Via Giovanni Paolo II, Fisciano

Università degli Studi di Salerno

Scrivici a:

hetor@routetopa.eu

Titolo

Autem vel eum iriure dolor in hendrerit in vulputate velit esse molestie consequat, vel illum dolore eu feugiat nulla facilisis at vero eros et dolore feugait

Tutti gli eventi da non perdere dell’estate 2019

Un’estate ricca di eventi culturali, musicali ed enogastronomici

Quest’anno, noi del team di Hetor abbiamo deciso di proporvi i maggiori eventi estivi in Campania che uniscono tradizioni e storia ai luoghi che fanno parte del nostro patrimonio culturale.

Teatro romano di Benevento (BN)

Il teatro romano di Benevento rappresenta gran parte del patrimonio archeologico sannitico. Databile tra la fine del I e gli inizi del II secolo d.C., fu costruito dall’imperatore Adriano e venne inaugurato nel 126 e successivamente ingrandito da Caracalla tra il 200 e il 210. Il teatro sorge tra Pont’Arsa e il Duomo, nelle vicinanze del cardo maximus dell’antico impianto urbanistico romano. La pianta del teatro è semicircolare, con un diametro di 90 metri e originariamente aveva una capienza di 15.000 persone.

 

Click to load...

 

In origine era costituito da 25 arcate in tre ordini architettonici – tuscanico, ionico e corinzio – di cui oggi si conservano solo il primo e una piccola parte del secondo ordine. La cavea, dove prendevano posto gli spettatori per assistere agli spettacoli, si è ben conservata, così come le gradinate e l’edificio scenico. La presenza di tre scale che portavano ad un livello inferiore alle spalle dell’ampia scena, ha fatto presupporre l’esistenza di un altro ingresso riservato agli artisti. Il viale d’ingresso del teatro era decorato con fastosi mascheroni, probabilmente, usati dagli attori in scena che sono stati recuperati e conservati negli edifici storici della città.

Il teatro venne abbandonato in epoca longobarda e fu in parte interrato ed utilizzato come fondazione per le abitazioni. Inoltre, nel XVIII secolo su quanto restava del teatro venne costruita la Chiesa di Santa Maria della Verità.

Gli scavi del teatro e l’abbattimento delle case che vi erano state costruite sopra furono progettati a partire dal 1890, ma realizzati solo a partire dal 1923, per opera di Almerico Meomartini. Interrotti in seguito al terremoto del 1930, i lavori furono ripresi nel 1934 con l’esproprio dei fabbricati sovrastanti e il teatro riportato in luce venne consegnato nel 1938 alla Soprintendenza. I lavori continuarono dopo la seconda guerra mondiale e il monumento venne riaperto al pubblico solo nel 1957.

Il teatro presenta un’acustica eccellente ed essendo totalmente agibile, è oggi utilizzato nella sua funzione originaria, per l’intrattenimento del pubblico con manifestazioni musicali e culturali.

Ezio Bosso dirige L’Orchestra Filarmonica di Benevento – 19 luglio

Questa sera, infatti, il Teatro romano ospiterà la serata di chiusura del Festival BCT – Benevento Cinema e Televisione con l’Orchestra Filarmonica di Benevento guidata dal grande Maestro Ezio Bosso, artista di fama internazionale e potenza della musica italiana. L’evento è promosso dal Polo Museale della Campania.

 

Parco archeologico dei Campi flegrei – Acropoli di Cuma (NA)

Il Parco Archeologico dei Campi Flegrei è un Istituto del MiBAC dotato di autonomia speciale (DM 23 gennaio 2016). Il Parco comprende i principali siti e monumenti archeologici del territorio flegreo, che costituisce un contesto singolare per storia, natura e paesaggio. Qui sorge in età arcaica la prima colonia greca del Mediterraneo Occidentale, Cuma, fondata ai danni delle locali popolazioni osco-sabelliche nella seconda metà dell’VIII secolo a.C. ad opera degli Euboici-Calcidesi, precedentemente stanziatisi nell’isola di Ischia. Dell’antica Cuma sono attualmente visitabili l’acropoli e la città bassa.

 

Click to load...

 

I Greci collocarono l’acropoli della loro città su due terrazze e su un più basso sperone meridionale del Monte di Cuma. Le più antiche opere di difesa sono costituite da un muro di età sannitica, costruito in blocchi di tufo, e da una muraglia di età greca delimitante a Nord e ad Est il santuario di Apollo. Questa linea delle fortificazione dell’acropoli si raccordava poi a quella della città bassa.

Al sistema di fortificazione dell’acropoli si collega il cosiddetto Antro della Sibilla, un’imponente galleria scavata nel tufo lungo la terrazza che si affaccia sull’antica insenatura del porto, un luogo ricco di mistero e conosciuto soprattutto per le leggende che narrano le vicende della Sibilla che riceveva i suoi fedeli e predicava loro il futuro.

Sulla spianata più alta dell’acropoli sorgeva il cosiddetto Tempio di Giove, attualmente oggetto di nuove ricerche; mentre su quella inferiore sorgeva il Tempio di Apollo; questi due edifici sacri erano poi collegati tra loro da un antico asse, noto come Via Sacra, lastricato in età augustea. Ai piedi dell’acropoli si estendeva la città bassa, vero abitato di Cuma. In essa le sporadiche esplorazioni condotte nel ‘700 e nel ‘900 hanno rilevato cospicue testimonianze di edifici del periodo sannitico e romano, concentrati soprattutto nella zona del Foro con il suo portico in tufo: il Capitolium, il Tempio con portici sul lato meridionale della piazza, la Masseria del Gigante, le Terme centrali e le Terme del Foro.

Diventata nel tardo impero un castrum (rocca fortificata), l’acropoli di Cuma fu teatro nel VI secolo d.C. delle guerre tra Goti e Bizantini; quindi fu conquistata e devastata dai Saraceni nel 915 d.C., diventando da allora covo dei pirati; infine venne definitivamente distrutta nel 1207 dall’armata napoletana di Goffredo di Montefusco.

Giovanni Guidi conversazione con la Sibilla – Pozzuoli Faber Jazz – 23 luglio

Oggi, questo luogo ricco di storia e leggende, è teatro di grandi spettacoli artistici. In particolare, il 23 luglio ospiterà il musicista Giovanni Guidi che si presenta in un piano solo, in una conversazione speciale con la Sibilla. Un’occasione assolutamente suggestiva, da non perdere.

 

Parco Archeologico di Paestum (SA)

I tre templi greci di Paestum, costruiti tra VI e V secolo a.C., sono insieme a quelli di Atene ed Agrigento gli edifici templari meglio conservati dell’età classica. Sin dal ‘700 il sito ha attirato viaggiatori ed artisti come Piranesi e Goethe. Dal 1998, Paestum è patrimonio dell’UNESCO. La costruzione dei templi cominciò pochi decenni dopo la fondazione della città di Paestum, che in origine si chiamò Poseidonia, intorno al 600 a.C. Furono coloni provenienti dalla città di Sibari, in Calabria, ad insediarsi a Sud del fiume Sele, vicino agli Etruschi di Pontecagnano a Nord e ai popoli indigeni che abitavano le montagne a Est.

 

Click to load...

 

I templi sorgono nella parte centrale della città, che si estende per oltre 120 ettari ed è circondata da una cinta muraria, anch’essa tra le migliori conservate. Tra i templi era collocato il “mercato”, cioè la piazza centrale dove si tenevano le assemblee dei cittadini e si venerava la tomba del mitico fondatore di Paestum – che in realtà era vuota. Intorno ai templi e al mercato si estendevano i quartieri abitativi. I resti di case, terme e botteghe visibili oggi sul sito risalgono in gran parte all’età imperiale (I-V secolo d.C.), mentre ancora oggi molti aspetti dell’abitato greco non sono noti.

Le più antiche testimonianze dell’insediamento greco sono state rinvenute nei santuari urbani, nelle tombe individuate fuori le mura e nel santuario di Hera Argiva alla foce del Sele, a 9 km circa da Paestum. Nella seconda metà del V secolo a.C., la città venne conquistata dalle genti italiche, non-greche, definiti da alcune fonti “Lucani” e così cambiano sia la lingua che la cultura materiale e i riti funerari. Non mancano però elementi di continuità, come per esempio il permanere della funzione dei templi. Nel 273 a.C. avviene un nuovo cambiamento incisivo: a seguito dell’espansione romana, si installa a Paestum una colonia latina. Da quel momento, Paestum si annovera tra le tante città “romane” della penisola. Intorno al I secolo d.C., i quartieri abitativi probabilmente erano molto simili a quelli di Pompei ed Ercolano, conservatisi sotto i lapilli del Vesuvio.

A Paestum, le ricerche continuano nell’ottica dell’“archeologia pubblica” favorendo così il coinvolgimento dei cittadini, non solo divulgando i risultati di questi studi in modo trasparente e aperto, ma anche cercando di appassionare il pubblico con visite quotidiane ai cantieri e con l’incontro con gli archeologi. Inoltre, grande spazio anche ai giovani e alla didattica, con una serie di visite guidate, visite spettacolo, laboratori, giochi, dibattiti e itinerari a tema.

Campania by night – Guardando le stelle dei Greci – 25 luglio; 1-8-16-22-29 agosto; 5 settembre

Promosso dalla Regione Campania con il supporto di Scabec, un ciclo di aperture straordinarie serali porterà i visitatori a partecipare a visite guidate sui temi del mito e delle costellazioni, approfondendo ogni settimana un diverso mito legato al magico sito di Paestum. Durante la visita sarà possibile osservare la volta celeste al telescopio e con l’astrolabio identificare i personaggi e le creature della mitologia nelle 88 costellazioni moderne. Il percorso sarà arricchito da uno spettacolo musicale a cura del Polo dei Licei Musicali della Campania. Per il programma completo, potete visitare il sito del Parco Archeologico di Paestum.

 

Castello del Matese (CE)

Antica fortezza, il centro storico di Castello deve la sua struttura urbana alla natura di presidio difensivo; è infatti sviluppato lungo un’arteria principale di collegamento tra le due porte che si aprivano all’interno di un muraglione megalitico. Questo era dotato di cinque torri di vedetta, di cui oggi solo due ancora visibili.

L’insediamento di Castello è associato all’antica fortificazione denominata Cluvia e ricordata in occasione della seconda delle guerre sannitiche nel 313 a.C. Alcuni resti, tra cui porzioni di strada lastricata, ritrovamenti di monete romane ed un rudere, che molti studiosi associano ad un tempio, avvalorano la tesi che identifica Castello con l’antico insediamento di Cluvia, ricordato per la difficoltà con cui fu preso dai legionari romani.

 

Click to load...

 

Il centro storico di Castello del Matese è caratterizzato da un tessuto tipicamente medioevale, evidente sia nel tracciato urbanistico che nella presenza delle due torri (il Mastio e la torre piccola) lungo la parte di murazione di epoca normanna.

Intorno all’anno Mille, con la nascita della “Terra di Piedimonte” distaccatasi da Alife, prima romana e poi longobarda, nacque l’esigenza di difendere il quartiere S. Giovanni da possibili attacchi dall’alto. Pertanto sul preesistente insediamento sannita si eressero le fortificazioni che diedero anche il nome alla cittadina. Le cinque torri che dall’alto della terrazza di Castello vigilavano sulle valli circostanti rappresentavano una vera e propria roccaforte insormontabile per qualsiasi nemico, per questo Castello divenne l’ultimo baluardo e rifugio degli abitanti delle pianure circostanti.

Durante il Medioevo, e più precisamente durante l’epoca normanna, Castello fu assediato per ben due volte: nella prima (1229) la resistenza dei castellani fu premiata con l’abbandono da parte delle truppe nemiche; mentre nella seconda, la resistenza, se pur strenua ed eroica, fu vana. Nella prima delle due sortite offensive le mura di Castello diedero asilo e sicuro domicilio al ghibellino Tommaso D’Aquino, veemente perseguitato dall’esercito guelfo. Nel secondo attacco, datato 1460, le mura di Castello non bastarono a difendere il conte di Fondi Antonio Gaetani ribelle a Ferdinando I di Aragona, infatti la grandiosa e memorabile difesa schierata dai cittadini di Castello fu piegata dall’esercito reale di Ferdinando I.

Di cinque torri originarie ne restano due; la più piccola presenta una merlatura aggiunta posteriormente, mentre la torre grande rivela nelle sue fondazioni brani delle mura megalitiche preromane.

 

XXV Edizione de La Giostra – Festa Medioevale di Castello del matese – 2-3-4 agosto

La festa Medievale La Giostra, che si tiene a Castello del Matese il 2-3 e 4 agosto, ha come fulcro l’elezione della contrada reggente, al fianco del Signore del Castello, al termine di tre giorni di festeggiamenti e con l’evento clou della domenica, il palio, vi è la sfida tra le tre contrade cittadine. L’evento rievoca l’assedio dei baroni del 1460. La festa coinvolge l’intera popolazione in sfilate in costume, mercatini, banchetti, attività concertistiche e mostre d’arte. Particolarmente caratteristico è il Banchetto delle Contrade, che si svolge nelle piazzette più nascoste di Castello in cui è possibile gustare i piatti tipici della cucina castellana e matesina.

 

Castello Lancellotti di Lauro (AV)

Situato a Lauro, provincia di Avellino, il Castello Lancellotti fu edificato in posizione eminente, su una roccia rivolta a mezzogiorno denominata “primo sasso”, dove, probabilmente, vi era già stata una preesistente costruzione in epoca romana. Il primo documento che attesta l’esistenza di questo castello risale al 976, quando si parla di un certo Raimundo signore del “Castel Lauri”.

 

Click to load...

 

Si hanno notizie più certe su di esso nel 1277, quando viene incluso dalla cancelleria angioina nelle proprietà di Margherita de Toucy, cugina di Carlo I d’Angiò. Diverse le signorie che si sono succedute: i Principi del Principato di Salerno nel periodo longobardo; i Sanseverino Conti di Caserta nel periodo normanno; i del Balzo Conti di Avellino nel periodo svevo-angioino; gli Orsini Conti di Nola nel periodo aragonese; infine i Pignatelli e i Lancellotti. Proprio durante la signoria dei Lancellotti il castello venne dato alle fiamme dai repubblicani francesi e lasciato abbandonato fino al 1870 quando il principe don Filippo Massimo Lancellotti avviò i lavori di ricostruzione.

Il maniero presenta elementi in stile gotico, rinascimentale e barocco fusi insieme in un complesso armonioso: molto caratteristiche sono le torri quadrangolari e le mura su cui sono poste diverse porte di accesso, fra le quali il portale rinascimentale a bugnato. Molti gli ambienti visitabili: la Sala del Plastico, la Scuderia in cui sono esposte carrozze del XVIII e del XIX secolo insieme ad un cavallo in legno, la Sala da Pranzo con il soffitto cassettonato, la Sala d’Armi, il Salone Rosso che conserva oggetti farmaceutici di origine siriana, la Sala del Biliardo e la Biblioteca, con oltre mille opere. Particolare è il chiostrino interno segreto da cui si accede alla Cappella Privata con soffitto a capriate affrescato con scene dei prodigi di santi frati. Dalle Sale si accede al grande terrazzo panoramico, che offre una meravigliosa vista sul Vallo di Lauro.

XIV Edizione di Lumina in Castro – 23-24-25 agosto

Quest’anno, per la quattordicesima edizione, la rievocazione non sarà più solamente concentrata al Castello Lancellotti, ma si allargherà anche al Borgo Antico e a Piazza Lancellotti. In Piazza Lancellotti troveranno sede gli spettacoli medievali e la taverna, mentre lungo via Terra ci sarà uno spettacolo itinerante del Giullar Jocoso ed un’estemporanea medievale. Sul Castello Lancellotti sarà presente, invece, la tradizionale visita guidata sceneggiata in costume d’epoca, al quale si potrà accedere attraverso l’inedita riapertura della parte più imponente del maniero: il Torrione Occidentale. La manifestazione rievocativa si aprirà con il corteo storico in programma venerdì 23 agosto a partire dalle ore 18,30, animato dai personaggi nobili (e non) dell’epoca.

Inoltre, avrà luogo anche il 1° concorso di pittura estemporanea “Lumina in Castro – Le Due Torri” che si svolgerà dal 23 al 25 agosto 2019, lungo la strada di Via Terra. Il concorso prevede l’esecuzione di tre opere pittoriche (olio, tempera, acquerello, acrilico, tecniche miste su tela, cartoncino, legno o adeguato supporto), da realizzarsi in un punto qualsiasi di Via Terra di Lauro.

 

Un’estate ricca di appuntamenti alla riscoperta del nostro patrimonio, un’estate 2019 in Campania da non perdere assolutamente!

Carmela Luciano

Laureata in Lingue e Letterature Moderne presso l'Università degli Studi di Salerno. Borsista presso ISISLab all'Università degli Studi di Salerno. Social Media Manager, Open Data Specialist e gestore delle attività del Progetto Hetor.

Lascia un commento