico caratterizzato da un grado di eterogeneità ambientale unico, tanto da essere inserita in un Sito di Interesse Comunitario sottoposto a protezione speciale.

La bellezza di questi luoghi ha ispirato varie leggende: si racconta che nel XIII secolo una coppia di giovani sposi in contrasto con le famiglie per la loro relazione, avesse trascorso la luna di miele in una grotta oggi conosciuta come la “Grotta degli Innamorati”. Un’altra storia racconta di alcuni crociati diretti a Gerusalemme, che fecero scalo nel porto degli Infreschi dove si trovarono così bene da non voler più ripartire e che addirittura fu necessario l’intervento divino dei santi che li convinsero a riprendere il cammino verso la Terra Santa. La storia si conclude con la partenza dei crociati dalla baia e con il loro pentimento eterno per averla lasciata.

LE RISERVE NATURALI

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La Riserva Naturale Foce Volturno – Costa di Licola – Lago Falciano si estende al margine della Piana del Volturno, lungo la fascia litoranea nota come “Litorale Domizio”, tra le Provincie di Napoli e Caserta, sviluppandosi sul territorio dei Comuni di Giugliano in Campania, Castel Voltuno, Villa Literno, Mondragone e Falciano del Massico.

Istituita a partire dal 1993, la riserva occupa una superficie di 1.540 ettari e ha accorpato diversi territori e riserve con l’obiettivo di garantire in forma coordinata la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale.

È possibile distinguere diversi tipi di territori e habitat:

  • Il Lago di Patria
  • L’Oasi dei Variconi alla foce del Volturno
  • Le pinete di Castelvolturno e di Patria
  • La zona umida delle Soglitelle
  • La zona costiera di Licola

La Riserva Naturale Statale Isola di Vivara ha una superficie di ettari a terra pari a 35,63 e si presenta con una forma a mezzaluna. L’isola rappresenta il margine occidentale di un cratere vulcanico originatosi circa cinquantamila anni fa, oggi sommerso.

In origine era collegata a Procida, a una falesia oggi scomparsa e sostituita da un ponte lungo 362 metri che per anni ha segnato la linea di confine tra le due isole.  La Riserva è attualmente disabitata ed il suo litorale è compreso nell’Area marina protetta Regno di Nettuno.

L’origine del nome Vivara, di cui è attestata anche la forma Bivaro, è stata ed è tuttora oggetto di discussione: alcuni linguisti preferiscono riprendere la desueta denominazione Vivaro. La tesi più accreditata vorrebbe che il toponimo derivi dal latino vivarium, cioè «luogo in cui vivono animali»; ma esiste un’ulteriore ipotesi che vede l’origine del nome in una distorsione di quello del primo proprietario dell’isola, Giovanni Guevara, , duca di Bovino. Si è perfino osservato che, secondo una derivazione celtico-sassone, il termine significherebbe castoro, e che a Vivara fosse un tempo diffusa l’arvicola acquatica europea (Arvicola amphibius), roditore vagamente simile al castoro.

Vivara è caratterizzata dalla presenza di macchia mediterranea, da ruderi risalenti al 1600 e da un belvedere che consente di vedere Capri, Ischia, Procida e, sullo sfondo, Napoli con il Vesuvio. L’isola è tornata a essere fruibile l’anno scorso, dopo circa sedici anni. Nel 2002, infatti, l’isolotto era stato chiuso al pubblico, pur essendo una riserva di stato.

Le Riserve Naturali Foce Sele – Tanagro e Monti Eremita-Marzano istituite dalla Regione Campania nel 1993, si estendono per quasi diecimila ettari lungo la fascia litoranea che fiancheggia la foce del fiume Sele, sulle sponde dei fiumi Sele, Tanagro, Calore e sul massiccio dei monti Eremita e Marzano.

L’area naturale protetta interessa trentanove comuni, nelle province di Avellino e Salerno, e ben cinque comunità montane.

Si tratta di un territorio caratterizzato da qualità ambientale elevata, riconosciuta a livello europeo, come testimonia la presenza al suo interno di alcuni siti di importanza comunitaria: quello della fascia costiera nei comuni di Capaccio ed Eboli, quello alla confluenza dei fiumi Sele e Tanagro, quello dell’alto Calore Salernitano e quello del Monte Eremita.

Nel suo territorio è presente l’oasi naturalistica di Persano, una zona umida di interesse internazionale che ospita numerose e rarissime specie vegetali e animali e le sorgenti termali, note fin dall’epoca romana.

Le riserve danno la possibilità di scegliere tra 8 diversi sentieri che esplorano il territorio nei suoi vari e affascinanti aspetti.

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La Riserva Naturale Forestale di Protezione e Biogenetica Tirone Alto Vesuvio istituita a salvaguardia della cinta craterica del Vesuvio, occupa una superficie di 1.005 ettari lungo le pendici del vulcano, nei comuni di Boscotrecase, Ottaviano, Terzigno, Trecase e Torre del Greco.

La Riserva Naturale Tirone-Alto Vesuvio si trova lungo le pendici meridionali del Vesuvio e rientra in uno dei sentieri proposti dall’Ente gestore del Parco Nazionale del Vesuvio. La zona è rivestita da grandi pini che si alternano a tratti di macchia mediterranea.

La Riserva Naturale Orientata Cratere degli Astroni si trova all’interno di un Sito d’Importanza Comunitaria, nei Comuni di Pozzuoli e Napoli, ed è una Zona di protezione Speciale.

Il Cratere degli Astroni è un vulcano spento che fa parte del più complesso cratere di Agnano, inserito nella area vulcanica dei Campi Flegrei. Di questi è il più giovane dei crateri, con i suoi 3600 anni e si estende per 247 ettari. Il fondo del Cratere degli Astroni presenta alcuni rilievi tra i quali il Colle dell’Imperatore e il Colle della Rotondella che si sono formati in seguito all’attività eruttiva. Nel punto più basso del cratere si trovano tre laghetti, Lago Grande, Cofaniello Piccolo e Cofaniello Grande, con vegetazione tipica delle zone lacustri.

La Riserva naturale Cratere degli Astroni offre ai visitatori un vasto numero di sentieri. Ognuno di essi ha una sua peculiarità (botanica, zoologica, geologica) ma si intreccia e si completa con gli altri aspetti. Per le caratteristiche di grande naturalità o per motivi di ricerca e conservazione, alcuni itinerari possono essere chiusi in alcuni periodi dell’anno, pertanto la percorribilità di ciascun sentiero deve essere verificata in anticipo contattando l’Oasi.

Sempre attenti alla didattica e all’educazione ambientale dei più piccoli, quest’anno, dall’11 giugno al 27 luglio, il Cratere degli Astroni apre le porte ai ragazzi tra i 6 e i 15 anni per trascorrere con loro una settimana all’insegna della natura, con due proposte:

  • Jurassic Camp, il campo avventura rivolto ai piú piccoli e tutto dedicato alla scoperta dei rettili piú amati dai bambini;
  • Una settimana da ranger, il campo avventura rivolto ai più grandi e dedicato alla gestione della Riserva attraverso la collaborazione con i guardiaoasi.

La Riserva Naturale Orientata e Biogenetica Valle delle Ferriere è stata istituita nel 1972 ed è inserita tra le 41 biogenetiche italiane censite dal Consiglio d’Europa ed attualmente di proprietà del Ministero delle Risorse Agricole Alimentari e Forestali. La riserva, che si estende su una superficie di circa 455 ettari, è situata nel versante amalfitano della penisola sorrentina in un’ampia valle tra i monti di Scala e il vallone Grevone, al confine tra Amalfi e Agerola.

Questa valle, una volta sede dei corpi di fabbrica (detti anche Ferriere) che servivano per la lavorazione artigianale della famosa carta di Amalfi, esposta a sud e protetta dai venti freddi, costituisce un ecosistema tipico delle zone subtropicali, riproducendo un ambiente naturale caratterizzato da elevata piovosità ed assenza di escursioni termiche.

La principale caratteristica che ha consentito alla Valle delle Ferriere il riconoscimento di Riserva Naturale Orientata è rappresentata dalla presenza di specie rare di felci, quali la Lingua cervina e la Woodwardia Radicans risalente ad epoche antichissime, che crescono e sopravvivono solo in questo ambiente.

Nella riserva l’accesso è consentito, previa autorizzazione del Corpo Forestale dello Stato, solo per motivi di studio, per fini educativi, per escursioni naturalistiche, per compiti amministrativi e di vigilanza, restando vietata qualsiasi altra attività.

LE AREE NATURALI

Chiudiamo la nostra carrellata con la Baia di Ieranto, di cui vi abbiamo raccontato la storia in un precedente articolo.

Si conclude così il nostro lungo viaggio tra la natura incontaminata e gli straordinari paesaggi che rendono il nostro territorio unico. Un patrimonio di inestimabile valore che bisogna tutelare e valorizzare ma prima di tutto conoscere!
Speriamo che le nostre storie vi abbiano ispirato. Buona esplorazione dal Team di Hetor!

Tutte le curiosità più interessanti sulle aree naturali della Campania

Con l’arrivo dell’estate si risveglia anche la voglia di passeggiare all’aria aperta. Sapevate che in Campania ci sono all’incirca 40 aree naturali?

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La Campania offre un panorama naturalistico decisamente variegato, accontentando sia gli amanti del mare che della montagna. Cominciamo il nostro excursus proprio pensando a questi ultimi, presentandovi i 12 Parchi presenti su tutto il territorio.

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I PARCHI

Vi abbiamo già presentato due parchi regionali negli articoli precedenti, il Parco Regionale del Matese e il Parco Regionale di Roccamonfina – Foce Garigliano; di seguito vogliamo darvi una panoramica degli altri, raccontandovi le notizie più interessanti che li riguardano.

Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni è stato istituito nel 1991; dal 1997 è Riserva della biosfera mentre l’anno successivo è entrato a far parte del Patrimonio dell’umanità dell’Unesco (con i siti archeologici di Paestum e Velia e la Certosa di Padula), e dal 2010 è il primo parco nazionale italiano a diventare Geoparco. L’area naturale protetta corrisponde a circa 36 000 ettari e comprende, in tutto o in parte, i territori di 8 comunità montane e 80 comuni.

Quest’anno l’Ente Parco, in collaborazione con l’associazione “Assaggiatori Associati” e con il contributo e la partecipazione dei Comuni del Parco, ha indetto la prima edizione del premio nazionale Primula Olei 2018 riservato agli oli extravergini d’oliva prodotti nelle Aree Protette Italiane che si terrà con cadenza annuale nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.

Il Parco Nazionale del Vesuvio è stato istituito il 5 giugno 1995 per il grande interesse geologico, biologico e storico che il suo territorio rappresenta e si sviluppa intorno al complesso vulcanico Somma-Vesuvio, il complesso vulcanico ancora attivo più importante dell’Europa continentale.

Nel Parco è possibile fare delle escursioni e attualmente i visitatori possono scegliere tra 9 diversi sentieri che mostrano il territorio da diversi punti di vista in base alle preferenze dei visitatori.

Il Parco nasce dall’esigenza di valorizzare e difendere il Vesuvio. Esso rappresenta il tipico esempio di vulcano a recinto, costituito da un cono esterno tronco, il Monte Somma, (spento e con una cinta craterica in buona parte demolita) entro il quale si trova un cono più piccolo (che rappresenta il Vesuvio, ancora attivo). Il territorio, ricco di bellezze storiche e naturalistiche, vanta una produzione agricola unica per varietà e originalità di sapori.

La bellezza e l’unicità di questo territorio hanno, infatti, ispirato il fumettista statunitense Carl Barks che ha creato il personaggio Disney della strega Amelia, immaginandola come una ragazza dal forte accento locale che vive alle pendici del Vesuvio ammaliando chiunque si trovi al suo cospetto.

Il Parco Regionale dei Monti Picentini è un’area naturale protetta che si sviluppa su di una zona calcareo-dolomitica fra le provincie di Salerno e Avellino. L’area si estende su una superficie di 65.000 ettari e comprende la più vasta distesa forestale e il più ricco serbatoio di acqua potabile del Sud Italia.

La forte presenza di erbe spontanee della macchia mediterranea, continuamente alimentate da innumerevoli sorgenti, permettono l’allevamento brado di animali, quali vacche podoliche, capre, maiali e animali da cortile, che costituiscono il presupposto di una eccezionale risorsa di carne, salumi e di formaggi di qualità pregiata. Questi prodotti, affiancati da castagne, nocciole, tartufi e funghi impiegati nella preparazione dei piatti locali, rendono il territorio dei Picentini una zona estremamente interessante e ricca dal punto di vista gastronomico.

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Il Parco Regionale Monti Lattari , cerniera tra i due versanti della Penisola sorrentino-amalfitana, è stato istituito il 13 novembre del 2003 ed è gestito dall’Ente Parco Regionale dei Monti Lattari, che ne tutela il patrimonio.

I Monti Lattari sono il prolungamento occidentale dei Monti Picentini dell’Appennino Campano, che costeggiano l’Agro nocerino sarnese e si protendono nel mar Tirreno formando la penisola sorrentina.

Sapevate che il loro nome deriva dal termine latino lactariiis? Questo è dovuto al fatto che in passato vi pascolavano numerosi greggi di capre, fornitrici di un ottimo latte che serviva alla produzione di svariati prodotti locali unici nella loro genuinità e che rappresentano ancora oggi dei prodotti di altissima qualità, apprezzati non solo localmente.

Il Parco Regionale del Partenio è stato istituito nel 2002 e comprende 22 comuni di 4 province campane. Il parco persegue delle importanti politiche di sviluppo sostenibile al fine di  conservare, valorizzare, promuovere e rendere fruibili le risorse naturalistiche, ambientali, storico-religiose e culturali dell’area protetta.

A tal proposito, è stato creato un marchio collettivo geografico “Qualità Partenio” al fine di caratterizzare tutti i prodotti locali attraverso un’immagine unitaria e un’unica identità.

Tra i siti di maggiore interesse storico-culturale, nel territorio del Parco troviamo numerosi castelli che è possibile visitare seguendo la nostra mappa:

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Il Parco Regionale del Taburno – Camposauro è stato istituito il 6 novembre 2002 e si estende per 12.370 ettari nella provincia di Benevento. Nato per la tutela del massiccio Taburno-Camposauro, che fa parte dell’Appennino Campano, il Parco offre pregevoli risorse naturali e paesaggistiche in un contesto di notevole interesse storico, culturale e di tradizioni.

Oltre i 9 sentieri naturalistici, è possibile godere di alcuni itinerari che ripercorrono la storia e le tradizioni di questi luoghi:

  • La via dei Mulini – Sorgenti, torrenti e fontane
  • La via del Borgo – Racconti popolari e realtà del paese
  • La via del Grano – Grano, paglia e tradizioni
  • La via dei Briganti – Natura, storia e leggenda
  • La via del Vino – Vigne, cantine e sagre.

Il Parco Regionale del Fiume Sarno è un’area protetta istituita nel 2003 che comprende 11 comuni delle province di Napoli e Salerno attraversati dal fiume Sarno.

Il territorio del Parco è caratterizzato da scorci naturali di insospettabile bellezza e rappresenta un’area di altissimo valore storico, archeologico e culturale: basti pensare alla sola Pompei, ma anche agli importanti centri archeologici di Torre Annunziata e Castellammare di Stabia, il patrimonio artistico-culturale della città di Nocera Inferiore e i luoghi di importanza archeologica siti a Sarno.

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Il Parco Regionale Campi Flegrei  protegge un’area vulcanica attiva del territorio della Campania, l’archiflegreo, in continua evoluzione. Ciò ha determinato, nel corso dei secoli e nell’interazione con gli insediamenti umani, il formarsi di una incredibile varietà di valori, materiali e immateriali, unici al mondo.

Le buone condizioni climatiche e la presenza di una discreta percentuale di umidità relativa dovuta alla presenza dei laghi, unite all’eccezionale fertilità del terreno, hanno favorito, al termine dell’attività vulcanica, l’insediamento di specie vegetali appenniniche e mediterranee, che si sono distribuite in funzione delle condizioni ambientali: è per questo che nel territorio flegreo convivono, in poco spazio, molteplici associazioni vegetali, che elevano di molto il livello di biodiversità vegetale dell’area e, per conseguenza, il suo valore ecologico.

Il Parco dei Campi Flegrei comprende un imponente patrimonio archeologico, paesaggistico, naturalistico, storico e termale, come si può vedere dai numerosi punti presenti sulla nostra mappa.

 

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Il Parco Naturale Diecimare è stato istituito nel 1980 ed è diventato Oasi WWF a partire dal 1993. Esso comprende i comuni di Cava de’ Tirreni, Mercato San Severino e Baronissi, in provincia di Salerno.

L’origine del nome è molto interessante. Sembra infatti che gli stessi abitanti locali abbiano dato il nome alla zona, poiché molti contadini che coltivavano le diverse aree di terreno per il Monastero di Cava de’ Tirreni, dovessero versare la cosiddetta “decima”, ovvero la decima parte del raccolto. Da qui il nome Diecimare.

Esiste un’altra ipotesi secondo la quale il nome deriva dal fatto che salendo sulla cima delle colline è possibile vedere sia il Golfo di Napoli che quello di Salerno, con i vari paesi della costiera amalfitana. Cioè si giunge in cima dopo aver visto 10 volte il mare.

Il Parco è molto ricco dal punto di vista della flora e della fauna che è possibile scoprire ed esplorare attraverso suggestivi itinerari. Inoltre, all’interno dell’area sono disponibili un’area attrezzata per visitatori, una fattoria didattica per bambini, unitamente a una rete di percorsi attrezzati che rendono l’esplorazione della zona facile e interessante.

Il Parco Metropolitano delle Colline di Napoli si estende per 2.215 ettari nella parte nord-occidentale della città, al centro dell’area metropolitana, e preserva aree collinari lasciate libere dall’espansione urbana degli anni ’60 e ’70. Per la vicinanza ai quartieri moderni e storici, si apre alla città con numerose porte d’ingresso, in prossimità con le stazioni della metropolitana e i caselli della tangenziale.

Tutta la struttura collinare poggia su un basamento di tufo giallo caotico detto anche napoletano, caratterizzata dalla notevole presenza di valloni, di ampie conche e cavità naturali che si alternano a larghe strisce coltivate con sistemazione a terrazzamenti. Le colline di Napoli rappresentano una grande riserva ambientale a scale metropolitana che compensa l’eccessiva e sovraccarica urbanizzazione circostante.

Il Parco è aperto a usi diversi, pubblici e privati, infatti al suo interno devono poter convivere: zone di riserva integrale, aree agricole, insediamenti abitati, strutture agrituristiche, spazi di verde pubblico e attrezzati.

 

LE OASI

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In alcuni articoli precedenti vi abbiamo già parlato di due delle Oasi che si trovano nella nostra regione, l’Oasi Valle della Caccia e l’Oasi di Persano.

Ma le Oasi in Campania sono davvero tante e di seguito ve le riportiamo tutte:

L’Oasi Bosco di San Silvestro fa da corona alla splendida Reggia di Caserta e si trova all’interno di un Sito d’Importanza Comunitaria nel nucleo urbano di Caserta.

L’area comprende le due colline contigue di Montemaiuolo e Montebriano, da dove nasce la cascata che alimenta le fontane dello straordinario parco Vanvitelliano. E’ un importante esempio di foresta sempreverde costituita in massima parte da leccio e macchia mediterranea, un tempo Riserva di caccia e azienda agricola dei Borbone.

L’oasi può essere visitata attraverso una serie di itinerari organizzati e vi è anche la possibilità di fare dei percorsi tematici notturni per godere delle bellezze del territorio in un’atmosfera suggestiva e insolita. Inoltre, la società che gestisce l’oasi è una vera e propria fattoria didattica riconosciuta ed inserita nell’Albo delle Fattorie Didattiche della Regione Campania e offre percorsi di educazione alimentare e ambientale.

L’Oasi Monte Polveracchio si trova nel cuore dei Monti Picentini, nella città di Campagna, in provincia di Salerno, ed è anche nota come oasi del lupo.

Si tratta di una vasta area WWF di 200 ettari, realizzata dal 1988, in cui la varietà di flora e fauna disegnano uno scenario straordinario: ruscelli, sorgenti purissime e sentieri da cui godere di una vista mozzafiato.

L’Oasi dispone di un centro visite, di aree attrezzate per la sosta e percorsi natura. Dell’oasi fa amministrativamente parte anche la Valle della Caccia.

L’Oasi Bosco Camerine è un’oasi WWF istituita nel 1999 che si trova in Provincia di Salerno, nel Comune di Albanella, in un’area di circa 100 ettari contigua al Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni.

L’Oasi è aperta tutto l’anno e sia nel centro storico di Albanella che all’ingresso dell’area protetta sono presenti dei Centri visita. Per gli appassionati vi sono diversi sentieri che attraversano il bosco, arricchiti da pannelli illustrativi sulla fauna e sulla flora residente.

Nei pressi dell’ingresso “ovest” la Comunità Montana ha realizzato una torre di avvistamento in legno, aperta a tutti, che permette di avere una splendida visuale su tutta l’area protetta.

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L’Oasi Fiume Alento è situata nel cuore del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, all’interno di un’area SIC (Sito di Importanza Comunitaria) di 3.024 ettari che comprende gran parte del fiume Alento.

L’Oasi è un grande parco naturalistico che offre un’ampia gamma di servizi turistici. Nel complesso è presente una diga in terra che, sbarrando il corso del fiume, origina un lago artificiale di circa 1,7 kmq. Lungo la sponda destra del corso d’acqua si sviluppa l’Oasi naturalistica, costituita da laghetti di importante valore ecologico, che ha lo scopo di contribuire a salvaguardare la ricchezza di biodiversità mediante attività di conservazione.

L’integrità dell’habitat naturale dell’Oasi rappresenta ormai da anni un’originale attrattiva per famiglie, scuole e sportivi. Infatti, il 10 giugno ospiterà il 1° Trofeo Nazionale Oasi Fiume Alento di nuoto pinnato di fondo, manifestazione a livello nazionale aperta a tutte le categorie agonistiche e master valida anche come terza prova di coppa Italia di fondo della stagione agonistica 2018.

L’Oasi Grotte del Bussento si trova all’interno di un Sito d’Importanza Comunitaria, nel Comune di Morigerati, in provincia di Salerno e costituisce un geosito principale per il rilevante fenomeno carsico.

L’area si estende per circa 607 ettari all’interno del Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni ed è anche nella lista mondiale dei Geoparchi.

La lussureggiante vegetazione accompagna i visitatori lungo tutto il sentiero che si snoda dal centro storico lungo un ruscello con sorgenti, cascate, un antico mulino fino alla grotta dove si assiste alla risorgenza del fiume carsico Bussento.

L’Oasi Lago di Conza è stata istituita nel 1999 e rappresenta una delle più estese aree umide della Campania, ponendosi come importante stazione di ristoro e riposo delle specie di uccelli che migrano tra Tirreno e Adriatico.

L’Oasi, oltre ad offrire la possibilità di percorrere tre distinti sentieri, presenta una serie di punti di interesse che vanno dal centro visite dotato di molteplici servizi per i turisti, all’antico frutteto delimitato dal muretto a secco, il bosco sommerso, il giardino aromatico e delle testuggini, l’area faunistica delle cicogne bianche, lo stagno didattico e il belvedere.

L’Oasi Monte Accellica è un’oasi WWF dal 1997 sita nel comune di Giffoni Valle Piana, in provincia di Salerno, e compresa all’interno del Parco Regionale dei Monti Picentini.

Grazie a un territorio estremamente articolato, l’Oasi si presenta come il più ricco ed importante campionario di specie vegetali di tutto il massiccio dei Picentini e presenta al suo interno un Orto Botanico dove è possibile ammirare e studiare tutte le specie arbustive ed erbacee che nascono lungo le rive del Mediterraneo.

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L’Oasi Lago di Campolattaro rientra nella RETE NATURA 2000 ed è riconosciuta a livello Europeo, in ragione della presenza di ambienti e specie a forte rischio di conservazione, come SIC (Sito di Interesse Comunitario) “Alta Valle del Fiume Tammaro” e come ZPS (Zona di Protezione Speciale) “Invaso del Fiume Tammaro”.

Dal 2003 è un Oasi WWF con un estensione di oltre 1000 ettari ricadenti nei Comuni di Morcone e Campolattaro, in provincia di Benevento.

All’interno dell’Oasi si svolgono attività di educazione ambientale, culturali e ricreative, di monitoraggio dell’avifauna, escursioni e attività sportive.

L’Oasi Le Mortine è situata al confine tra Molise e Campania, nei comuni di Venafro e Capriati a Volturno, in provincia di Caserta ed è stata affidata alla gestione del WWF nel 1999.

Situata lungo il breve tratto del fiume Volturno che segna il confine tra Molise e Campania, l’Oasi Le Mortine occupa una lanca fluviale artificiale, creatasi in seguito alla costruzione di uno sbarramento per la produzione idroelettrica. Nell’Oasi Le Mortine sono presenti un giardino botanico, stagni didattici, percorsi Natura, capanni, bird watching, aree pic-nic attrezzate, percorsi ciclabili, noleggio bici, passeggiate a cavallo.

L’Oasi Torre di Mare è un’oasi di Legambiente che si trova lungo la costa della località Torre di Mare, nel comune di Capaccio Paestum, in Campania, ed è l’unico esempio in Campania di oasi marina protetta e di libero accesso che si estende per 20 ettari in circa 500 metri lineari.

La pineta è stata realizzata dai volontari di Legambiente nel 1997 per tutelare e preservare questa area dalle costruzioni abusive ed è tuttora gestita dall’ente Legambiente che ha predisposto una serie di importanti iniziative volte all’educazione ecologica, soprattutto dei più piccoli: laboratori, visite guidate ma anche attività di ricerca in collaborazione con i dipartimenti di biologia e agraria delle maggiori università italiane.

 

Se pensate che sia tutto, non temete! Questa è solo la prima parte delle bellezze naturali presenti in Campania.

Hetor ha in serbo altre chicche per voi che arriveranno nel prossimo articolo, così avrete la panoramica completa e potrete scegliere quali visitare per godere a pieno la natura incontaminata presente nella nostra regione.

STAY TUNED!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Open Data for the Campania Cultural Heritage

Final event of the “School-to-work Transition” projects in collaboration with Hetor

Some days ago, the University of Salerno held the final event of the “School-to-work Transition” projects.

The schools involved in the Hetor activities presented the achieved results of the work done during their experience.

The aim of the students was the promotion of the Campania Cultural Heritage. The scholars contributed to the creation of a series of datasets – published with an open licence – and the realization of some articles published on the Hetor website.

During the opening sessions, Professor Vittorio Scarano, IT Department, University of Salerno and ROUTE-TO-PA project coordinator, EU Horizon 2020, welcomed the participants, praising them for the success of the activities.

The event hosted some important national and international personalities of the Open Data world:

  • Francesca De Chiara (The Govlab Fellow at New York University & Researcher at Digital Commons Lab, Fondazione Bruno Kessler), Open Data expert since 2011, showed a video about the Open Government Partnership, in order to explain the origins of the debate around the Open Data and how governments use the public data to solve daily life problems, mentioning some collaborative platforms for the production of Open Data, such as OpenStreetMap and Wikimedia;
  • Conchita D’Ambrosio (ROUTE-TO-PA Ethical Advisor, Economics Professor at the University of Luxembourg), producer and user of Open Data, analyses how some particular events influence people, using and producing Open Data. During her speech, she pointed out the role of the students that have to face a considerable challenge due to the changes occurred to the world of work, and how experiences like that, which connect new technologies with Open Data, can be useful for them.
  • Jerry Andriessen (Wise & Munro – ROUTE-TO-PA WP 5 coordinator, The Hague, NL) showed the changes occurred to the ROUTE-TO-PA project over the years, analysing in particular the importance of the pilots’ activities.

Afterwards, the students took the floor, presenting their School-to-work transition experience in collaboration with Hetor.

The schools involved in the Hetor activities are:

  • I.I.S. “A.M. Maffucci” High School – Calitri (Av)
  • I.I.S.S. “G.B. Vico” High School – Nocera Inferiore (Sa)
  • I.S.I.S. “Ferraris – Buccini” High School – Marcianise (Ce)
  • Liceo Scientifico Statale “A. Diaz” High School – San Nicola La Strada (Ce)
  • Liceo Scientifico Statale “P.S. Mancini” High School – Avellino (Av)
  • “ProfAgri Salerno” High School – separate branch of Castel San Giorgio (Sa)

 

Students realized 36 datasets:

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In a second phase, students presented the posters, expressly created for the event, to the participants, explaining the process of datasets’ realization, from the sources research to the creation of the dataset and datalets.

 

At the conclusion of the posters’ presentation, Mirjam Pardijs (Wise & Munro,  e Learning research For understanding practices of learning, The Hague, NL), and Jerry Andriessen, praised the students for their works, emphasising the importance of their role within the ROUTE-TO-PA project and their abilities in using the SPOD Platform in a very productive way.

At the end of the event, Professor Vittorio Scarano congratulated the schools on their achieved results, conferring to each school a certificate of merit.

 

I giochi della tradizione

Oggi vi parleremo di un argomento estremamente interessante che appartiene alla nostra cultura popolare, i giochi della tradizione, grazie ai dati raccolti dal Prof. Raffaele Montoro, Simona Corrado Mancino e Antonella Martina Vicidomini in occasione dell’Open Data Challenge che ha coinvolto la città di Nocera Inferiore qualche mese fa.

Prima di presentarvi e analizzare i dati raccolti, vogliamo introdurre brevemente la storia e le origini dei giochi e la loro evoluzione.

Nel linguaggio attuale, il termine gioco viene associato a vari significati. In genere, comunque, per gioco si intende una attività liberamente scelta, praticata singolarmente o in gruppo da adulti e bambini allo scopo di svagarsi e divertirsi, sviluppando ed esercitando nello stesso tempo capacità fisiche, manuali e intellettive. Infatti, il gioco è un’attività molto utile che consente di rafforzare e di affinare, in maniera piacevole, le potenzialità del corpo e della mente.

Le origini del gioco sono antichissime e, come testimoniano vari ritrovamenti archeologici, diversi passatempi ancora oggi molto popolari hanno una storia millenaria. Analizzando gli affreschi e i mosaici antichi ospitati nei vari musei del mondo è possibile notare come gran parte degli attuali strumenti di gioco abbia un’origine molto remota.

Alcuni oggetti quali palle, corde, trottole, birilli ecc. erano già utilizzati migliaia di anni fa dai nostri antenati in tutto il mondo. Anche giochi più elaborati, come gli scacchi, il backgammon e il mah‒jong sono nati molto tempo fa.

In particolare, tra i resti della città di Ur, in Mesopotamia, è stata ritrovata una scacchiera con dadi e pedine, risalente al 2500 a.C. circa. Purtroppo non è possibile ricostruire con esattezza le regole di gioco del tempo poiché, nel passato, il gioco era considerato come una attività semplicemente di svago, dunque non vi sono molte testimonianze scritte a riguardo.

Una svolta significativa nella storia del gioco si è verificata con l’avvento della rivoluzione industrial, nella metà del XVIII secolo, quando sorsero le prime aziende costruttrici di giocattoli. Prima di allora, questi oggetti erano realizzati solo a livello artigianale e in quantità limitate.

Altre notevoli innovazioni che hanno contribuito all’evoluzione del gioco possono essere considerate l’ideazione dei cruciverba nel 1913, dei giochi in scatola nel 1935 e dei videogiochi nel 1971.

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In effetti, a partire dagli inizi degli anni ’70, con la diffusione dei videogiochi,  i giochi “di una volta” sono entrati sempre più in disuso fino a diventare semplici ricordi dei nostri nonni e della loro infanzia.

Tutto allora era semplice e sereno,

la vita si godeva nel suo pieno.

Giochi senza pretese,fatti di niente

ed erano tutto istinto e ardore,

fatti solo di entusiasmo e amore.

I giochi avevano una stagione:

d’estate la strascia, a primavera

si giocava tutti con l’aquilone:

si stava all’aperto fino a sera.

Gare di corsa e salti nell’inverno:

era un moto continuo e salutare

sempre a correre e a saltare.

Gaetano Giacinto Mancusi

 

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Eppure questi giochi racchiudono degli aspetti socio-culturali estremamente rilevanti e soprattutto hanno delle caratteristiche specifiche in base al luogo in cui venivano praticati. In particolare, i dati presi in considerazione riguardano il territorio campano. Le modalità di gioco, le regole e gli stessi nomi dei giochi, infatti, variano a seconda delle località.

 

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Gli oggetti, come abbiamo già visto, sono sempre stati utilizzati per giocare, fin dall’antichità. Tuttavia, molti giochi non prevedevano l’utilizzo di uno strumento ma piuttosto la presenza di altri partecipanti.

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Infatti, proprio come accade oggi con le console e i videogiochi online, i giochi potevano essere praticati singolarmente o in team e alcuni di loro richiedevano un numero minimo di partecipanti per poter essere intrapresi. 

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Il gioco, oggi, è considerato un’attività estremamente importante per l’uomo, capace di combattere la noia e la depressione. In particolare, i giochi di una volta costituiscono la memoria dell’uomo, della sua evoluzione ed è importante conservarne traccia poiché appartengono al nostro patrimonio storico-culturale.

 

 

L’Oasi protetta di Persano

Nel cuore della Riserva naturale Foce Sele – Tanagro si trova l’Oasi WWF di Persano, dichiarata zona umida di importanza Internazionale dalla Convenzione di Ramsar.

L’area è situata nei Comuni di Serre e Campagna (SA) ed ha un’estensione di 110 ettari, 70 dei quali occupati dal bacino idrico. L’Oasi, infatti, è stata istituita nel 1981 intorno ad un lago artificiale formatosi in seguito allo sbarramento del fiume Sele.

La presenza della diga, ultimata nel 1934, e del bacino artificiale hanno contribuito ad un’evoluzione dei sistemi naturali, attivando una serie di fenomeni quali esondazioni di piccola portata, formazione di specchi d’acqua secondari ed ambienti di notevole interesse naturalistico.

Il Consorzio di Bonifica Destra Sele che gestisce la diga, nel 1980 ha affidato al WWF il compito della gestione naturalistica dell’area.

L’Oasi e la confinante Tenuta Militare di Persano formano una grande isola verde le cui caratteristiche naturali si sono mantenute pressoché inalterate.

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Gli insediamenti più antichi nella zona sono stati ritrovati nelle zone interne collinari e sembrano risalire alla media età del bronzo.

Ai tempi dei Romani, l’area già aveva una certa importanza, testimoniata dalla presenza del santuario di Hera Argiva; mentre in epoca coloniale fu teatro dei passi più significativi della storia di Posidonia-Paestum.

L’evoluzione del paesaggio della pianura alluvionale del Sele ha seguito per secoli le dinamiche del fiume, restando una zona pressoché invariata dal punto di vista vegetale e faunistico, fino alla fine del XIX secolo.

Infatti, nel ‘700, tale ricchezza vegetale e l’abbondanza di animali indussero i Borboni a eleggere Persano “sito reale”: l’area, dunque, divenne un territorio riservato alla caccia del re.

A partire dal 1885, con la bonifica della palude costiera, si sono avviate una serie di trasformazioni proseguite fino agli anni ’30. L’area di Persano, insieme a poche altre, è sfuggita alla trasformazione generalizzata del XX secolo, preservando i boschi umidi planiziali che ospitano una fauna particolarmente ricca di specie, anche rare come la lontra.

 

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L’area è conosciuta soprattutto per la presenza di questo animale, che costituisce il simbolo dell’Oasi e motivo principale della sua istituzione. Il bacino del Sele, infatti, è uno degli ultimi rifugi per la lontra, il mammifero terrestre più raro d’Italia e ad alto rischio di estinzione, che merita adeguate azioni di conservazione.

Tuttavia, la lontra non è l’unico animale che è possibile incontrare nell’area. L’Oasi, essendo un’area umida, costituisce un riparo ed un punto di ristoro per gli uccelli: finora sono state segnalate 184 specie.

Inoltre, all’interno dell’Oasi e nei suoi immediati dintorni si può apprezzare un diversificato mosaico vegetazionale costituito da un gran numero di ambienti erbacei, arborei ed arbustivi che sono alla base della grande biodiversità che caratterizza l’area.

E’ possibile visitare l’area accompagnati dalla guida, raggiungendo il Sentiero Natura all’interno del territorio protetto, lungo il quale vengono accompagnati i visitatori in base alle loro esigenze e conoscenze naturalistiche.

I periodi piu’ interessanti per le osservazioni sono l’autunno, quando si raggiunge la massima concentrazione di uccelli acquatici svernanti, e la primavera, quando il paesaggio si colora con le fioriture dei prati.

 

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Dal 1 Marzo, è possibile visitare l’Oasi secondo alcuni giorni e orari prestabiliti. In particolare:

  • per i gruppi organizzati e le scuole, è possibile fare delle visite guidate su prenotazione, tutti i giorni in orario da concordare. La visita dura circa due ore e mezza.
  • per il pubblico, è possibile effettuare le visite guidate tutti i giorni su prenotazione, dalle 10.00 alle 15.00 nel periodo invernale (ottobre-maggio) e dalle 9.00 alle 17.00 nel il periodo estivo (giugno-settembre).

Per fotografi e birdwatcher sono previsti ingressi eccezionali, in alcuni periodi, da concordare con la direzione.

Per maggiori informazioni, potete visitare la pagina Facebook dedicata all’Oasi.