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Liceo “P.S. Mancini” di Avellino: gli studenti analizzano i dati co-creati

Gli studenti  (classe IV F) del  Liceo Scientifico “P. S Mancini” di Avellino, hanno realizzato i seguenti articoli per ogni dataset co-creato nelle rispettive stanze di cocreazione e  con discussioni  nelle stanze  dell’ Agora:

  1. Il progetto “Casellario Politico Centrale per la provincia di Avellino”  è stato realizzato dal gruppo di studenti: Francesco Adinolfi, Cosimo Ciardiello,  Alessandro Maria, Gabriele Grasso, Davide Iannaccone, Francesco Porfido, Francesco Capobianco, Manuela Sarnese, Alessandro Iandolo, Fernand Abbe. La collaborazione e le discussioni  si sono svolte nella stanza  dell’ Agora: Casellario Politico Centrale .
  2. Il progetto “I marchi di fabbrica della provincia di Avellino” è stato realizzato dal gruppo di studenti: Carmine Gloriante, Benedetta D’Amelio, Irene Petrillo, Martina Cuciniello, Miriam De Blasi, Andrea Giorgi. Gennaro Fratta,   Marco Rinaldi, Nicola Preziosi, Nicola Petkovic. La collaborazione e le discussioni  si sono svolte nella stanza  dell’ Agora: Marchi di fabbrica
  3. Il progetto “Museo Irpino (Sezione “Mefite” ed “Epigrafi”)” è stato realizzato dagli tutti gli studenti della classe IV F. La collaborazione e le discussioni si sono svolte nella stanza dell’ Agora: Museo Irpino.

L’ elenco dei datasets  con relative note al dato cocreato, sono stati  pubblicati  sulla piattaforma HETOR:

 

(1) Casellario Politico Centrale per la provincia di Avellino

Il fascismo è un movimento politico a carattere nazionalista, autoritario e totalitario nato in Italia all’inizio del XX secolo per principale iniziativa di Benito Mussolini. E’ considerato anticapitalista e populista sul piano ideologico, mentre sul piano sociale tende a tutelare la proprietà privata e la divisione della società in classi. La storia dell’ Italia fascista comprende quel periodo che va dalla presa del potere del fascismo e di Benito Mussolini, ufficialmente avvenuta il 29 ottobre 1922, sino alla fine del regime fascista, avvenuta formalmente il 25 luglio 1943.

Nonostante il regime avesse in Italia un fortissimo consenso, vi furono anche numerosi oppositori, contrari alle ideologie e alla politica del Duce. L’usufruire di organizzazioni paramilitari significò, per il fascismo, rendere clandestina qualsiasi forma di opposizione al regime.

Al termine della prima guerra mondiale, il movimento antifascista era costituito dai componenti delle organizzazioni operaie, dai militanti socialisti, comunisti e anarchici (la cui presenza è nettamente maggioritaria), e dai rappresentati delle organizzazioni liberali.

Ottenuto il controllo dell’apparato statale, il Partito Nazionale Fascista iniziò a usare le forze di polizia per reprimere l’antifascismo, inserito nel frattempo come reato nel codice penale di Alfredo Rocco. La repressione dell’antifascismo veniva operata da più apparati: da un lato l’OVRA e la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, corpi creati dal fascismo, dall’altro la polizia e i carabinieri. Secondo quanto affermato da Luigi Federzoni in un discorso alla camera il numero di uomini nelle forze di polizia ascese rapidamente a 100.000 uomini. La repressione dell’antifascismo raggiunse l’apice della sua ferocia durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana, in concomitanza con la durezza dell’occupazione militare tedesca.

Come dimostrano i dati dell’ Archivio Centrale di Stato  (ACS), anche in Irpinia il movimento antifascista ebbe molti seguaci tra soggetti appartenenti a diversi correnti politiche e ceti sociali.

Fig.1.: Attività nella stanza di cocreazione con dataset cocreato dagli studenti e i metadata  

Ecco una mappa relativa agli ultimi luoghi di residenza degli osservati dal regime: molti tra i nati in provincia di Avellino operarono non solo in Campania, ma anche nel Nord Italia e all’ estero (specialmente Francia, USA e America Meridionale).

Fig.2: Mappa ultimo luogo di residenza

 

Come mostra il seguente grafico a barre, gli osservati erano per la stragrande maggioranza uomini, dal momento che a quel tempo le donne non si interessavano di politica e non avevano ancora il diritto di voto.

Fig.3: Prevale il genere maschile nella  maggioranza degli osservati

I dati attestano che nel 1928 e nel 1929 si ebbe il massimo numero di nuovi osservati. Questo perché proprio in quegli anni il fascismo aveva consolidato il suo potere e poteva limitare meglio le forme di opposizione.

Fig.4: Istogramma per i nuovi osservati per anno

 

Il 1943, invece, in coincidenza con la caduta del fascismo, è l’anno col numero maggiore di fine osservazioni, sintomo del fatto che il regime stava ormai perdendo autorità sul territorio.

Fig.5: Istogramma fine osservati per anno

 

Relativamente alla Provincia avellinese, il 37% circa degli osservati era un socialista (per la precisione 189 persone, come mostra la datalet relativa al conteggio degli osservati per colore politico)

 Fig.6: Conteggio degli osservati per colore politico

 

Conteggio osservati per colore politico, partito che per ideologie più si differenzia da un movimento politico di estrema destra come il fascismo

Fig.7: Grafico a torta relativo al conteggio osservati per colore politico in Provincia

 

Visto che i socialisti erano in numero maggiore in Provincia, questa è una mappa di dove operavano.

Fig.8: Mappa socialisti in Provincia

Ecco un istogramma relativo al numero di osservati che svolgevano una certa professione. Si nota che la maggior parte degli antifascisti erano contadini: probabilmente la politica agricola di Mussolini o la ridistribuzione della ricchezza durante il regime aveva suscitato parecchio malcontento tra la parte più povera della popolazione.

Fig.9: Istogramma sulle professioni

 

Questa datalet mostra invece in che modo veniva praticamente attuata la repressione dell’antifascismo. I provvedimenti più diffusi nei confronti degli osservati erano la radiazione e l’iscrizione alla Rubrica di frontiera. Il termine “radiazione” indica la fine della sorveglianza, la chiusura definitiva del fascicolo e la sua eliminazione dal Casellario. La Rubrica di frontiera era invece un elenco di soggetti che sarebbero potuti espatriare (prevalentemente nella Confederazione Elvetica) per sfuggire alla repressione.

Fig.10: Grafico sul numero di osservati per annotazione(i)

 

Quest’ultima datalet mostra quanti soggetti venivano osservati per un certo numero di anni. Per molti di loro l’osservazione durava circa un decennio, mentre pochissimi vennero tenuti in osservazione per quasi un cinquantennio. Si trattava probabilmente di coloro che organizzarono la Resistenza italiana, ossia l’insieme dei movimenti politici e militari che in Italia dopo l’armistizio di Cassibile si opposero al nazifascismo nell’ambito della guerra di liberazione italiana. Il movimento della Resistenza fu caratterizzato in Italia dall’impegno unitario di molteplici e talora opposti orientamenti politici (comunisti, azionisti, monarchici, socialisti, democristiani, liberali, repubblicani, anarchici), in maggioranza riuniti nel Comitato di Liberazione Nazionale (CLN).

Fig. 11: Grafico sulla durata delle osservazioni

 

Il movimento antifascista ebbe in fin dei conti successo poiché portò il regime alla caduta e con il referendum del 1946 alla nascita della Repubblica Italiana. Ancora oggi nella Costituzione Italiana, in vigore dal 1° gennaio 1948 è sancito il divieto di rifondazione del Partito fascista. E’ dunque un onore sapere che anche nella Provincia di Avellino furono in molti a lottare con le armi e senza contro la dittatura e l’oppressione.

Conclusioni

L’acquisizione e l’elaborazione di queste informazioni d’archivio, reperibili presso il sito dell’ Archivio Centrale di Stato , ci ha consentito di effettuare un lavoro di sintesi sul Casellario Politico Centrale della provincia di Avellino (1894-1945). Si tratta, comunque, solo di una parte dei dati resi fruibili dall’ ACS in quanto è possibile consultarne anche altri come quelli dedicati ai Marchi di Fabbrica.

In generale le informazioni sugli osservati sono state inserite in un dataset co-creato  composto da 510 righe e 22 colonne che è stato pubblicato anche sulla piattaforma HETOR con le relative “Note al dato co-creato” e i metadati  ed è disponibile qui. Al fine di divulgare in modo più descrittivo i dati è stato realizzato un elaborato scritto arricchito da visualizzazioni grafiche (datalet), rese disponibili in anteprima nella sezione Agora del “Casellario Politico Centrale”.  Lo scopo era anche quello di  riuscire a  costruire uno studio attraverso l’aiuto indispensabile dei dati. Tutta questa attività ha dimostrato come sia possibile trasformare una lunga tabella fatta di aride informazioni e semplici numeri in un testo descrittivo; ciò ha reso i dati accessibili, divulgabili e ricchi di significato. In conclusione per completare le informazioni mancanti nel dataset si potrebbe approfondire la ricerca presso le sezioni locali dell’ ACS, specialmente quella di Avellino, dove potrebbero essere conservate le schede biografiche di gran parte degli osservati.

 

(2) Marchi di fabbrica nella provincia di Avellino

Le informazioni utilizzate per costruire il dataset sui marchi di fabbrica della provincia di Avellino depositati presso le camere di commercio italiane durante il XX secolo sono stati estrapolati con cura e attenzione dal sito ufficiale dell’ Archivio Centrale dello Stato.

I dati recuperati sono stati inseriti in una tabella (dataset) nella stanza di co-creazione dedicata, dove sono stati distribuiti, a seconda della loro tipologia, nei vari campi.

Fig.1.: Attività nella stanza di cocreazione con dataset cocreato dagli studenti ed anteprima di una datalet

Il dataset di partenza è stato implementato con l’aggiunta di alcuni campi ed è ora composto da 43 colonne e 33 righe da noi terminate durante il progetto di alternanza scuola-lavoro. Tale attività ci ha consentito di creare delle visualizzazioni grafiche (datalet) grazie alle quali è stato possibile effettuare un’analisi sulle fabbriche presenti sul territorio Avellinese in quel periodo.

Il marchio di fabbrica, in senso ampio, indica un segno che contraddistingue un oggetto per riconoscerlo e per definirne le caratteristiche. È spesso applicato ai prodotti di un’ impresa o ad una merce per tutelarla dalla legge al fine di evitare imitazioni o contraffazioni e per testare che sia conforme a particolari norme. Sul territorio irpino dal 1869 al 1980 sono sorte numerose imprese e relativi marchi di fabbrica. Come si può notare, la maggior parte di queste aziende è attiva nel secondo dopoguerra, probabilmente sulla scia del boom economico concretizzatosi di lì a poco. In generale, l’Irpinia, non era un’area a grande vocazione industriale.

Fig.2: Aziende attive nel secondo dopoguerra

 

Alcune aziende sono attive nella produzione di liquori e vini, di torrone, di prodotti per la cura della persona e di oggettistica. Come emerge dalla seguente tabella il prodotto maggiormente diffuso in territorio irpino è il liquore.

Fig. 3: Numero di aziende attive nella produzione dei liquori

 

Questa datalet mostra come i padri benedettini siano stati attivi sul territorio anche da un punto di vista commerciale, infatti essi sono i proprietari di un ingente numero di aziende nel territorio durante il periodo analizzato.

Fig. 4I  padri benedettini siano stati attivi sul territorio anche da un punto di vista commerciale

 

Negli anni in cui nacquero le fabbriche in questione le donne non erano ancora del tutto emancipate e spesso lasciavano che gli uomini si occupassero del guadagno lavorativo. A testimonianza di ciò la maggior parte dei proprietari è di sesso maschile.

Fig. 5: Solo uomini proprietari delle fabbriche

 

Sembra, inoltre, che gli opifici si concentrassero soprattutto nella città di Avellino e nella vicina Montevergine.

Fig. 6: Opifici presenti nelle città di Avellino e nella vicina Montevergine

 

La maggior parte delle fabbriche, infatti, sono situate ad Avellino, le altre in provincia ed una fa riferimento ad un’azienda forse operante a New York (U.S.A.).

Fig. 7: Dislocazione delle fabbriche con presenza rilevante in Avellino

 

La maggior parte delle fabbriche situate nel territorio irpino hanno depositato la propria richiesta nella camera di commercio di Avellino.

Fig. 8: Marchi depositati nella camera di commercio di Avellino

 

I marchi di fabbrica analizzati godono di un logo che li contraddistingue attraverso espressive immagini raffiguranti paesaggi, animali, piante e acronimi.

Anche la scelta dei colori contribuisce ad enfatizzare il logo colpendo l’occhio del cliente.

Fig.9: I colori e il logo dei marchi

Conclusioni

Molti di questi marchi irpini sono ancora presenti nel territorio e vendono i propri prodotti anche a livello nazionale.

Non sappiamo con precisione quali di queste imprese sopravvivono ancora ma possiamo citarne alcune grazie alla nostre conoscenze.

La “Ditta Ved. Cav. Angelo Mastroberardino & figli” per esempio, produce i suoi vini ancora oggi permettendo anche ai clienti stranieri di poter assaporare le risorse del territorio irpino.

Anche l’azienda dei “Padri Benedettini” continua a vendere i propri prodotti: la sua storia è nata molto tempo fa ma tuttora, anche attraverso le nuove tecnologie, può contare su una forte produzione.

Dunque, i marchi di fabbrica non sono solo un modo per far arricchire le aziende ma piuttosto un modo per tutelare il nostro patrimonio.

In generale le informazioni sulle fabbriche presenti sul territorio Avellinese  sono state inserite in un dataset co-creato  composto da 33 righe e 43 colonne, dove sono stati divisi, a seconda della loro tipologia, nei vari campi che è stato pubblicato anche sulla piattaforma HETOR con le relative “Note al dato co-creato” e i metadati  ed è disponibile qui. Al fine di divulgare in modo più descrittivo i dati è stato realizzato un elaborato scritto arricchito da visualizzazioni grafiche (datalet), rese disponibili in anteprima nella stanza: “Marchi di fabbrica, città di Avellino” della sezione Agora.

(3) Museo Irpino  (Sezione “Mefite” e “Epigrafe”)

Introduzione

La città di Avellino è il più importante centro dell’ Irpinia, zona di fondamentale interesse archeologico per la riscoperta dei costumi delle antiche popolazioni italiche. Al centro della città è situato il Museo Provinciale Irpino, all’ interno del quale sono custoditi reperti di inestimabile valore, ed è allestita anche una sala dedicata alla Mefite, divinità dalla fisionomia molto intrigante.

Nell’ antichità si credeva che il luogo di Mefite costituisse l’accesso agli Inferi e che le vittime delle esalazioni sulfuree provenienti dal laghetto ribollente a lei dedicato fossero dei sacrifici graditi alla dea. Mefite è una dea celeste e ctonia, delle acque sorgive, salutifera, mediatrice, propiziatrice delle unioni e della fecondità, con spiccati tratti erotici, legata anche alla fertilità della terra e degli animali e al mondo muliebre. Il culto della dea avveniva in un tempio, in cui il devoto si lasciava investire dalla rumorosa prepotenza dei gas e dell’acqua, davanti alla quale ogni uomo si sente impotente e senza difesa. Questo tempio fu localizzato nel 1780 ed è stato confermato da successivi scavi archeologi. Scavi effettuati nella valle d’ Ansanto hanno riportato alla luce la stipe votiva del Santuario ed espressive statuette in legno (XOANA). Pervenute quasi intatte sino ai nostri giorni, per l’azione dei gas e l’umidità del terreno, costituiscono un “unicum” tanto da destare l’interesse da parte di studiosi provenienti da ogni parte del mondo. Nell’ area del Santuario inoltre si rinvennero sepolture romane databili dall’ età tardo imperiale fino a quella giustinianea (III-IV secolo d.C.). Nella zona sono state rinvenute anche tracce di abitazioni, probabilmente usate da coloni addetti al santuario, e di un emporio. I materiali rinvenuti sono costituiti principalmente da statuette fittili, integre o in frammenti, alcune di tipo italico, altre di tradizione culturale greca (si contano ben 446 pezzi). Molto interessanti sono pure alcune sculture in legno, caratterizzate da un accentuato espressionismo del volto, di fattura sicuramente indigena, tra le quali spicca il grande Xoanon ligneo del V secolo a. C. . Le statue lignee ritrovate nella stipe votiva della Mefite sono reperti importantissimi di grande valore archeologico e sono custoditi attualmente nel Museo irpino di Avellino. Nel museo sono anche presenti alcune statuette di offerenti, nonché gioielli in oro che costituiscono il tesoro di Mefite.

Fig.1.: Attività nella stanza di cocreazione con dataset cocreato ed immagini aggiunte dagli studenti  

 

Fig.2: Linea del tempo per la datazione dei manufatti

 

Fig.3: Cronologia delle statuette nel museo irpino

 

 

Dal punto di vista  dei materiali utilizzati per gli ex voto si evince che la maggior parte sono in argilla (suddivisi in tre tipologie) e in legno.

Fig.4: Grafico a torta  relativo ai materiali delle varie statuette

 

Attività: gli oggetti votivi

Durante il lavoro di alternanza scuola – lavoro abbiamo creato un dataset ricatalogando alcuni pezzi della sala della Mefite (21 oggetti e 11 epigrafi). Avevamo come obiettivo la creazione di un modello, anche se allo stato embrionale, di una sezione  Open del “Museo Irpino” che implementasse quella esistente.

Attraverso i dati a nostra disposizione abbiamo prodotto anche alcune visualizzazioni grafiche (datalet): la linea del tempo dinamica ci permette, ad esempio, di visualizzare non solo il reperto ma anche di collocarlo cronologicamente. Abbiamo notato, pertanto, che la maggior parte dei reperti risale al V secolo a.C. e che la totalità di essi sono precedenti alla nascita di Cristo. Empiricamente si potrebbe dedurre, ma va sottolineata la limitatezza del campione, che il santuario era attivo soprattutto in epoca imperiale.

Risultati

Il dataset sui materiali è formato da 21 righe e 30 colonne quello sulle epigrafi è composto, invece, da 12 righe e 52 colonne.

Le informazioni sono state rielaborate a partire dai cataloghi presenti nel museo. L’apparato fotografico è stato realizzato dal gruppo di lavoro del Liceo Mancini di Avellino. La schedatura è stata fatta secondo la nomenclatura ICCD (Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione). A causa dell’eterogeneità degli oggetti è stato difficile per noi creare datalet efficienti in grado di comunicare maggiori informazioni rispetto al dataset di partenza.

Epigrafi

L’epigrafe è un testo esposto pubblicamente scolpito su un supporto di materiale non deperibile come marmo, pietra o metallo. I testi ci tramandano la memoria di un personaggio, di un evento storico o di un atto. Le parole possono essere incise, oppure dipinte (tituli picti) o realizzate all’ interno di un mosaico. Le epigrafi possono essere collocate in un luogo chiuso (chiesa, cappella, palazzo), all’aperto (piazza, via, cimitero) o poste su un oggetto. Le iscrizioni presenti nel museo di Avellino provengono dai alcuni siti della provincia. Interessanti quelle dell’antica Aeclanum (oggi Mirabella Eclano) che è uno dei centri sanniti più importanti dell’Irpinia.

Tra il 1970 e il 1980 lavori di scavi hanno portato alla luce numerosi ed importanti reperti.

Fig.5: Ubicazione originaria per le iscrizioni presenti nel museo

 

I Romani hanno sempre avuto gran rispetto per la morte e per tutti i rituali ad essa legati. Con il passare dei secoli le tipologie funerarie cambiarono, ma un elemento che rimase sempre fisso: la presenza di epigrafi.

 

Fig.6:  Epigrafi raggruppate per tipologia

Nella Roma antica un materiale particolarmente pregiato, e man mano che nuovi territori venivano conquistati ne iniziarono a Roma le importazioni, era il marmo. Gli alti costi dovuti al trasporto da cave spesso lontane dal luogo di impiego lo resero inizialmente un materiale di lusso, il cui utilizzo per i monumenti pubblici, o nelle epigrafi.

Fig.7:  Materiali utilizzati nelle epigrafi

La maggior parte delle epigrafi risalgono al I-II secolo d.C.

Fig.8:  Cronologia delle epigrafi

 

Visto che risalgono a più di 2000 anni fa, il tempo ha fatto si che non tutte le epigrafi restassero in buoni condizioni.

Fig.9: Stato di conservazione e tipologia iscrizioni

 

Fig.10: Un catalogo di  foto realizzato  dagli studenti per le epigrafi

Risultati

Il dataset sui materiali è formato da 21 righe e 30 colonne invece quello sulle epigrafi è composto, invece, da 12 righe e 52 colonne. I rispettivi datasets  sono stati  pubblicati anche sulla piattaforma HETOR con le relative “Note al dato co-creato”,  i metadati  e sono disponibili ai seguenti link: Museo irpino ed Museo Irpino: Epigrafi (Avellino).

Le informazioni sono state rielaborate a partire dai cataloghi presenti nel museo. L’apparato fotografico è stato realizzato dal gruppo di lavoro del Liceo Mancini di Avellino. La schedatura è stata fatta secondo la nomenclatura ICCD (Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione). A causa dell’eterogeneità degli oggetti è stato difficile per noi creare datalets efficienti in grado di comunicare maggiori informazioni rispetto al dataset di partenza.

Pina Palmieri

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