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17 nuovi prodotti tipici in Campania

Un nuovo primato per i prodotti tipici della regione Campania

Campania, patria della dieta mediterranea, della pizza, della pasta e della mozzarella, oltre che di molte altre specialità gastronomiche, alcune delle quali conosciute anche al di fuori dell’Italia. Il mondo dei prodotti tipici campani è molto più vasto di quanto immaginiamo, e non si limita ai prodotti a cui spesso lo riduciamo.

La nostra regione, infatti, vanta una delle tradizioni culinarie più antiche e più ricche dell’intero panorama gastronomico mondiale: il suo territorio, specialmente quello delle zone vulcaniche, abbonda di materie prime agricole di pregio, ponendosi al primo posto in tutta Italia per numero di prodotti certificati.

P.A.T.

Stiamo parlando dei P.A.T. (Prodotti Agroalimentari Tipici) e cioè prodotti tipici italiani che fanno riferimento al Decreto Ministeriale 8 settembre 1999 n. 350, particolarmente tradizionali e legati a un territorio e alla sua storia.

I P.A.T., dunque, sono tutti quei prodotti radicati nel territorio di produzione, consolidati e protratti nel tempo, per un periodo non inferiore ai 25 anni. Quello che li differenzia dai più famosi D.O.P o I.G.P è che non necessariamente tutta la filiera agroalimentare che si realizza è limitata ad un solo luogo. Ciò che conta è che siano realizzati con le tecniche tradizionali: dai metodi di realizzazione e creazione, ai metodi di conservazione e stagionatura.

Essi rappresentano l’Italia dei piccoli borghi e dei produttori, delle osterie, dei prodotti di nicchia. Un riconoscimento tutto italiano che vuole valorizzare le piccole realtà che ci circondano.

Sono stati, infatti, dichiarati espressione del patrimonio culturale italiano, individuando in essi una risorsa per lo sviluppo e il rilancio del comparto agroalimentare italiano.

 

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I prodotti campani

Nel panorama italiano si distingue la Campania che, con i suoi 531 prodotti tipici, si pone al primo posto in questa classifica, seguita dalla Toscana (461 P.A.T.).

Proprio di recente, infatti, è stato aggiornato l’elenco ufficiale del Mipaaft (Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo), conferendo alla Campania 17 nuove bandiere del gusto:

  • Aceto di fico bianco
  • Sidro di Pera del Matese
  • Agnello di Carmasciano
  • Marzafecatu di Castel San Lorenzo
  • ‘O per e ‘o muss
  • Caciocavallo stagionato di Grotta del Tanaro
  • Mascarpone di Bufala
  • Antica pera da sidro del Matese
  • Fagiolo zampognaro
  • Frutti di bosco di Acerno
  • Mais rosso di Baselice
  • Oliva tifatina
  • Pizzetta ‘e vino cuotto
  • Fresella beneventana
  • Pizza di San Martino
  • Sciavola di Circello
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Il primo, l’aceto di fico bianco è derivato dal prodotto D.O.P. già presente all’interno dell’elenco, il fico bianco del Cilento appunto.

Lo stesso avviene per il Sidro di Pera del Matese, derivato dell’antica pera da sidro del Matese, inserite entrambe contemporaneamente nell’elenco.

A questi frutti, si accompagnano altri prodotti della terra, come il fagiolo zampognaro, il Mais rosso di Baselice, l’Oliva tifatina e i frutti di Bosco di Acerno. Questi ultimi, in particolare, si vanno ad aggiungere agli altri prodotti boschivi tipici della zona, come la Castagna, la Fragolata e la patata di Acerno, e ai prodotti tipici della gastronomia locale come la Pasticella e i tarallini all’uovo.

Tra i nuovi prodotti tipici ci sono anche alcuni formaggi, come lo stracchino e il mascarpone di bufala, che si vanno ad aggiungere ai numerosi prodotti caseari realizzati con il latte di bufala, e il caciocavallo stagionato di Grotta del Tanagro. Si tratta di un formaggio semiduro a pasta filata, dalla forma a pera e colore paglierino, da latte vaccino crudo, chiamato così per la particolare tecnica di stagionatura, che avviene in grotta per almeno tre mesi, nei territori della Valle del Tanagro.

Prendono il nome della località in cui si producono anche l’Agnello di Carmasciano e il Marzafecatu di Castel San Lorenzo, un salume prodotto con carne tritata suina che prende il suo nome dal suo colore rosso scuro che ricorda quello del fegato (fecatu).

Tra i prodotti di carni fresche, inoltre, spicca ‘o per e ‘o muss: una preparazione ottenuta dalle parti di “scarto” e più economiche del maiale. Si tratta di una specialità gastronomica tipica delle zone di Salerno e di Napoli dove viene spesso venduto da venditori ambulanti, servito su fogli di carta oleata o in vaschette di plastica con una spruzzata di sale, pepe e limone.

Ultime, ma non meno importanti, le 4 preparazioni gastronomiche inserite all’interno dell’elenco. Quattro specialità tipiche, ognuna con le proprie caratteristiche:

  • Pizzetta ‘e vino cuotto: si tratta di una pizzetta “semidolce”, realizzata con il mosto, che si fa bollire per circa 3 ore. A questo si aggiungono le noci, le mele cotogne, la zucca e la buccia di mandarino. Una volta pronto il composto, si aggiunge la semola, mescolando fino a rendere l’impasto denso. Infine si versa nella “tavota”, un tavolo rettangolo chiuso ai lati, impregnata di semola. Quando il contenuto si raffredda completamente, si taglia in pezzi quadrati e serve. Uno dei momenti tipici in cui si realizza questa specialità, è proprio la Sagra della Pizzetta ‘e vino cuotto, organizzata a Scisciano (Na) in occasione della festa del Santo Patrono, S. Martino (11 novembre).
  • Pizza di San Martino: una focaccia di forma rotonda, schiacciata, composta da trecce di pasta avvolte a spirale, condita con alici e olio extravergine di oliva. La sua preparazione è legata anch’essa alla festa di San Martino, patrono di Fragneto l’Abate, l’11 novembre; in tale occasione viene anche degustato il vino nuovo. Viene preparata presso le famiglie locali e da un panificio in paese; il giorno della festa viene offerta da stand allocati nel centro storico.
  • Fresella beneventana: si tratta di un prodotto da forno salato, costituito da due taralli sovrapposti ed uniti. Nel passato la fresella beneventana veniva preparata solo nel periodo pasquale, sia in famiglia che dai panifici artigianali. Oggi la fresella viene preparata tutto l’anno secondo la metodologia tradizionale.
  • Sciavola di Circello: si tratta di un prodotto a base di sfoglia con ripieno di riso e formaggio, preparata anche nella versione dolce con riso e zucchero o riso e canditi. La ricetta della sciavola viene tramandata di generazione in generazione e viene consumata generalmente nel periodo pasquale.

Se questi 17 prodotti vi hanno fatto venire l’acquolina in bocca, allora non potete perdere l’elenco completo di tutti i prodotti certificati in Campania.

 

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Marianna Ambrosino

Laureata in Storia e Critica d'arte presso l'Università degli Studi di Salerno. Borsista presso ISISLab all'Università degli Studi di Salerno. Social Media Manager e gestore delle attività del Progetto Hetor. Open Data specialist.

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