I giochi della tradizione

Oggi vi parleremo di un argomento estremamente interessante che appartiene alla nostra cultura popolare, i giochi della tradizione, grazie ai dati raccolti dal Prof. Raffaele Montoro, Simona Corrado Mancino e Antonella Martina Vicidomini in occasione dell’Open Data Challenge che ha coinvolto la città di Nocera Inferiore qualche mese fa.

Prima di presentarvi e analizzare i dati raccolti, vogliamo introdurre brevemente la storia e le origini dei giochi e la loro evoluzione.

Nel linguaggio attuale, il termine gioco viene associato a vari significati. In genere, comunque, per gioco si intende una attività liberamente scelta, praticata singolarmente o in gruppo da adulti e bambini allo scopo di svagarsi e divertirsi, sviluppando ed esercitando nello stesso tempo capacità fisiche, manuali e intellettive. Infatti, il gioco è un’attività molto utile che consente di rafforzare e di affinare, in maniera piacevole, le potenzialità del corpo e della mente.

Le origini del gioco sono antichissime e, come testimoniano vari ritrovamenti archeologici, diversi passatempi ancora oggi molto popolari hanno una storia millenaria. Analizzando gli affreschi e i mosaici antichi ospitati nei vari musei del mondo è possibile notare come gran parte degli attuali strumenti di gioco abbia un’origine molto remota.

Alcuni oggetti quali palle, corde, trottole, birilli ecc. erano già utilizzati migliaia di anni fa dai nostri antenati in tutto il mondo. Anche giochi più elaborati, come gli scacchi, il backgammon e il mah‒jong sono nati molto tempo fa.

In particolare, tra i resti della città di Ur, in Mesopotamia, è stata ritrovata una scacchiera con dadi e pedine, risalente al 2500 a.C. circa. Purtroppo non è possibile ricostruire con esattezza le regole di gioco del tempo poiché, nel passato, il gioco era considerato come una attività semplicemente di svago, dunque non vi sono molte testimonianze scritte a riguardo.

Una svolta significativa nella storia del gioco si è verificata con l’avvento della rivoluzione industrial, nella metà del XVIII secolo, quando sorsero le prime aziende costruttrici di giocattoli. Prima di allora, questi oggetti erano realizzati solo a livello artigianale e in quantità limitate.

Altre notevoli innovazioni che hanno contribuito all’evoluzione del gioco possono essere considerate l’ideazione dei cruciverba nel 1913, dei giochi in scatola nel 1935 e dei videogiochi nel 1971.

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In effetti, a partire dagli inizi degli anni ’70, con la diffusione dei videogiochi,  i giochi “di una volta” sono entrati sempre più in disuso fino a diventare semplici ricordi dei nostri nonni e della loro infanzia.

Tutto allora era semplice e sereno,

la vita si godeva nel suo pieno.

Giochi senza pretese,fatti di niente

ed erano tutto istinto e ardore,

fatti solo di entusiasmo e amore.

I giochi avevano una stagione:

d’estate la strascia, a primavera

si giocava tutti con l’aquilone:

si stava all’aperto fino a sera.

Gare di corsa e salti nell’inverno:

era un moto continuo e salutare

sempre a correre e a saltare.

Gaetano Giacinto Mancusi

 

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Eppure questi giochi racchiudono degli aspetti socio-culturali estremamente rilevanti e soprattutto hanno delle caratteristiche specifiche in base al luogo in cui venivano praticati. In particolare, i dati presi in considerazione riguardano il territorio campano. Le modalità di gioco, le regole e gli stessi nomi dei giochi, infatti, variano a seconda delle località.

 

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Gli oggetti, come abbiamo già visto, sono sempre stati utilizzati per giocare, fin dall’antichità. Tuttavia, molti giochi non prevedevano l’utilizzo di uno strumento ma piuttosto la presenza di altri partecipanti.

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Infatti, proprio come accade oggi con le console e i videogiochi online, i giochi potevano essere praticati singolarmente o in team e alcuni di loro richiedevano un numero minimo di partecipanti per poter essere intrapresi. 

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Il gioco, oggi, è considerato un’attività estremamente importante per l’uomo, capace di combattere la noia e la depressione. In particolare, i giochi di una volta costituiscono la memoria dell’uomo, della sua evoluzione ed è importante conservarne traccia poiché appartengono al nostro patrimonio storico-culturale.

 

 

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