I perseguitati politici nella provincia di Caserta

Gli studenti del liceo A. Diaz di San Nicola La Strada analizzano i dati raccolti durante il loro percorso di Alternanza Scuola – Lavoro. Cosa hanno imparato sul Fascismo?

 

Vi siete mai sentiti spiati dal governo? Durante il Regno d’Italia erano tenute sotto controllo più di 600 persone, considerando esclusivamente la popolazione della provincia di Caserta. Non è la prima volta che si sente parlare di questi controlli e, durante il periodo del fascismo, erano particolarmente rigidi.

Questi ultimi erano molto importanti affinché il governo avesse ben chiara la situazione italiana e, per questo motivo, non esitarono a raccogliere dati e informazioni personali come il loro colore politico, la loro professione, luogo di nascita e di residenza.

Purtroppo, ad oggi, possiamo mostrare solo parte di questi dati, poiché il permesso di pubblicazione dagli archivi dello stato deve obbligatoriamente essere a distanza di almeno 70 anni dalla fine della persecuzione di ogni singolo individuo. Ciò nonostante contiamo centinaia di perseguitati (solo un terzo degli antifascisti) nel periodo che va dal 1922 al 1943. Queste persone, pur di esprimere il loro pensiero, non si preoccuparono di essere tenute sotto controllo dal governo fascista. Prima di tale periodo, nella seconda metà del XIX secolo, erano già attuati controlli verso coloro che avevano orientamenti contrari a quelli del Re D’Italia, ovvero gli anarchici (e non solo). La maggior parte dei perseguitati, durante il fascismo, esercitava le mansioni più umili come, ad esempio, quella di contadino o artigiano.

 

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Ciò accadeva a causa della crisi economica che, nel dopoguerra, aveva invaso tutto il territorio italiano e che vide, tra il 1919 e il 1920, la diminuzione dei salari e la chiusura forzata delle piccole e medie imprese. Iniziò così un periodo di scioperi causati dalle difficoltà economiche e volti a ottenere migliori condizioni di lavoro e salari più alti, ai quali si aggiunsero manifestazioni di contenuto apertamente politico. I vari motivi finirono dunque per fondersi tra loro creando un malcontento generale.

 

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Successivamente al periodo di scioperi, nel 1922, venne istituito un governo di coalizione, ovvero un governo che accetta la coesistenza di altri partiti di stampo fascista. Tre anni dopo, nel 1925, quest’ultimo si trasforma nel regime fascista ed iniziano le persecuzioni con le leggi fascistissime.

Gian Domenico Pisapia

I primi individui casertani sotto osservazione non ebbero vita facile: potevano accettare il nuovo regime oppure erano costretti all’esilio, al confino (Esilio in patria ma lontano dalla propria famiglia) o all’allontanamento dal proprio contesto lavorativo come ad esempio il caso dell’avvocato e docente Gian Domenico Pisapia.

Nato a Caserta nel 1915, figlio di un bancario, Gian Domenico Pisapia si laureò in giurisprudenza nel 1935. Fu costretto a rinunciare alla carriera nell’Avvocatura dello Stato perché rifiutò di prestare giuramento al Partito Nazionale Fascista.

Destino peggiore ebbero gli altri, i quali furono costretti a emigrare verso paesi stranieri dove continuarono ad essere controllati. Il periodo fascista fu il periodo di maggior emigrazione da parte del popolo italiano, la maggior parte emigrarono a causa dell’esilio forzato, altri, vedendosi alle strette per colpa delle numerose leggi, per scelta. L’obiettivo di Mussolini, prima di salire al potere, era quello di valorizzare questi emigrati, i quali venivano visti come portatori della cultura italiana ma, purtroppo, quando il fascismo si instaurò non rispettò questo proposito, però riuscirono a trascinare con loro anche i residui di quegli ideali fascisti che fortunatamente non influenzarono mai la popolazione locale.

In Campania, al contrario, la nuova generazione adottò questi ideali; uno dei tanti fu Stefano delle Chiaie, che aderì al Movimento Sociale Italiano, all’età di 14 anni, frequentato da numerosi reduci della Repubblica Sociale Italiana. Nel 1962 Delle Chiaie fondò il movimento Avanguardia Nazionale Giovanile, fortemente anticomunista e fascista, successivamente auto-scioltosi dopo numerosi arresti dei suoi militanti. Un suo concittadino fu imparentato con uno dei perseguitati presenti sul Casellario Politico Giudiziario, il suo nome è Alberto Beneduce, fratello di Ernesto Beneduce, un socialista.

 

 

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Alberto Beneduce

Alberto Beneduce nacque a Caserta nel 1877 da padre filo-socialista; suo fratello maggiore Ernesto, affiliato alla Massoneria, lo convinse ad entrare a far parte di una Loggia. Si iscrisse all’Università di Napoli nel 1900 e prese la tessera del Partito Socialista Italiano.

Si sposò a vent’anni ed ebbe cinque figli. A tre delle quattro femmine pose nomi di inequivocabile contenuto ideologico: Idea Nuova Socialista, Vittoria Proletaria e Italia Libera. Finita la guerra, nel 1919 si candidò alle elezioni politiche nelle liste del Partito Socialista Riformista Italiano nel collegio di Caserta, divenendo deputato.

Dal 1926 fu presidente della Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali, allora la più importante finanziaria privata italiana, e nel 1927 collaborò alla riforma monetaria per la stabilizzazione della lira. I critici preferiscono metterne in luce l’opportunismo politico, che gli permise di passare, senza scossoni, dalle idee socialiste al fascismo, accettando anche incarichi di primo piano.

Il suo primo referente politico, Francesco Saverio Nitti, che dai fascisti subì aggressioni e violenze personali e fu costretto all’esilio, ebbe per Beneduce “giudizi morali durissimi”, pur ricordandone sempre intelligenza ed onestà, perché non assunse mai una netta posizione contro il regime. Per un giudizio sereno è necessario tuttavia rammentare che Beneduce non appoggiò apertamente il fascismo – accettò tardi la tessera del partito – e non rinnegò le sue idee, suscitò, piuttosto, il sospetto di molti gerarchi vicini al duce che, come confermano carteggi ritrovati in vari periodi dopo la seconda guerra mondiale, ne chiesero più volte l’allontanamento. Morì a Roma, a sessantasei anni, il 26 luglio 1944.

Come testimonianza dell’importante ruolo che ebbe Alberto Beneduce per la storia della provincia di Caserta, dopo la sua morte fu inaugurata una via a suo nome “Via Alberto Beneduce“.

 

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Autori: Matteo Mavica, Giulia Iacomino, Giulia Raffone, Assunta dell’Ostia, Raffaele Sibilio, Kevin Papa

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