Open Data for the Campania Cultural Heritage

Final event of the “School-to-work Transition” projects in collaboration with Hetor

Some days ago, the University of Salerno held the final event of the “School-to-work Transition” projects.

The schools involved in the Hetor activities presented the achieved results of the work done during their experience.

The aim of the students was the promotion of the Campania Cultural Heritage. The scholars contributed to the creation of a series of datasets – published with an open licence – and the realization of some articles published on the Hetor website.

During the opening sessions, Professor Vittorio Scarano, IT Department, University of Salerno and ROUTE-TO-PA project coordinator, EU Horizon 2020, welcomed the participants, praising them for the success of the activities.

The event hosted some important national and international personalities of the Open Data world:

  • Francesca De Chiara (The Govlab Fellow at New York University & Researcher at Digital Commons Lab, Fondazione Bruno Kessler), Open Data expert since 2011, showed a video about the Open Government Partnership, in order to explain the origins of the debate around the Open Data and how governments use the public data to solve daily life problems, mentioning some collaborative platforms for the production of Open Data, such as OpenStreetMap and Wikimedia;
  • Conchita D’Ambrosio (ROUTE-TO-PA Ethical Advisor, Economics Professor at the University of Luxembourg), producer and user of Open Data, analyses how some particular events influence people, using and producing Open Data. During her speech, she pointed out the role of the students that have to face a considerable challenge due to the changes occurred to the world of work, and how experiences like that, which connect new technologies with Open Data, can be useful for them.
  • Jerry Andriessen (Wise & Munro – ROUTE-TO-PA WP 5 coordinator, The Hague, NL) showed the changes occurred to the ROUTE-TO-PA project over the years, analysing in particular the importance of the pilots’ activities.

Afterwards, the students took the floor, presenting their School-to-work transition experience in collaboration with Hetor.

The schools involved in the Hetor activities are:

  • I.I.S. “A.M. Maffucci” High School – Calitri (Av)
  • I.I.S.S. “G.B. Vico” High School – Nocera Inferiore (Sa)
  • I.S.I.S. “Ferraris – Buccini” High School – Marcianise (Ce)
  • Liceo Scientifico Statale “A. Diaz” High School – San Nicola La Strada (Ce)
  • Liceo Scientifico Statale “P.S. Mancini” High School – Avellino (Av)
  • “ProfAgri Salerno” High School – separate branch of Castel San Giorgio (Sa)

 

Students realized 36 datasets:

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In a second phase, students presented the posters, expressly created for the event, to the participants, explaining the process of datasets’ realization, from the sources research to the creation of the dataset and datalets.

 

At the conclusion of the posters’ presentation, Mirjam Pardijs (Wise & Munro,  e Learning research For understanding practices of learning, The Hague, NL), and Jerry Andriessen, praised the students for their works, emphasising the importance of their role within the ROUTE-TO-PA project and their abilities in using the SPOD Platform in a very productive way.

At the end of the event, Professor Vittorio Scarano congratulated the schools on their achieved results, conferring to each school a certificate of merit.

 

I giochi della tradizione

Oggi vi parleremo di un argomento estremamente interessante che appartiene alla nostra cultura popolare, i giochi della tradizione, grazie ai dati raccolti dal Prof. Raffaele Montoro, Simona Corrado Mancino e Antonella Martina Vicidomini in occasione dell’Open Data Challenge che ha coinvolto la città di Nocera Inferiore qualche mese fa.

Prima di presentarvi e analizzare i dati raccolti, vogliamo introdurre brevemente la storia e le origini dei giochi e la loro evoluzione.

Nel linguaggio attuale, il termine gioco viene associato a vari significati. In genere, comunque, per gioco si intende una attività liberamente scelta, praticata singolarmente o in gruppo da adulti e bambini allo scopo di svagarsi e divertirsi, sviluppando ed esercitando nello stesso tempo capacità fisiche, manuali e intellettive. Infatti, il gioco è un’attività molto utile che consente di rafforzare e di affinare, in maniera piacevole, le potenzialità del corpo e della mente.

Le origini del gioco sono antichissime e, come testimoniano vari ritrovamenti archeologici, diversi passatempi ancora oggi molto popolari hanno una storia millenaria. Analizzando gli affreschi e i mosaici antichi ospitati nei vari musei del mondo è possibile notare come gran parte degli attuali strumenti di gioco abbia un’origine molto remota.

Alcuni oggetti quali palle, corde, trottole, birilli ecc. erano già utilizzati migliaia di anni fa dai nostri antenati in tutto il mondo. Anche giochi più elaborati, come gli scacchi, il backgammon e il mah‒jong sono nati molto tempo fa.

In particolare, tra i resti della città di Ur, in Mesopotamia, è stata ritrovata una scacchiera con dadi e pedine, risalente al 2500 a.C. circa. Purtroppo non è possibile ricostruire con esattezza le regole di gioco del tempo poiché, nel passato, il gioco era considerato come una attività semplicemente di svago, dunque non vi sono molte testimonianze scritte a riguardo.

Una svolta significativa nella storia del gioco si è verificata con l’avvento della rivoluzione industrial, nella metà del XVIII secolo, quando sorsero le prime aziende costruttrici di giocattoli. Prima di allora, questi oggetti erano realizzati solo a livello artigianale e in quantità limitate.

Altre notevoli innovazioni che hanno contribuito all’evoluzione del gioco possono essere considerate l’ideazione dei cruciverba nel 1913, dei giochi in scatola nel 1935 e dei videogiochi nel 1971.

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In effetti, a partire dagli inizi degli anni ’70, con la diffusione dei videogiochi,  i giochi “di una volta” sono entrati sempre più in disuso fino a diventare semplici ricordi dei nostri nonni e della loro infanzia.

Tutto allora era semplice e sereno,

la vita si godeva nel suo pieno.

Giochi senza pretese,fatti di niente

ed erano tutto istinto e ardore,

fatti solo di entusiasmo e amore.

I giochi avevano una stagione:

d’estate la strascia, a primavera

si giocava tutti con l’aquilone:

si stava all’aperto fino a sera.

Gare di corsa e salti nell’inverno:

era un moto continuo e salutare

sempre a correre e a saltare.

Gaetano Giacinto Mancusi

 

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Eppure questi giochi racchiudono degli aspetti socio-culturali estremamente rilevanti e soprattutto hanno delle caratteristiche specifiche in base al luogo in cui venivano praticati. In particolare, i dati presi in considerazione riguardano il territorio campano. Le modalità di gioco, le regole e gli stessi nomi dei giochi, infatti, variano a seconda delle località.

 

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Gli oggetti, come abbiamo già visto, sono sempre stati utilizzati per giocare, fin dall’antichità. Tuttavia, molti giochi non prevedevano l’utilizzo di uno strumento ma piuttosto la presenza di altri partecipanti.

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Infatti, proprio come accade oggi con le console e i videogiochi online, i giochi potevano essere praticati singolarmente o in team e alcuni di loro richiedevano un numero minimo di partecipanti per poter essere intrapresi. 

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Il gioco, oggi, è considerato un’attività estremamente importante per l’uomo, capace di combattere la noia e la depressione. In particolare, i giochi di una volta costituiscono la memoria dell’uomo, della sua evoluzione ed è importante conservarne traccia poiché appartengono al nostro patrimonio storico-culturale.

 

 

L’Oasi protetta di Persano

Nel cuore della Riserva naturale Foce Sele – Tanagro si trova l’Oasi WWF di Persano, dichiarata zona umida di importanza Internazionale dalla Convenzione di Ramsar.

L’area è situata nei Comuni di Serre e Campagna (SA) ed ha un’estensione di 110 ettari, 70 dei quali occupati dal bacino idrico. L’Oasi, infatti, è stata istituita nel 1981 intorno ad un lago artificiale formatosi in seguito allo sbarramento del fiume Sele.

La presenza della diga, ultimata nel 1934, e del bacino artificiale hanno contribuito ad un’evoluzione dei sistemi naturali, attivando una serie di fenomeni quali esondazioni di piccola portata, formazione di specchi d’acqua secondari ed ambienti di notevole interesse naturalistico.

Il Consorzio di Bonifica Destra Sele che gestisce la diga, nel 1980 ha affidato al WWF il compito della gestione naturalistica dell’area.

L’Oasi e la confinante Tenuta Militare di Persano formano una grande isola verde le cui caratteristiche naturali si sono mantenute pressoché inalterate.

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Gli insediamenti più antichi nella zona sono stati ritrovati nelle zone interne collinari e sembrano risalire alla media età del bronzo.

Ai tempi dei Romani, l’area già aveva una certa importanza, testimoniata dalla presenza del santuario di Hera Argiva; mentre in epoca coloniale fu teatro dei passi più significativi della storia di Posidonia-Paestum.

L’evoluzione del paesaggio della pianura alluvionale del Sele ha seguito per secoli le dinamiche del fiume, restando una zona pressoché invariata dal punto di vista vegetale e faunistico, fino alla fine del XIX secolo.

Infatti, nel ‘700, tale ricchezza vegetale e l’abbondanza di animali indussero i Borboni a eleggere Persano “sito reale”: l’area, dunque, divenne un territorio riservato alla caccia del re.

A partire dal 1885, con la bonifica della palude costiera, si sono avviate una serie di trasformazioni proseguite fino agli anni ’30. L’area di Persano, insieme a poche altre, è sfuggita alla trasformazione generalizzata del XX secolo, preservando i boschi umidi planiziali che ospitano una fauna particolarmente ricca di specie, anche rare come la lontra.

 

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L’area è conosciuta soprattutto per la presenza di questo animale, che costituisce il simbolo dell’Oasi e motivo principale della sua istituzione. Il bacino del Sele, infatti, è uno degli ultimi rifugi per la lontra, il mammifero terrestre più raro d’Italia e ad alto rischio di estinzione, che merita adeguate azioni di conservazione.

Tuttavia, la lontra non è l’unico animale che è possibile incontrare nell’area. L’Oasi, essendo un’area umida, costituisce un riparo ed un punto di ristoro per gli uccelli: finora sono state segnalate 184 specie.

Inoltre, all’interno dell’Oasi e nei suoi immediati dintorni si può apprezzare un diversificato mosaico vegetazionale costituito da un gran numero di ambienti erbacei, arborei ed arbustivi che sono alla base della grande biodiversità che caratterizza l’area.

E’ possibile visitare l’area accompagnati dalla guida, raggiungendo il Sentiero Natura all’interno del territorio protetto, lungo il quale vengono accompagnati i visitatori in base alle loro esigenze e conoscenze naturalistiche.

I periodi piu’ interessanti per le osservazioni sono l’autunno, quando si raggiunge la massima concentrazione di uccelli acquatici svernanti, e la primavera, quando il paesaggio si colora con le fioriture dei prati.

 

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Dal 1 Marzo, è possibile visitare l’Oasi secondo alcuni giorni e orari prestabiliti. In particolare:

  • per i gruppi organizzati e le scuole, è possibile fare delle visite guidate su prenotazione, tutti i giorni in orario da concordare. La visita dura circa due ore e mezza.
  • per il pubblico, è possibile effettuare le visite guidate tutti i giorni su prenotazione, dalle 10.00 alle 15.00 nel periodo invernale (ottobre-maggio) e dalle 9.00 alle 17.00 nel il periodo estivo (giugno-settembre).

Per fotografi e birdwatcher sono previsti ingressi eccezionali, in alcuni periodi, da concordare con la direzione.

Per maggiori informazioni, potete visitare la pagina Facebook dedicata all’Oasi.

 

 

Progetto Bellezz@ 2017 – Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati

273 interventi in tutta Italia: oltre 150 milioni di euro per valorizzare i piccoli gioielli italiani

Per i beni culturali il 2017 si è chiuso in bellezza: il 29 dicembre è stato pubblicato l’elenco degli interventi approvati per recuperare i luoghi della cultura dimenticati.

Circa 150 milioni di euro sono i fondi approvati dalla Commissione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali per finanziare i 273 siti di interesse culturale, sparsi in tutte le regioni d’Italia.

La spesa e lo sforzo sono significativi: i fondi saranno adoperati per il recupero e la valorizzazione di siti storici dimenticati, trascurati o abbandonati, per far si che non vengano esclusi dalle bellezze che il nostro territorio ha da offrire, attraverso degli interventi ad hoc.

Risultano interessanti anche le modalità di candidatura di questi siti, che prevedevano segnalazioni dal basso: infatti i luoghi da valorizzare sono stati individuati grazie all’aiuto dei cittadini.

 

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Numerosi sono i siti culturali che verranno finanziati in Campania.

Tra le migliaia di progetti segnalati, 10 sono stati riconosciuti alla provincia di Salerno, 4 a Napoli, 3 ad Avellino, 2 a Caserta e 1 a Benevento, per un totale di circa 15 milioni di euro.

 

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Dai dati emerge che, nonostante il numero di siti finanziati in Campania sia minore rispetto alle prime due regioni in classifica (35 per la Toscana, 31 per la Lombardia contro i  20 per la Campania), il totale dei finanziamenti è tra i più alti a livello nazionale.

 

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La Provincia di Salerno è il territorio a cui è stata riconosciuta la fetta più grande dei finanziamenti della Campania, con oltre 10 milioni di euro totali.

Tra i progetti approvati c’è un maxi intervento presso la Villa Romana di Positano, stanziamento che permetterà di continuare gli scavi e, in Costiera Amalfitana, più precisamente nel comune di Praiano, dove i fondi saranno utilizzati per il progetto NaturArte. Per il Convento di San Francesco d’Assisi di Bracigliano,  piccolo comune della provincia, è stato finanziato un progetto da 94.632 euro che prevede il recupero e la valorizzazione della chiesa, luogo di incontro spirituale e, soprattutto, punto di ritrovo della comunità per eventi e manifestazioni.

Convento di San Francesco d’Assisi di Bracigliano

 

Tra gli interventi finanziati, anche tre progetti localizzati in provincia di Avellino per un totale di quasi 3,5 milioni di euro.

Nel dettaglio, a Vallesaccarda sono destinati 1.500.000 euro per la villa comunale; a Montemarano 1.683.000 euro per la Cripta medievale e la Cattedrale; a Fontanarosa 246.600 euro per Il “Carro”, un obelisco straordinario in legno, alto 28 metri, rivestito in paglia e montato su un carro agricolo che il 14 agosto viene tirato dai buoi in onore della Madonna della Misericordia, una delle manifestazioni più rappresentative  della cultura contadina dell’Irpinia.

 

Carro di Fontanarosa, 2015

 

Nella provincia di Napoli, tra i 273 siti di cui verrà sovvenzionato il recupero, troviamo il Sentiero della collina di Montevico “Progetto Mesa Lakkos”, che si è classificato al 53° posto con un finanziamento previsto di 116.000 euro. Un successo dell’Associazione Anusia che, dopo diversi tentativi, è riuscita finalmente nel suo scopo: ridare dignità a uno dei luoghi più sbalorditivi dell’isola d’Ischia.

 

Lacco Ameno – Isola di Ischia

Nella Penisola Sorrentina, parte dei finanziamenti è stata elargita per interventi su Villa Fondi de Sangro a Piano di Sorrento, mentre la restante parte è destinata alla Congrega del Corpo di Cristo, all’interno della Chiesa Collegiata di Santa Sofia a Giugliano e al Santuario Madonna degli Angeli di Cicciano.

 

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Gli interventi finanziari previsti nella provincia di Caserta sono destinati al Palazzo Ducale di Pietramelara e alla Fontana Carolina di San Tammaro, un tempo direttamente connessa al maestoso Acquedotto Carolino, edificata nella prima metà del 1700 per volere di Ferdinando di Borbone, in passato vittima di atti di vandalismo e che oggi versa oggi nel degrado più totale.

Nella provincia di Benevento i fondi, 356.714 euro, sono stati concessi ad un solo sito, quello delle vasche termali del Parco Bagni Vecchi di Telese Terme, meglio noto come Antiche Terme Jacobelli. Le terme furono fondate nel 1861 dal Cav. Achille Jacobelli e, dopo alterne vicende, furono abbandonate fino al 2008 quando vennero ristrutturate con fondi del P.O.R. Campania e vennero trasformate in un parco naturale. Con questo progetto si intendono risolvere alcuni inconvenienti tecnici, come l’oscillazione delle falde acquifere, che non hanno garantito il corretto funzionamento del sito.

 

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Questa iniziativa sembra andare in una direzione molto positiva per lo sviluppo territoriale in quanto sposta i riflettori dai grandi attrattivi verso siti meno conosciuti, che una volta visitati non lasciano indifferenti, valorizzando i luoghi della memoria delle comunità locali.

L’elenco completo è disponibile qui. Ma le informazioni mancanti sono ancora tante.

Contribuisci anche tu alla produzione di dati per la cultura!

Vai su Spod e partecipa alla discussione. E se sei interessato, puoi creare in prima persona i dati, collaborando alla rinascita di questi luoghi culturali dimenticati.

 

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Natale in Campania: le specialità della tradizione da non perdere

Il Natale è alle porte e il panettone dietro l’angolo… E se vi dicessi che in Campania ci sono oltre 20 specialità natalizie da poter gustare?! Non vi viene voglia di assaggiarle tutte?!

In effetti, la Campania è rinomata in tutto il mondo per i suoi prodotti tipici, e le ricette per la loro preparazione costituiscono un tesoro inestimabile della tradizione locale.

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Struffoli

Tra le specialità natalizie più conosciute e diffuse nell’intera regione troviamo sicuramente gli struffoli, un dolce antichissimo portato a Napoli dai Greci al momento della fondazione di Partenope. Infatti, l’origine del nome deriva molto probabilmente dal termine greco strongulus che vuol dire “arrotondato”, palese richiamo alla loro forma.

Secondo l’antichissima ricetta, gli INGREDIENTI sono:

  • farina
  • uova
  • burro
  • latte
  • limone grattugiato
  • sale
  • vaniglia o vanillina

PROCEDIMENTO:

L’impasto viene lavorato a lungo per poi essere tagliato in pezzetti piccoli che vengono modellati a forma di palline che vanno fritte in olio e poi miscelate al miele e, infine, guarnite con pezzetti di frutta candita e confetti colorati. Che bontà!

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Roccocò

Un altro dolce della tradizione, immancabile sulle tavole delle famiglie campane nel periodo natalizio, è sicuramente il roccocò.

In questo caso, l’etimologia della parola roccocò rimanda a “roccia artificiale” e si riferisce alla sua particolare consistenza. Si tratta, infatti, di un biscotto secco e molto duro, dall’aspetto quasi marmoreo, di forma circolare, prodotto in tutta la regione.

La ricetta originale prevede i seguenti INGREDIENTI:

  • farina
  • zucchero
  • mandorle (tritate e intere)
  • pepe bianco
  • chiodi di garofano
  • scorze di agrumi canditi
  • buccia grattuggiata di arancio
  • estratto di cannella
  • una goccia di ammoniaca

PROCEDIMENTO:

Per ottenere il roccocò tradizionale, la pasta va lavorata su un piano ampio su cui va disposta la farina “a fontana” al cui centro vanno aggiunti tutti gli ingredienti e, infine, le mandorle precedentemente tostate e tritate, insieme alle altre lasciate intere. La base va lavorata a lungo, aggiungendo continuamente acqua fino ad ottenere una consistenza abbastanza dura da non attaccarsi al piano di lavoro. La pasta ottenuta va divisa in piccoli pezzi che vanno chiusi a ciambella, spennellati con l’uovo e infornati per circa 10 minuti fino a che non raggiungono la tipica colorazione bruna.

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Mustaccioli

In Campania non è Natale senza i mustaccioli! Questi dolci di antichissima tradizione, citati in numerose opere letterarie e teatrali campane, hanno una forma romboidale e, secondo alcuni, il loro nome deriva proprio dalla loro somiglianza ai “mustacchi”, i baffi folti e lunghi che portavano i nobili in passato. Secondo altre fonti, invece, il termine deriverebbe dalla parola “mosto”, un ingrediente usato nelle antiche ricette contadine per addolcire questi biscotti.

I mustaccioli possono avere diversa consistenza, a seconda delle varianti locali, e la ricetta originale prevede i seguenti INGREDIENTI:

  • miele
  • farina
  • acqua
  • lievito
  • cacao
  • miscela di spezie (cannella, chiodi di garofano, noce moscata, cardamomo)

PROCEDIMENTO:

Per ottenere degli ottimi mustaccioli, dopo la lavorazione degli ingredienti, la pasta va lasciata riposare e poi cotta in forno. Alla fine, i dolci vengono ricoperti di glassa al cioccolato o, nelle varianti nate negli ultimi anni, di glassa al cioccolato bianco o una glassa di zucchero e canditi.

Questi sono solo alcuni dei prodotti della tradizione campana che si possono acquistare in tutti i laboratori artigianali durante il periodo natalizio.

Infatti, in pochi sanno che oltre a queste bontà, esistono molte altre prelibatezze preparate appositamente durante le feste natalizie che costituiscono piatti della tradizione di tutta la regione, come:

  • Calzoncelli
  • Susamielli
  • Divino amore

Altri sono prodotti solo in alcune province, ad esempio:

  • Castagna infornata – Avellino
  • Panesillo di Ponte – Benevento
  • Pizza figliata – Caserta
  • Cartellate con mosto – Napoli
  • Pasticella di Acerno – Salerno
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Se siete curiosi e desiderate gustare queste e molte altre specialità, non vi resta che fare un salto in Campania per Natale!
Sarete accolti calorosamente e di sicuro non andrete via a stomaco vuoto!

Inviateci ricette, foto o, ancor meglio, qualche dolcino natalizio.

Buone feste dal team di Hetor!

Alla scoperta di Laviano

Laviano ha origini molto antiche: i suoi inizi si fanno risalire ai Sabini e viene definito l’ultimo villaggio degli Ursentini. Infatti, lo stesso nome Lavianum sarebbe un termine sabino che sta ad indicare il feudo della gens Lavia. Inoltre alcuni ritrovamenti archeologici nell’alta valle del Sele testimoniano la presenza di popolazioni sannitiche già dal V sec. a. C.

La posizione geografica di Laviano, incuneato tra Lucania e Irpinia, è una delle principali ragioni del carattere schivo e taciturno dei suoi abitanti. In effetti, questo piccolo paese ha avuto una propria e marcata identità locale fino all’avvento dell’emigrazione di massa, tra gli anni ’50 e ’60, che portò alla dispersione dei lavianesi nei cinque continenti.

Il terremoto del 23 novembre 1980, che raggiunse un’intensità pari al X grado della scala MSC, spezzò oltre 300 vite umane, inferendo una ferita indelebile e definitiva al paese e alla sua identità. Questa comunità e’ rimasta per anni spaesata e addirittura il paese originario, incastonato fino ad allora lungo il pendio collinare, è stato cancellato e l’assetto morfologico del suo territorio completamente stravolto.

Il nuovo paese, ricostruito in una zona contigua, non ha le stesse caratteristiche dell’antico abitato. Le uniche testimonianze superstiti dell’antico borgo sono rappresentate dal Castello, dalla Chiesa di santa Maria della Libera e da qualche abitazione che sorgeva intorno alla fortificazione.

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Il Castello, risalente al periodo normanno, per volere del conte Guglielmo venne costruito in posizione strategica in modo da facilitare sia l’osservazione che la difesa, e cioè alla sommità del promontorio, a picco sulla rupe dell’Olivella e sul vallone. Esso era munito di un fossato con un ponte in pietra, nonché di un avamposto verso il nucleo abitato che, fino al sisma del 1980, era incastonato lungo il pendio collinare sottostante.

La fortificazione, infatti, pur avendo subito nel corso dei secoli ampliamenti e ristrutturazioni, aveva conservato, sino a quel momento, l’aspetto prevalentemente difensivo.

Il Castello di Laviano si inserisce nel sistema di fortificazioni normanne e sveve realizzate a partire dal X sec. spesso su preesistenti insediamenti difensivi, lungo l’alta valle del Sele ed in Basilicata a ridosso delle vie di comunicazione con la Puglia.

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Nonostante i crolli determinati dagli ultimi terremoti e le attuali precarie condizioni statiche, il Castello di Laviano costituisce tuttora una delle testimonianze più significative dell’architettura fortificata presente nell’alto Sele.

 

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A seguito del terremoto sono stati attuati alcuni interventi di conservazione e restauro del Castello.

Le opere sino ad ora realizzate hanno consentito di rendere leggibile l’impianto generale del complesso monumentale, riproponendone una significativa riconfigurazione e il recupero di alcuni locali che oggi è possibile visitare.

Tuttavia, il restauro è ancora lontano dall’essere completato.

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L’importanza di Laviano non risiede solamente nella sua storia ma anche nel suo territorio: il paese, insieme ai comuni di Valva e Colliano, è parte integrante della “Riserva Naturale Monte Eremita-Marzano”, un Sito di Importanza Comunitaria, nonché una delle aree naturali protette della Regione Campania.

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La Riserva naturale Monti Eremita-Marzano è stata istituita nel 1993 e ospita diversi sentieri CAI, monumenti e luoghi di interesse, tra cui il Ponte Tibetano, sospeso a quasi 80 metri di altezza, inaugurato nel 2015.

Il ponte collega ad una fitta rete di sentieri naturalistici e panorami mozzafiato e si trova nei pressi del Castello. Le gole sovrastate dal ponte, conosciute con il nome di “laguna blu della valle del Sele”, si prestano benissimo ad avventurosi itinerari in canoa, da intraprendere in compagnia di guide esperte.

 

Ponte Tibetano, situato nella Riserva naturale Monti Eremita-Marzano

Il ponte tibetano costituisce un elemento importante grazie al quale è possibile attrarre sempre maggiori turisti e far conoscere le bellezze di questi territori. Esso può essere quasi considerato come un ponte della memoria, che riconduce ad un luogo simbolico e ricco di storia: un castello in rinascita, a difesa del passato e dell’identità della comunità di Laviano.

In occasione dell’anniversario del terremoto del 23 novembre 1980, un pensiero va alle vittime di questa tragedia che ha colpito il sud Italia, in particolare le regioni della Campania e della Basilicata.

 

 

Grande partecipazione all’evento finale dell’IIS A. M. Maffucci di Calitri

Questa mattina, nell’Aula Magna della sede dei Licei artistico e scientifico dell’IIS A. M. Maffucci di Calitri sono stati presentati i progetti degli studenti impegnati nelle attività di alternanza scuola – lavoro in collaborazione con il progetto Hetor.

I ragazzi si sono occupati della realizzazione di dataset Open sulle risorse culturali di Calitri e dell’Alta Irpinia.

I progetti dei circa 40 studenti coinvolti sono:

  • Chiese e luoghi artistici del comune di Calitri, realizzato dal gruppo di studenti: Marialaura Russo, Azzurra Metallo, Francesca Lanza, Maria Lucia Araneo;
  • Storia locale di Bisaccia – Rivista “La Torre”, realizzato da Roberta Formiglio, Pia Gargano, Manuela Maffucci, Giusi Mastrullo;
  • Casali ed edifici antichi del Comune di Calitri, realizzato da Yuri Andriaccio, Angelo Buscetto, Vito Calabrese, Simone Zotta;
  • Arti e mestieri antichi del museo Beniamino Tartaglia di Aquilonia – Sezione Mestieri, realizzato dal gruppo di studenti: Annamaria Calia, Natasha Cignarale, Vanessa Tartaglia, Federica Daniele;
  • Arti e mestieri antichi del museo Beniamino Tartaglia di Aquilonia – Sezione Attrezzi, realizzato da Gabriele Lotrecchiano , Emmanuel Balestrieri , Antonio Coppola, Federico Calabrese;
  • Usi e costumi dell’Alta Irpinia, realizzato dagli studenti: Angela Tartaglia, Agostino Terlizzi, Luca Rubino, Asmaa Ben Sellam, Enzo Russo;
  • Aziende agricole dell’Alta Irpinia, realizzato dal gruppo di studenti: Florindo Maffucci, Gaetano Acocella, Simone Ziccardi, Mauricio Cappiello, Luigi D’Antuono, Vincenzo Galgano, Alessio Cristiano, Stefano Angelillo, Simone Graziano, Serena Tozzi, Michele Federici, Francesco De Luca, Ilaria Graziano, Vita Grieco, Milena Castellano.

Il primo progetto si è proposto di ricercare e catalogare i siti artistici del territorio di Calitri, tra cui chiese e cappelle, al fine di valorizzare queste risorse talvolta dimenticate o non adeguatamente considerate.

Gruppo Chiese e luoghi artistici

Il secondo progetto, si è concentrato sull’analisi e sulla classificazione degli articoli dell’unica raccolta rimasta della rivista “La Torre”. L’intento è stato quello di valorizzare ciò che il territorio dell’Alta Irpinia ha da offrire culturalmente, tramite quest’importante fonte di informazioni e tradizioni. Gli studenti hanno anche intervistato uno dei redattori del giornale, Mimmo Vivolo, per approfondire alcuni argomenti, mostrando quindi un vivo interesse nell’attività svolta.

Gruppo Storia locale di Bisaccia

Il terzo gruppo si è occupato dei Casali e degli edifici antichi presenti nel territorio del comune di Calitri per valorizzare le risorse minori e meno conosciute del territorio, riportando alcune fonti orali, testimonianza importante del passato.

Gruppo Casali ed edifici antichi

I due dataset sugli attrezzi e i mestieri presenti all’interno del Museo Beniamino Tartaglia di Aquilonia sono stati presentati insieme da alcuni dei ragazzi alla presenza dei responsabili del Museo, Alessandro Annunziata e Gerarda Coppola, che durante le attività hanno dato piena disponibilità agli studenti per visitare, catalogare e fotografare le varie sale del Museo. Inoltre, uno degli studenti, Yuri Andriaccio, ha presentato un lavoro svolto in autonomia riguardante il Museo, mostrando spiccate doti informatiche e una forte passione per il progetto.

 

Gruppo del Museo Beniamino Tartaglia – Arti e Mestieri

Il gruppo successivo ha presentato il progetto riguardante gli Usi e i costumi appartenenti ai territori dell’Alta Irpinia, evidenziando alcuni aspetti culturali molto importanti.

Gruppo usi e costumi

Infine, l’ultimo progetto, si è occupato della catalogazione delle aziende agricole dell’ Alta Irpinia, ponendo le basi per un possibile approfondimento dell’argomento e per una proficua collaborazione tra scuola e aziende del territorio. I ragazzi hanno realizzato il dataset con l’aiuto di due agronomi, Vincenzo Di Masi e Marta Marino, che si sono resi disponibili per approfondire alcuni argomenti affrontati dagli studenti.

 

Gruppo Aziende Agricole

 

Tutti i gruppi hanno sottolineato l’aspetto importante del progetto e della piattaforma SPOD, grazie alla quale i ragazzi hanno riscoperto le proprie origini, valorizzando il proprio territorio.

Inoltre, è stato posto l’accento sull’importanza della fusione tra beni culturali e tecnologia, un aspetto affrontato anche dalle personalità che hanno partecipato all’evento, tra cui: il Dirigente Scolastico prof. Gerardo Vespucci, il sindaco di Calitri Michele Di Maio e il prof. Vittorio Scarano, docente di informatica presso l’Università degli Studi di Salerno e coordinatore del progetto ROUTE-TO-PA.

Alla presentazione hanno partecipato anche le prof.sse Marialuisa Giannone, Mirella Ramundo e Cecilia Maria Colombini, coordinatrici  delle attività di Alternanza scuola – lavoro e figure essenziali per la buona riuscita del progetto.

Gli interventi delle varie personalità che hanno partecipato all’evento

I lavori dei ragazzi sono presenti e liberamente consultabili sul nostro sito, sulla pagina appositamente dedicata alle attività dell’IIS A. M. Maffucci di Calitri.

 

 

 

Open Data Challenge: Nocera Treasure Hunt

Some days ago a new exciting initiative started, in collaboration with the Hetor Project: Open Data Challenge: Nocera Treasure Hunt.

The opening event has been held in the Municipal Library of Nocera Inferiore and it is part of the “Open Data for the Campania Region Cultural Heritage” project, organized by EU H2020 ROUTE-TO-PA Project within the DATABENC Technological district (High Technology Consortium for Cultural Heritage). 

The main objective concerns the Cultural Heritage of Nocera Inferiore, one of the greatest city situated in the province of Salerno, in the south of Italy.

The aim of the hunt is the promotion of the territory via the use of Open Data, co-creating a series of data freely accessible by anyone, which are able to tell a story about the city, revealing some new aspects that even local communities and native citizens didn’t know before!

Data will be collected on the Social Platform for Open Data SPOD, which allows interactions among citizens concerning the open datasets, discussing in private and public rooms.

The event hosted the Council member for Youth Culture and Politics Federica Fortino, Doctor Giuseppina Salomone, Medical director of Mental Health Department in Salerno, Professor Teresa De Caprio, School Head of G.B. Vico High School in Nocera Inferiore and the Professor Vittorio Scarano, from the IT Department – University of Salerno and ROUTE-TO-PA project coordinator.

Furthermore, numerous local associations and citizens have actively participated to the debate.

Discussion has been moderated by Ms Nicla Iacovino, the Municipal Library director.

If you like being challenged, visit our Facebook page or contact us to our email address: hetor@routetopa.eu.

Furthermore, we would like to remember you that SPOD is freely accessible to anyone.

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Il torrone, che passione, se è campano ancor di più!

Le origini del torrone

Le origini del torrone sono molteplici e contraddittorie e sembra che molti ne rivendichino la paternità.

Secondo alcuni, il torrone avrebbe la stessa provenienza della mandorla, suo principale ingrediente, ossia la Cina. Secondo altri, si pensa piuttosto che le origini siano romane, come testimoniano vari scritti, tra cui il De Re coquinaria di Marco Gavio Apicio, risalente alla fine del I sec. in cui si parla di un dolce a base di albume, miele e mandorle.

Tuttavia, l’ipotesi più accreditata vuole che il torrone abbia origini arabe. A supporto di questa tesi vi sarebbe il De medicinis et cibis semplicibus, un trattato dell’XI secolo scritto da un medico arabo, in cui è citato il turun. Gli Arabi portarono questo dolce lungo le coste del Mediterraneo in particolare in Spagna e in Italia. Ma le prime attestazioni certe della versione spagnola del torrone risalgono al XV secolo, quando a Benevento era già più che conosciuto.

 

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‘Cupeta’ o torrone?

Infatti, la “cupedia”, o “cupeta”, è considerata come l’antenato del torrone di Benevento ed era già conosciuta al tempo dei Romani: secondo alcuni scritti di Tito Livio, la sua paternità è addirittura attribuita ai Sanniti; mentre il poeta latino Marco Valerio Marziale, tra i 5 prodotti rappresentativi di Benevento nel I secolo cita anche la “cupedia”. Il termine deriva dalla parola latina cupida che significa “desiderata”.

La classica cupeta è composta da miele, albume d’uovo, mandorle o nocciole, amalgamati tra loro e cotti a bagnomaria e viene prodotta dai cosiddetti “cupetari, i venditori ambulanti di torrone, famosi e apprezzati in tutto il mondo per la loro rinomata capacità artigianale di produrre innumerevoli tipologie di torrone, ancora oggi vanto per la Campania, venduto durante le fiere di paese e le feste patronali.

Il termine “torrone”, invece, deriverebbe dal latino “torreo”, che significa “abbrustolire”, con riferimento alla tostatura delle nocciole e delle mandorle, e non è altro che una versione più raffinata della cupeta, ricoperto da naspro o da grana di zucchero.

Il torrone si diffonde nel XVII secolo in tre varianti:

  • con copertura al cioccolato, limone o caffè;
  • arricchito con confetti cannellini;
  • con una composizione di zucchero liquefatto, pinoli e frutta sciroppata.

Nel XIX secolo nascono altre tipologie, tra cui quello “della Regina”, destinato alla golosità di Ferdinando I di Borbone. Il torrone, così, diviene un dolce sempre più richiesto fino ad arrivare agli inizi del ‘900 ad un forte incremento della produzione e alla costituzione di un vero e proprio Consorzio delle Fabbriche Riunite del Torrone di Benevento.

 

Il torrone in Campania

In Campania, la produzione del torrone è molto diffusa ma vi sono due province, in particolare, dove è possibile gustare delle eccellenti varietà di questo prodotto, rinomate a livello nazionale ed internazionale.

 

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Benevento

A Benevento, è da sempre diffusissima la produzione del torrone, attività che si è poi estesa a tutta la provincia. Se parliamo di “Torrone di Benevento“, oggi ci riferiamo a diverse varietà: quello bianco con mandorle, il torrone cupedia bianco con nocciole, quello bianco morbido con mandorle; ma una delle varianti più rinomate nasce nel 1891 a San Marco dei Cavoti, il “croccantino”, costituito da zucchero, mandorle e nocciole tritate e ricoperto da cioccolato fondente.

Il Torroncino croccantino deve il suo successo, oltre che alla qualità, anche alla pezzatura; infatti ogni torroncino pesa circa 15 gr. ed è incartato singolarmente e, quindi, si presta ad essere gustato facilmente in ogni occasione.

Questi torroni di gusti diversi condividono alcune qualità caratterizzanti: sono molto asciutti, dolci e friabili e hanno il pregio di utilizzare e valorizzare alcune produzioni locali minori, come ad esempio il miele, rappresentando, perciò, anche un importante fattore di permanenza sul territorio.

Avellino

In Irpinia, a partire dagli inizi del Novecento, “ ‘a Cupeta” ha deliziato i palati dei tanti pellegrini che raggiungevano a piedi il Santuario di Montevergine.

Questa tradizione, con il trascorrere del tempo, si è consolidata nella cultura dolciaria dell’area di Ospedaletto d’Alpinolo. Lungo il percorso, conosciuto come la “Juta a Montevergine”, affrontato dai pellegrini, erano presenti dei laboratori artigianali dove era possibile assaggiare, tra le tante bontà dolciarie, il torrone.

Sempre tra i torroni della tradizione locale sono da annoverare lo “spantorrone di Grotta”, tipico pan torrone molto friabile al taglio, e il “torrone di castagne” della zona di Montella, Bagnoli e Cassano Irpino, arricchito dalla farcitura a base di castagne.

 

Ricetta originale

La ricetta originaria del torrone prevede come ingredienti di base: miele, bianco d’uovo, nocciole e mandorle sapientemente miscelati.

Il procedimento avviene utilizzando la torroniera, dove miele e zucchero vengono riscaldati fino a 80°C e, mentre la torroniera viene fatta girare a marcia veloce, si aggiunge l’albume d’uovo sciolto in acqua, preparato il giorno precedente. L’ultima fase avviene con la torroniera alla velocità minima e vede l’aggiunta di zucchero a velo spolverato, vaniglia, nocciole e mandorle, opportunamente preriscaldate, perché abbiano la stessa temperatura dell’impasto; il tutto viene prodotto in grosse lastre che vengono poi spaccate in pezzi per essere vendute.

Ad oggi, la produzione è davvero molto varia e ampia tra coperture, farciture, formati, nelle varianti di torroni morbidi, duri e pantorroni.

Infatti, per la produzione del torrone in Campania vengono utilizzati una serie di prodotti certificati che rendono questo dolce ancora più pregiato, come la nocciola di Giffoni e la castagna di Montella, entrambe IGP.

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Alcune curiosità legate al torrone

A Nola (Na), in occasione della Festa di San Felice c’è una particolare tradizione conosciuta come “il tutero e l’ombrello”, una consuetudine che riconosce come specialità gastronomica della festa un particolare tipo di torrone, duro e dalla forma allungata, il “tutero”, che in abbinamento all’ombrello rappresenta simbolico omaggio di prosperità e protezione da parte dell’uomo alla sua donna. Una delle più sentite tradizioni di Nola, tuttora perpetrata in molte famiglie del posto e nei paesi limitrofi.

Un’altra curiosità riguarda il 2 Novembre, una festa che i più giovani conoscono come Halloween ma che in Italia rientra nelle antiche tradizioni popolari come il “Giorno dei morti”. Nel periodo che va dal 31 ottobre al 4 novembre, in Campania si usa preparare il “torrone dei morti”, che è diverso soprattutto nella consistenza, dal torrone classico duro e caramellato.

I dolci dei morti simboleggiano i doni che i defunti portano dal cielo e allo stesso tempo un’offerta che i vivi donano a queste anime per il loro viaggio. Viene visto come un modo per esorcizzare e addolcire la paura dell’ignoto e della morte.

Il torrone dei morti è morbido e soprattutto a base di cioccolato. Alcuni chiamano questi piccoli torroni “morticielli”, probabilmente perché la loro forma ricorda quella di una cassa da morto, ma vengono anche chiamati “muolli” parola che ne ricorda la consistenza.

La ricetta classica del torrone dei morti è la seguente:

Ingredienti per un torrone:

100 g di cioccolato fondente per la copertura
250 g di cioccolato bianco
250 g di crema di nocciole spalmabile
150 g di nocciole intere pelate
Preparazione:

Sciogliete a bagnomaria il cioccolato fondente e versatelo nello stampo che utilizzerete per il torrone. Spennellate le pareti con abbondante cioccolato fuso e riponete lo stampo in freezer per 10 minuti. Ripetete questa operazione fino ad esaurimento del cioccolato per rafforzare la copertura. Sciogliete il cioccolato bianco a bagnomaria, e unite la crema di nocciole e le nocciole. Amalgamate bene e versate tutto il composto nello stampo. Fate raffreddare in frigo per qualche ora. Staccate delicatamente il torrone dallo stampo e capovolgetelo su un piatto; infine, tagliate a fette e servite.

Ora non vi resta che dilettarvi in cucina scegliendo tra la versione originale del torrone o approfittare del periodo e preparare il tradizionale “torrone dei morti”.

“Mancini” High School: A successful story

Some days ago, 20 students of the Mancini High School in Avellino presented their results concerning the collaboration with Hetor Project.

This has been a great opportunity for students to discover the Open Data world through the recovery of the historical and collective memory about their local Cultural Heritage.

All the activities have been realized using the social platform SPOD. In this way, students had also the opportunity to acquire new skills managing data in tabular format and creating visualizations from datasets.

 

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The students co-created four datasets, divided in small groups:

  • Central Political Registry for the province of Avellino;
  • Trademarks of Industry, Trade and Crafts in the province of Avellino;
  • Irpinia Museum, section “Mefite”;
  • Irpinia Museum, section “Epigraphs.

They also presented their articles published on the Hetor website, in which they analysed data collected in a preliminary work phase.

The success of this experience can be demonstrated by the student’s conclusions:

“We achieved the goal of the Hetor project, which is also ours: transform a series of data without a precise meaning in a story to be told, that can be shared and understandable by everybody, in order to promote our local resources. This is the right way to connect technologies with the Cultural Heritage”

 

Furthermore, at the event, the school hosted Dott.ssa Elena Gaudio, a high official from the Ministry of Education, Prof.ssa Clementina Cantillo, from the University of Salerno and dott. Felice Russillo Board of Directors of DATABENC, who have actively participated during the day, praising the students’ works.