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Campania, terra di castelli

La creazione condivisa e collaborativa di un dateset dei castelli campani comincia a fornire alcuni dati interessanti. Il lavoro, in parte ancora in corso è stato svolto dai corsisti del Master “Cultural Heritage Information System” organizzato dal distretto Databenc attraverso la piattaforma SPOD
Le strutture definibili come castelli, comprensive di torri isolate, palazzi fortificati e palazzi baronali sono 444. Attualmente stiamo ricontrollando le informazione sulle torri costiere di età vicereali e che rappresentano un gruppo molto nutrito e variegato tra le fortificazioni campane.

Un patrimonio vasto e diffuso

Tuttavia da questo primo censimento già emerge un dato molto evidente, vale a dire che il patrimonio monumentale di epoca medievale della nostra regione è molto ricco e diffuso in modo capillare sul territorio. Considerando anche solo la distribuzione geografica che rappresenta in modo sincronico tutte le testimonianze materiali note si evidenzia la sostanziale continuità di vita degli insediamenti: nella maggior parte dei comuni esiste un castello o una torre o un palazzo baronale e se la fortificazione giace isolata in forma di rudere sull’altura che domina l’abitato moderno comunque si deve rilevare che quella comunità è il frutto una lunga storia e quindi custode (spesso inconsapevole) di un’importante eredità.

Sulle tracce dei confini
Disaggregando i dati per tipologia si rileva che le fortificazioni medievali (rocca o fortezze con recinto murario) sono 219. Questo gruppo, molto ricco, comprende al suo interno manufatti di epoche diverse (dal VI secolo d. C al periodo angioino-aragonese) prodotte da ambiti culturali differenti. Anche solo guardando la loro distribuzione spaziale valutando in termini generali, vale a dire mettendo insieme ambiti cronologici e culturali disomogenei, emerge chiaramente che il paesaggio antropico nella Campania medievale era caratterizzato da strutture fortificate poste per lo più su alture di media entità. Si nota una maggiore densità nella parte nord dell regione quindi a guardia delle pianure più ricche e più fertili, quelle che avevano fatto meritare alla regione intorno a Capua l’appellativo di Campania felix e che  avevano favorito l’insediamento umano fin dall’epoca preistorica e protostorica. Ma non vi sono solo ragioni di ordine economico. Le linee lungo le quali si sviluppano i siti incastellati sono le vie di comunicazione e tra queste sopratutto i fondovalle di fiumi e torrenti ma un’altra chiave di lettura può essere la presenza di confini che noi oggi non riconosciamo più come tali. A ciò si deve aggiungere che fronti militari e limiti amministrativi mutavano nel tempo e, in alcune fasi, erano fluidi e non nettamente definiti.

L’archeologia medievale è ancora giovane
Per le strutture medievali abbiamo trovato notizie relative ad indagini archeologiche condotte solo in 22 castelli. In effetti ciò non è tanto sorprendente se si pensa che l’archeologia medievale come disciplina autonoma è sorta da poco più di quarant’anni e la regione ospita alcuni dei siti archeologici più importanti d’Europa e che probabilmente hanno orientato la ricerca verso le fasi classiche della storia del territorio.

Castelli dopo il medioevo
Anche il patrimonio relativo a monumenti post-medievale è abbastanza ricco soprattutto se si guarda alle torri costiere che costituivano un sistema difensivo unitario del Regno di Napoli organizzato dai viceré spagnoli alla metà del XVI secolo. Ma anche nelle aree interne si registrano diversi complessi architettonici di epoca moderna che potrebbero essere valorizzati mettendoli in relazioni con percorsi tematici ad hoc.

Marianna, Aliberti, Maria Anna Ambrosino, Vanja Annunziata, Giuliano Gambino, Carmela Luciano, Gilda Napoli.

A. Corolla – G. Santangelo

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